Coronavirus: risposta globale ma in ordine sparso

Coronavirus: risposta globale ma in ordine sparso
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Di Euronews
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L'Europa fronteggia la pandemia ma senza una linea comune: dalla serrata in Italia alla piogggia di risorse nel Regno Unito, le risposte all'aggressione del virus

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Tre settimane per capire: sono volate via in un vortice di numeri, che sono poi persone risultate positive al coronavirus in Italia: dalle 3iniziali alle oltre 12.000 attuali. Una situazione inedita, che ha imposto misure di prevenzione eccezionali, prima nel nord del Paese, poi a livello nazionale. La serrata adesso è generale per disposizione del governo.

Il premier, Giuseppe Conte, ha invitato gli italiani a rispettare le misure di contenimento: "Ora stiamo anche chiudendo tutte le attività commerciali, ad eccezione di negozi di alimentari, farmacie e parafarmacie. Non c'è bisogno - ha precisato - di correre a comprare cibo nei supermercati".

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha spiegato che, con le opportune cautele "tutti i paesi possono ancora cambiare il corso di questa pandemia."
La risposta del Regno Unito, che si prepara a una curva epidemica crescente, è stata quella di annunciare risorse cospicue per il servizio sanitario pubblico. Il Cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, ha promesso la massima attenzione: "Che si tratti di ricerca per il vaccino - ha detto - o di reclutamento di migliaia di persone a sostegno dei nostri medici e infermieri, che si tratti di milioni di sterline, qualsiasi sia il costo lo sosterremo ".

La ricerca di un vaccino viene condotta globalmente. La Svezia, che è in prima linea, mercoledì ha registrato la sua prima morte per coronavirus, insieme a Bulgaria, Grecia e Repubblica d'Irlanda: si tratta di una paziente anziana in terapia intensiva ed è il primo decesso per tutta la regione baltica.

Nel frattempo, l'Ucraina è diventata l'ultima a chiudere le scuole e a vietare gli eventi pubblici di massa. Finora è stato registrato un solo caso, ma c'è una diffusa preoccupazione nel Paese: molti ucraini lavorano infatti nelle nazioni europee colpite dal virus.

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