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Brexit: il premier Johnson verso la mozione di sfiducia?

Brexit: il premier Johnson verso la mozione di sfiducia?
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Parte dallo storytelling lo scontro politico estivo nel Regno Unito. In un tweet, il leader laburista Jeremy Corbyn definisce disastrosa la Brexit senza accordo che si va profilando mentre Boris Johnson racconta di una terribile - è l'aggettivo usato dal premier - collaborazione tra i contrari al divorzio in seno a Westminster e l'Unione Europea.

Una narrazione accesa, insomma, in attesa - scrive Corbyn in una lettera - della mozione di sfiducia che il Labour intende presentare contro il governo: un affondo in programma dopo la pausa balneare, visto che il leader laburista ha invitato i propri parlamentari ad annullare i viaggi di inizio settembre per arrivare compatti alla mozione.

Il premier Johnson affida invece al tam tam social il suo affondo, ospitando un evento su Facebook a Downing Street: "C'è una terribile forma di collaborazione - dice - tra persone che pensano di poter bloccare la Brexit in Parlamento e i nostri amici europei, con i nostri amici europei che non si muovono e stanno a guardare".

Sulla Brexit no deal si consuma il dibattito politico di Ferragosto. Le posizioni sono chiare: molti economisti sostengono che la fuoriuscita dall'Unione Europea senza accordo possa innescare la recessione; per i sostenitori della Brexit la rottura sarà invece la premessa di nuove e proficue relazioni commerciali in giro per il mondo. Ipotesi su cui i laburisti di oltreoceano mettono un freno: secondo Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti, non ci sarà un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti se Brexit compromette l'Accordo del Venerdì Santo. Il nodo è sempre quello del backstop, il meccanismo che consente di mantenere il confine aperto tra Irlanda e Irlanda del Nord, pilastro della pace firmata nel 1998.

Nancy Pelosi, speaker Camera dei Rappresentanti Usa

Più conciliante la posizione della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che ritiene fondamentale preservare la stretta collaborazione tra Londra e Bruxelles anche dopo il divorzio.

Tutto si sposta ora a settembre: se Johnson dovesse soccombere alla mozione di sfiducia, i laburisti sono pronti a lavorare a un governo di transizione che porti alle elezioni e che allontani l'incubo Brexit; in caso contrario il Labour si avvia a una nuova campagna per un secondo referendum, che rivendichi anche la possibilità di permanenza nell'Ue.