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La "nuova normalità" delle proteste: manifestazioni rispettando il distanziamento sociale

Virus Outbreak Mideast Israel
Virus Outbreak Mideast Israel   -   Diritti d'autore  Oded Balilty/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Da piazza Rabin, a Tel Aviv, arriva la dimostrazione che è possibile far sentire la propria voce e protestare riuscendo allo stesso tempo a mantenere il distanziamento sociale di sicurezza.

Queste immagini sono state girate domenica scorsa quando 2mila persone si sono date appuntamento per gridare la propria opposizione al Primo Ministro Netanyahu, che ha appena firmato un accordo per un governo a rotazione di emergenza nazionale con il rivale Benny Gantz.

Proprio contro questa alleanza - visti i procedimenti giudiziari in corso nei confronti di Netanyahu, incriminato per corruzione - si sono scagliati i manifestanti del gruppo "Bandiera Nera". Non solo: netto no anche alle misure di contenimento del coronavirus previste dall'esecutivo di "Bibi", ritenute anti-democratiche.

La dimostrazione si è tenuta con le stesse modalità di alcuni giorni fa in un altra piazza di Tel Aviv: tutti con le mascherine in faccia, seguendo le disposizioni delle autorità sanitarie, e una X tracciata sull'asfalto per delineare il punto in cui ciascuno doveva restare.

Gli organizzatori hanno dovuto pagare di tasca propria per poter garantire una mascherina a tutti, scrive Haaretz.

tamar.kadish via EBU

In Polonia una scena simile si è vista settimana scorsa quando il Parlamento ha cominciato a dibattere la riforma della legislazione sull'aborto. Un po' perché costretto dall'agenda parlamentare, un po' - dicono i critici - per approfittare dell'impossibilità di formare cortei di protesta.

Le attiviste contrarie a norme più restrittive sull'interruzione di gravidanza - in un Paese dove i dettami sono già più stringenti che altrove in Europa - hanno fatto di necessità virtù e si sono messe in fila, a Poznan come in altre città, rispettando il distanziamento sociale. Non sono mancate le rumorose proteste provenienti dalle automobili ma anche quelle virtuali, tramite video inviati ai comitati centrali di coordinamento.

Quattro manifestanti sono stati multati e sei dovranno comparire in tribunale dopo il blocco di una rotatoria a Varsavia da parte di automobilisti e ciclisti lo scorso 14 aprile.

I manifestanti sembrano averla avuta vinta anche questa volta (dopo il successo del 2016): la decisione finale sul divieto quasi totale dell'aborto, e sulla criminalizzazione dell'educazione sessuale nelle scuole (altro aspetto controverso della proposta di legge) è stata posticipata.

Giovedì 16 aprile, i legislatori polacchi hanno votato 375-68 per re-inviare il disegno di legge a due comitati per ulteriori discussioni. Il processo di approvazione ora potrebbe richiedere mesi o addirittura anni.

Nel frattempo, giunge notizia che, in alcuni Stati americani, Facebook ha messo al bando la promozione di tutte le manifestazioni contro le norme di quarantena volute dalle autorità.

Episodi di protesta - dovuti certamente all'esasperazione e alla crisi economico-sociale, effetto indesiderato delle misure di contenimento - si stanno registrando in diversi Paesi, tra cui Italia, Francia e USA.

Da Denver arriva questa fotografia in cui si vedono due persone, vestite da operatori sanitari, bloccare un corteo di auto di manifestanti arrabbiati per le misure di lockdown imposte in città.

L'uomo e la donna, che indossavano camici e maschere N95, si sono piazzati al centro di un incrocio per impedire la sfilata e sono stati successivamente "spostati" dalla polizia. Foto e video condivisi online mostrano i manifestanti urlare furiosi contro l'uomo e la donna.

Chase Woodruff via EBU Social Newswire

Ma negli States non si protesta solamente contro le misure restrittive alla libera circolazione. In Wisconsin, per esempio, il 7 aprile scorso è partita una "drive-by caravan" per chiedere al Dipartimento della Salute dello stato di ritardare le primarie - sempre a causa del coronavirus.

La nuova "normalità" delle proteste - impostaci dal coronavirus - è ormai questa. Slogan, megafoni e rivendicazioni... ma rigorosamente lontani, almeno a due metri l'uno dall'altro.