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"Prima gli indù": 5 domande per capire cosa sta succedendo in India

"Prima gli indù": 5 domande per capire cosa sta succedendo in India
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Nelle ultime tre settimane in India ci sono state diverse manifestazioni, spesso sfociate in scontri con la polizia, contro il controverso Citizenship Amendment Act (CAA). Si tratta della legge promossa dal governo nazionalista indù, in primo luogo dal Partito del Popolo Indiano (BJP) del primo ministro Narendra Modi, che facilita la concessione della cittadinanza indiana ai rifugiati provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan. A condizione che non siano musulmani.

Perché questa legge propria ora?

Il CAA stabilisce che a indù, sikh, buddisti, jaina, parsi e cristiani in fuga dalle persecuzioni in Afghanistan, Bangladesh e Pakistan - tre Paesi a maggioranza musulmana - può essere concessa la cittadinanza indiana. Si tratta di un emendamento alla legge sulla cittadinanza del 1955 che vietava ai migranti illegali di richiederla.

"Questa legge è in linea con la tradizione secolare dell'India di assimilazione e rispetto dei valori umanitari", aveva scritto su Twitter il premier Narendra Modi il 9 dicembre, data del voto nel Lok Sabha, la camera bassa dell'India. Due giorni dopo, in occasione della votazione finale al Rajya Sabha, la camera alta del parlamento, il primo ministro aveva aggiunto che la legge "allevierà le sofferenze delle tante persone perseguitate da anni".

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Il primo ministro indiano Narendra ModiAP Photo

Per i nazionalisti indù al potere l'approvazione della legge rappresenta la vittoria di una battaglia che andava avanti da diversi anni. Il governo Modi non era riuscito ad approvarla durante il suo primo mandato poiché il BJP e i suoi alleati non avevano la maggioranza nella camera alta. Uno scenario cambiato dopo la vittoria schiacciante alle elezioni aprile-maggio che ha spianato la strada alla coalizione del premier.

La legge discrimina i musulmani indiani?

Oggi in India ci sono quasi 195 milioni di musulmani, una minoranza religiosa che rappresenta il 15% della popolazione totale: è il secondo Paese con il maggior numero di musulmani al mondo dopo l'Indonesia. Tuttavia la maggioranza parlamentare e il governo nazionalista e indù di destra negano di volerli prendere di mira. "Questo testo non ha nulla a che vedere con i musulmani di questo Paese. I musulmani potranno continuare a vivere in questo Paese con dignità", ha detto il ministro degli Interni Amit Shah. "Questo è un testo che concede dei diritti, non un testo che li toglie".

Eppure da più parti sono arrivate accuse di incostituzionalità. Stando all'articolo 14 della Costituzione indiana, che garantisce l'uguaglianza davanti alla legge per tutte le persone sul territorio nazionale, i rifugiati musulmani dovrebbero essere trattati come gli altri e avere accesso alle misure previste dalla legge.

Ufficialmente i musulmani sono esclusi da questa legge perché, secondo le autorità indiane, un musulmano non può subire persecuzioni religiose nei Paesi interessati (Afghanistan, Bangladesh, Pakistan), essendo questi Paesi a maggioranza musulmana. Questa decisione esclude però le minoranze sciite e ahmadi, due rami dell'Islam perseguitati in Pakistan. La legge non prevede nemmeno l'accesso alla cittadinanza per i rifugiati musulmani rohingya provenienti dal vicino Myanmar.

Inoltre, parallelamente al passaggio della legge, il governo sta anche considerando la creazione di un Registro nazionale dei cittadini (NRC) a livello nazionale che alimenterebbe ulteriori tensioni. Lo scopo di questo censimento nazionale è quello di identificare le persone senza documenti.

Un timore condiviso da molti è che il CAA e la NRC finiscano per creare molti apolidi tra le popolazioni tribali più povere e tra i rifugiati musulmani senza documenti. La sperimentazione di un tale registro ha già avuto luogo nello stato nordorientale dell'Assam. Ha individuato 1.900.000 persone che devono ora rivolgersi a tribunali speciali per sapere se sono riconosciuti come stranieri e, in caso affermativo, se devono essere espulsi.

