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Coronavirus nemico delle politiche ambientaliste?

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Coronavirus nemico delle politiche ambientaliste?
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Far fronte alla crisi economica senza rinunciare alla conversione ecologica potrebbe essere molto complicato.

La Commissione europea teme che il coronavirus possa spazzare la sua punta di diamante: il new green deal, ovvero il pacchetto normativo che punta ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. In un simile periodo si potrebbe essere tentati di lasciar perdere la lotta ai cambiamenti climatici. Ma l'Unione europea prova a rilanciare.

In un tweet, il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ricorda ancora una volta che il new Green Deal resta la stella polare del lavoro istituzionale.

Sulla stessa linea il Parlamento europeo che vuole agganciare la ripresa economica alla questione del clima. Finanziando progetti lungimiranti.

"La crisi climatica non è scomparsa con il covid-19 - ricorda Pascal Canfin eurodeputato liberale francese - . Sarebbe uno spreco non cogliere questo momento drammatico per metterci sulla giusta strada. Dobbiamo rilanciare l'economia e l'occupazione europea partendo dall'industria sostenibile. Per farlo dobbiamo sostenere principalmente i settori strategici volti a neutralizzare il nostro impatto ambientale. "

Canfin stima che per la ripresa ci vorranno almeno 300 miliardi di euro di investimenti pubblici nei prossimi due anni. L'industria dell'auto vuole mantenere i suoi impegni per tagliare le emissioni, ma per ora la priorità è sopravvive.

"Se il settore automobilistico europeo non sopravviverà a questa a crisi, credo che per l'ambiente non ci siano buone notizie - osserva Eric Mark Huitema, direttore dell'Associazione europea dei costruttori automobilistici ACEA - . Perché potremmo assistere ad un afflusso nelle nostre strade di macchine provenienti da Cina, Stati Uniti e Asia che sono più inquinanti di quelle europee. Abbiamo davvero tutte le migliori intenzioni di lavorare con la Commissione europea per il bene della nostra l'industria automobilistica".

Il budget europeo dei prossimi sette anni

Per rilanciare l'economia europea, secondo le stime che includono anche gli investimenti privati, ci vorrebbero dai 500 ai 1.000 miliardi di euro. Lo sblocco di queste ingenti somme potrebbe essere discusso già a partire dal summit europeo di giovedì prossimo. Anche se tra i 27 capi di stato e di governo non c'è ancora un accordo. Molti stati del Nord Europa infatti non vogliono aumentare il proprio contributo al budget europeo. .

"I leader europei dovrebbero concordare su un budget pluriannuale generoso e ambizioso e lasciar perdere i rigidi principi dell'austerità – esorta Ronan Palmer, del centro di ricerca sul clima E3G -. Questo è il momento di vedere dove l'Europa, nel suo insieme, ha intenzione di investire i suoi soldi, è il momento di dettare la linea degli investimenti presenti e futuri. Questo non è certo il tempo di essere parsimoniosi con gli investimenti pubblici nei settori strategici come quelli legati all'ambiente".