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La garante europea dei cittadini: "L'Europa sia più vicina alla gente"

La garante europea dei cittadini: "L'Europa sia più vicina alla gente"
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Emily O'Riley è un'ex giornalista e dal 2013 è l'ombudsman, il Difensore civico per l'Unione europea. Al momento è in lizza per un secondo mandato, e ci ha concesso un'intervista, raggiungendoci direttamente dal suo ufficio di Bruxelles.

Questa intervista può essere considerata un atto di trasparenza, dal momento che rientra nell'esercizio della democrazia europea. Lei che voto darebbe da 1 a 10 alla democrazia e alla trasparenza nell'Unione europea?

"Dipende di chi o di quale istituzione stiamo parlando. Le istituzioni sono state costrette, a causa delle varie crisi degli ultimi anni e di una maggiore consapevolezza di ciò che accade a Bruxelles, a diventare più trasparenti. E penso sia interessante come a uno dei commissari designati, il commissario Jourova, sia stato assegnato il portafoglio relativo ai "Valori e alla trasparenza"; dunque il tema della trasparenza è decisamente finita al centro della scena".

"Il punto - prosegue O Reilly - è che quando si lavora a Bruxelles e si vede come funzionano le istituzioni, si capisce anche quanto queste siano democratiche. Ma visti da fuori, il linguaggio e la natura multiculturale delle istituzioni di Bruxelles possono essere quasi incomprensibili per molti.

E credo che spesso la gente non capisca come funzionano le cose e questo lasci un vuoto; un vuoto che può essere rapidamente riempito con fatti falsi e propaganda, il che crea una caricatura dell'Unione europea che può essere pericolosa.

REUTERS/Francois Lenoir
Maggio 2018, Emily O' Reilly durante una conferenza a BruxellesREUTERS/Francois Lenoir

Lei ha parlato di come il Consiglio europeo sia stato un eterno apprendista quando si è trattato di trasparenza e apertura e molti considerano la nomina di Ursula von der Leyen come un esempio perfetto di ciò, dal momento che per la maggior parte dei cittadini europei questo processo non è stato affatto trasparente.

"Si', mi pare ci sia stato del disagio a riguardo, ma questa è materia politica, quindi la lascio da parte. Ma ricordo ad esempio come qualche anno fa una commissione del Parlamento britannico venne a parlarmi perché stavo facendo un'indagine su come le leggi venissero discusse in Europa. E ricordo che il presidente della commissione mi disse: 'mandiamo i nostri ministri a Bruxelles, ma non abbiamo idea di cosa facciano, né di cosa discutano o di quello che decidano. E io risposi; 'bene, perché non glielo chiedete allora', perché la responsabilità è di Westminster o magari di Dublino, ma non di Bruxelles. Quando si parla di Unione europea si dimentica che in realtà non c'è solo Bruxelles in ballo. Bruxelles è anche Dublino, Londra, Bratislava, Parigi, Praga e tutte le altre capitali europee. Quindi può essere ingiusto dire che Bruxelles non è democratica, o che non comunica. E in realtà l'Unione Europa è fatta dagli stati membri. E penso che non sempre lavorino per comunicare cosa sia davvero l'Unione o come questa coinvolga i cittadini".

Se guardiamo al recente processo di nomina di alcuni dei commissari, vediamo tutta una serie di conflitti di interesse che riguardano i candidati della Commissione. Ha l'impressione che si tratti di un processo che funziona o in cui alcune di queste persone possono spingersi fino a uno stadio avanzato nonostante conflitti di interesse così evidenti?

"E' una questione interessante e credo che uno degli esempi di più alto profilo di cui, personalmente, mi sarei occupata riguarderebbe l'ex presidente incaricato, Ebbene, l'ex presidente della Commissione, Barroso ha deciso di assumere una posizione con la Goldman Sachs Bank, che è una banca piuttosto controversa come sapete. E il popolo si è reso conto di questo conflitto chiedendosi se fosse opportuno che qualcuno che aveva ricoperto quella posizione dovesse assumere un incarico in una banca che era stata così coinvolta nella crisi finanziaria su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Ma la cosa interessante è che simili questioni di trasparenza ed etica stanno arrivando al centro dell'attenzione e lo vediamo nelle audizioni e anche nella proposta che il futuro presidente della commissione, Ursula Von der Leyen ha presentato, che è quella di avere un organismo indipendente che si occupi di etica.

E in fondo credo che parte del lavoro che ho fatto, ma anche del lavoro che il parlamento e i media hanno fatto abbia creato una sorta di coalizione in cui le istituzioni sono costrette a prendere molto più seriamente simili questioni".

Ha parlato del tentativo di aprire l'Unione europea ai cittadini comuni. Cosa vorrebbe dire in proposito?

"Trovo sempre strano sentir parlare di cittadini comuni: chi sono esattamente? Le persone che vengono da noi sono cittadini comuni, ma sono anche eurodeputati, lobbisti, rappresentanti della società civile e così via. Uno degli aspetti positivi di Brexit e delle altre crisi è che hanno reso l'Europa molto più reale per la popolazione. L'hanno umanizzata in un certo senso. E la gente può vederne il dramma e i conflitti e ne ha una maggior comprensione. E questo produce una risonanza emotiva molto maggiore. Ma prima di questo, l'Europa era lontana.

La maggior parte delle persone non si alza la mattina interrogandosi circa la democrazia e la trasparenza in Europa; si alzano e si preoccupano del proprio lavoro, della vita quotidiana e di ciò che accade nelle loro città, villaggi o governi. Ma, dato l'enorme ruolo che l'Europa, Bruxelles e la legislazione svolgono nella vita quotidiana delle persone, i cittadini sono ormai molto consapevoli, ed è importante vedano cosa succede realmente. Intendo dire che i legislatori provengono dagli Stati membri. Sono i nostri ministri che vengono qui e discutono di agricoltura, pesca, finanze o quant'altro. E sono i nostri eurodeputati, i nostri politici che vengono in Parlamento e diventano legislatori al Consiglio.

Ma spesso i cittadini avvertono comunque una distanza dall'Unione europea, perché semplicemente non gli somiglia. Ora c'è stato uno sforzo massiccio in termini di genere, ma guardiamo al Parlamento europeo in termini di composizione etnica: finora non c'è mai stato un commissario di colore. E per i milioni di europei che non sono bianchi, l'Unione europea non potrebbe sembrare più distante perché non assomiglia a nessuno di loro.

"Proprio ieri ho parlato con un giovane deputato che vuole lavorare molto sulla diversità e credo sia vero che a volte nelle nostre discussioni ci limitiamo troppo alle questioni genere. Se si osserva una plenaria del Parlamento europeo si vede che non riflette l'Europa che vediamo nelle strade, da ovest a est. Penso che questo sia un problema"

Per concludere, visto che lei sta cercando di ottenere un secondo mandato: può promettere che nel caso lei vorrà mantenere il suo ufficio a Strasburgo? Perché si parla di un trasferimento definitivo a Bruxelles...

"Non è cambiato nulla. La sede dell'ufficio è a Strasburgo e lì rimarrà"

E, in una parola: qual è la sua prima ambizione per i prossimi cinque anni?

"Essere ancora più efficace".