La legge di modifica della cittadinanza è una legge ideologica?

Gli esperti sono preoccupati per il precedente stabilito dalla legge. Tra questi c'è Niraja Gopal Jayal, professoressa di scienze politiche all'Università Jawaharlal Nehru di Delhi. "È l'introduzione del principio stesso della discriminazione religiosa a essere motivo di preoccupazione - spiega la politologa -. Una volta accettato questo principio, cioè che la legge permette la discriminazione sulla base della religione, potrebbe non essere possibile limitare o contenere l'applicazione futura di questo tipo di discriminazione in altri settori". I timori che il governo nazionalista indù conduca l'India verso un drastico cambiamento della società sono quindi molto reali.

Per Sanjay Hedge, avvocato della Corte Suprema e critico del governo, la costituzione indiana è in pericolo. Contattato da Euronews, ha spiegato che "molti pensano che la massiccia maggioranza parlamentare stia svuotando la costituzione" di elementi come la laicità e la conseguente separazione tra Stato e religione.

Secondo Hedge il BJP "segue un'ideologia di esclusione basata sul motto 'prima gli indù', un progetto politico nazionalista concepito all'inizio del XX secolo da Vinayak Damodar Savarkar".

Questa dottrina è riassunta da Guillaume Gandelin, ricercatore del Laboratoire d'études prospectives et d'analyses cartographiques (LEPAC): "L'India apparteneva agli indù, un popolo la cui unità è stata forgiata da millenni di convivenza, condividendo la stessa patria, terra sacra, culla della loro nazione e razza. Qualsiasi indiano poteva quindi considerarsi un indù, purché non guardasse più a Roma o alla Mecca. Per coloro che non accettavano questi assiomi, non restava che tornare all'ovile indù e quindi convertirisi, o accettare il suo status di cittadino di seconda classe, vivendo sotto la tutela e il patrocinio della maggioranza, che impongono le loro leggi e la loro visione della nazione.

Hedge è più diretto: "L'ossessione del BJP è di fare dell'India l'unico Paese a cui gli indù di tutto il mondo possano rivolgersi, rappresentando quindi ciò che Israele rappresenta per gli ebrei".

Chi sta manifestando?

L'opposizione parlamentare è stata finora praticamente assente. La maggior parte dei principali partiti politici, spiega Sanjay Hegde, si è tenuta a distanza dalle manifestazioni "almeno a livello istituzionale, anche se importanti membri di questi partiti hanno manifestato". Più piccoli ma presenti "anche i partiti di sinistra e regionali".

Per l'avvocato, che ha parlato pubblicamente ai raduni contro il CAA, "il movimento è principalmente decentralizzato e senza un leader". Ha le sue radici nelle università, alcune delle quali sono state teatro di violenze da parte della polizia, e nei quartieri e nelle zone con una grande presenza musulmana. Per Hegde "ci sono i giovani dietro queste manifestazioni".

AP Photo/Altaf Qadri
Un gruppo di studenti alla manifestazione che si è svolta il 3 gennaio a Nuova DelhiAP Photo/Altaf Qadri

Manifestazioni che in molte famiglie stanno causando uno scontro generazionale tra i giovani in prima linea nella mobilitazione e i loro genitori conservatori. Priya, una studentessa ventenne di Nuova Delhi, si rifiuta di dare il suo vero nome per paura che suo padre, un devoto indù, possa identificarla. "Odia i musulmani - confessa ad AFP - gli dà la colpa di ogni opportunità che ha perso nella vita. Ho provato tante volte a parlargli. Ma ogni conversazione che facciamo finisce con lui che minaccia di farmi lasciarel'università per sposare qualcuno".

Indù, dalit, zoroastriani e membri di altre comunità sono scesi in strada. "C'è un fondamento laico nella nostra costituzione. C'è un elemento di multiculturalismo, di pluralismo, che è al centro dei valori del nostro Paese e che ci differenzia dagli altri", ha detto ad AFP un parsi di 32 anni. "La nuova legge minaccia tutto questo come mai prima d'ora. Si spinge troppo oltre".

