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Il coronavirus cancella anche l'Oktoberfest. Artisti tedeschi: "Siamo con le spalle al muro"

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Il coronavirus cancella anche l'Oktoberfest. Artisti tedeschi: "Siamo con le spalle al muro"
Diritti d'autore  AP Photo/Matthias Schrader
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Le limitazioni imposte dalla pandemia fanno altre vittime eccellenti. L'edizione 2020 della tradizionale Oktoberfest, che ogni autunno in Baviera richiama a milioni gli appassionati bevitori di birra, non vedrà la luce. Le prescrizioni da osservare sarebbero state tante, troppe da rendere impossibile lo svolgimento della kermesse, che per i bavaresi è tanto motivo d'orgoglio quanto risorsa economica locale.

"Abbiamo concordato sul fatto che il rischio sarebbe stato troppo alto", dichiara il Presidente bavarese Markus Söder. "La decisione della amministrazione di Monaco ha il sostegno di tutti. Quest'anno non faremo l'Oktoberfest, è qualcosa di triste, ma è come altre cose accadute quest'anno, qualcosa di non ordinario. Così quest'anno putroppo non avremo il nostro festival".

Operatori dello spettacolo: "Siamo con le spalle al muro"

Così come l'Oktoberfest, molti altri grandi eventi rischiano di saltare quest'anno e migliaia di operatori dello spettacolo temono per la propria esistenza. E chiedono un aiuto. In tempi rapidi.

"Siamo con le spalle al muro", dichiara Albert Ritter, presidente dell'Associazione tedesca degli artisti (DSB), in un'intervista a Euronews. Aveva sperato nell'Oktoberfest fino alla fine, soprattutto considerando che i grandi eventi sono proibiti in Germania solo fino al 31 agosto. "È terribile quando la triste notizia ti colpisce".

Il Theresienwiese (sede dell'Oktoberfest) attira ogni anno circa sei milioni di visitatori. Bevono oltre sette milioni di litri di birra e spendono una media di 75 euro ciascuno. Si tratta di un business enorme, del valore complessivo di 1,3 miliardi di euro, secondo le stime della città. Questi soldi non mancheranno solo nelle tasche di artisti e operatori dello spettacolo, ma anche di tassisti e proprietari di hotel. Senza dimenticare i fornitori: panettieri, macellai, birrerie, oltre a vigili del fuoco, servizi di sicurezza, musicisti e molti altri.

"Gli esperti economici dicono che una piccola o media impresa dovrebbe avere delle riserve per almeno tre mesi, in modo che possa sopravvivere in un periodo di stasi", prosegue Ritter. "Siamo già al quarto mese senza entrate in contanti. Con il passare delle settimane è sempre più drammatico". Sì perché gli ultimi incassi sono arrivati con le fiere dello scorso autunno e qualcuno durante i mercatini di Natale. Da allora, però, ruote panoramiche, montagne russe e zucchero filato, sono andati "in letargo". E in gioco, c'è molto: in totale ci sono 5.000 aziende fieristiche in Germania, con circa 55.000 dipendenti.

Aiuti "reali", non prestiti

Nonostante tutto ciò, la decisione delle autorità è più che comprensibile. Ritter è un nonno e la salute pubblica è un bene importante, come ci spiega: "La sicurezza dei visitatori fa parte del nostro pane quotidiano per noi uomini dello spettacolo". La DSB chiede ora allo Stato un pacchetto di salvataggio, "che significa aiuti reali, non prestiti". Perché prestiti vanno rimborsati ed è solo un rinvio", ha continuato Ritter.