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Mini zona Schengen per i Balcani occidentali (ma non per tutti)

Mini zona Schengen per i Balcani occidentali (ma non per tutti)
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Al vertice di Ocrida, in Macedonia del Nord, i leader dei Paesi balcanici occidentali presenti hanno mandato un chiaro messaggio: entrare a far parte dell'Unione europea resta una priorità. Dopo due giorni di incontri, i leader di Albania, Serbia e Macedonia del Nord hanno trovato un accordo su una serie di azioni congiunte da implementare in tempi rapidi, per creare stabilità e prosperità e costruire così i "Balcani del XXI secolo".

Il piano d'azione prevede il funzionamento 24 ore su 24 delle nostre frontiere. Consente la libera circolazione con un documento d'identità per i cittadini di tutta la regione. E ci saranno corsie prioritarie per i camion che attraverseranno le nostre frontiere
Zoran Zaev
Premier della Macedonia del Nord

Le misure concordate dai tre Paesi

Verrà quindi istituita una sorta di "mini area Schengen", che dovrebbe concretizzarsi già nei prossimi mesi. Sarà possibile:

  • Viaggiare nei tre Paesi con la sola carta di identità e senza l'obbligo di passaporto o visto al passaggio delle frontiere
  • Verranno rilasciati permessi di lavoro comuni e riconosciuti diplomi e titoli di studio degli altri Paesi aderenti
  • Verranno facilitati e velocizzati i controlli doganali alle frontiere, riducendo la documentazione da presentare (oggi i camion attendono anche oltre dieci ore)
  • Verrà rafforzata la collaborazione transfrontaliera nella lotta al crimine organizzato e al terrorismo

Il "no" (per ora) di Bosnia Erzegovina e Montenegro

L'obiettivo è quello di favorire la creazione di uno spazio economico comune, facilitando così gli scambi e i movimenti di persone e l'afflusso di capitali e investimenti. A questa iniziativa, però, altri hanno detto ''no''. Come il premier bosniaco, Denis Zvizdic, e il ministro dell'Economia del Montenegro, Dragica Sekulic: "Dobbiamo aspettare. Dobbiamo valutare se questo possa essere un valore aggiunto o solo una perdita di energie", ha spiegato ai microfoni di euronews.

REUTERS/Ognen Teofilovski
Il presidente serbo Aleksandar Vucic, il premier della Macedonia del Nord Zoran Zaev, e il premier albanese Edi RamaREUTERS/Ognen Teofilovski

Albania: "Speriamo che il Kosovo parteciperà al possimo summit"

Al summit non ha partecipato il Kosovo, il cui presidente considera questa iniziativa come un'alternativa all'adesione all'Unione europea. In un'intervista rilasciata ai nostri microfoni, il premier albanese, Edi Rama, si è detto speranzoso che le autorità kosovare partecipino al prossimo incontro: "Mi auguro vivamente e credo che una volta formato il nuovo governo e una volta che le istituzioni saranno a pieno regime, verranno a Durazzo e potremo continuare a lavorare tutti insieme".

In attesa della fumata bianca Ue, vertice a Durazzo a dicembre

Il prossimo vertice tra i Paesi dei Balcani occidentali si terrà nella città albanese, il 21 dicembre. Nel frattempo, si aspettano un segnale positivo da parte di Bruxelles, in merito alle loro prospettive di adesione, in gran parte oscurate dopo l'ultima sessione del Consiglio europeo, dalla quale non è arrivato il via libera atteso per l'avvio dei colloqui di adesione con la Macedonia del Nord e l'Albania. Lo stop arrivò deciso dalla Francia, da sempre contraria all'avvio dei negoziati.

Ai tempi reagirono duramente alla mancata risoluzione il premier italiano Giuseppe Conte, il presidente uscente del Consiglio europeo, Donald Tusk e il presidente uscente della Commissione. "Si tratta di un errore storico, sono molto deluso dal nostro dibattito sull'allargamento", aveva dichiarato Jean Claude Juncker. "L'Unione dovrebbe mantenere le sue promesse".

Dal giugno 2018, la decisione sull'apertura delle trattative nell'Ue per i due Paesi balcanici è stata rinviata già due volte, nonostante le raccomandazioni positive di Bruxelles.

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