Alle manifestazioni hanno partecipato anche i meno giovani. "Voglio proteggere la mia costituzione. Voglio mostrare la mia solidarietà alla comunità musulmana. Vogliamo dire loro 'siamo con voi fino all'ultima goccia del nostro sangue'", ha detto Promila Chaturvedi, 79 anni, donna indù dell'alta borghesia per cui la mobilitazione è un ricordo della lotta per l'indipendenza dell'India. "Può essere paragonata alla nostra lotta per la libertà, ma è ancora più importante perché gli inglesi erano stranieri, mentre noi protestiamo contro gente del nostro popolo. Non possiamo tollerare questo comportamento".

Ci sono state manifestazioni contro l'approvazione della legge anche negli stati del nord-est indiano, compreso l'Assam. I suoi abitanti temono un afflusso di rifugiati indù dal vicino Bangladesh. "La legge è una minaccia diretta alla nostra cultura, al nostro stile di vita e alla nostra patria", ha detto a AFP Samujjjal Battacharya, membro dell'All Assam Students Union. "Non accetteremo un solo immigrato. L'Assam ha già ricevuto abbastanza immigrati in passato".

Nel frattempo, due occidentali, uno studente tedesco a Chennai e un turista norvegese di 71 anni, sono stati avvisati dalla polizia di lasciare l'India dopo aver partecipato alle proteste contro la legge e aver pubblicato delle foto sui social network.

Quanto è violenta la repressione della polizia?

Dall'inizio della mobilitazione ci sono stati scontri violenti tra polizia e manifestanti. Al momento della pubblicazione di questo articolo almeno 27 persone sono morte, la maggior parte per ferite d'arma da fuoco. Altre centinaia di pesone sono rimaste ferite negli scontri con gli agenti della polizia antisommossa dotati di 'lathi', una specie di manganello di bambù o plastica eredità dall'era coloniale.

Originariamente "usato come mezzo di controllo della folla, il lathi è diventato un'arma mortale", ha detto V. Suresh, segretario generale dell'Unione popolare per le libertà civili (PUCL), un gruppo per i diritti umani. "Ormai viene usato liberamente, tanto che ci siamo abituati. È considerata normale, ma è un'arma orribile", ha detto Suresh, aggiungendo che "non c'è nulla che ne giustifichi l'uso".

Le immagini e i video diffusi da media e social network che mostrano l'uso indiscriminato del lathi da parte degli agenti hanno scioccato la popolazione e sono diventate il simbolo dell'applicazione della legge da parte del governo. Questi manganelli non sono utilizzati esclusivamente dalle forze dell'ordine. Il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS, National Volunteer Corps), un movimento ultra-nazionalista indù con metodi paramilitari, vicino al primo ministro indiano Narendra Modi, li usa durante le sue esercitazioni.

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A Nuova Delhi le forze dell'ordine arrestano uno studente che tiene in mano una copia della costituzione indianaAP Photo/Manish Swarup

"Ventisette morti in queste manifestazioni non sono un numero molto elevato rispetto ad altri eventi recenti - ha detto Hegde - Le violenze nel Gujarat tra indù e musulmani nel 2002 causarono quasi 2.000 morti". Narendra Modi, all'epoca nel governo centrale dello stato del Gujarat, fu poi accusato di alimentare le tensioni.

Ma l'avvocato vede una differenza fondamentale tra le due situazioni. Nel 2002 "le vittime erano furono una conseguenza degli scontri tra le varie fazioni, mentre oggi è la polizia ad uccidere". La maggior parte delle vittime si è avuta nello stato dell'Uttar Pradesh, il più popoloso del paese e guidato dai nazionalisti indù.

Anche se le violenze finora non sono state gravi come in passato, la polizia ha comunque gettato benzina sul fuoco prendendo di mira le università. "Quando hanno visto le biblioteche delle università istituite dai musulmani (come la Jamia Millia Islamia Public University di Delhi, o l'Università musulmana di Aligarh) attaccate dalla polizia - sottolinea Hedge - molti studenti si sono uniti al movimento in segno di solidarietà". L'intervento della polizia ha rappresentato un "punto di svolta per molti giovani laureati indiani che si trovano ad affrontare un'economia in rallentamento e un futuro incerto".

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