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A caccia dei fondi neri algerini

A caccia dei fondi neri algerini
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Si chiamano "Algerini senza frontiere", e sono un collettivo che raduna legali, medici, ingegneri e artisti. Vocati a rappresentare l'Algeria della diaspora - dunque quella meno affine al sistema di potere di Bouteflika - si sono dati una sfida difficile: quella di scoprire e far tornare indietro i fondi neri che gli uomini del regime hanno per anni nascosto nelle banche in Svizzera, Lussemburgo, Canada e altri paesi.

La battaglia ha preso nuovo vigore con l'ondata di proteste seguita all'annuncio, poi revocato, di una quinta candidatura per il grande vecchio al potere ad Algeri, ed è riuscita a portare alla luce le tecniche usate per anni per far uscire denaro dal paese truccando le carte.

L'avvocato Lachemi Belhocine, con studio a Friburgo, spiega come hanno fatto. "Si apre una società in Svizzera e si emettono fatture false. Immaginiamo della merce, un telefono ad esempio, dal valore di 100 franchi, per cui si presenta una fattura gonfiata fino a 1000-1500 franchi. Le istituzioni bancarie autorizzano il trasferimento di fondi per 1500 franchi per una merce che vale 100 franchi. La differenza tra il prezzo gonfiato e il prezzo reale, secondo me, è un trasferimento illecito".

Il collettivo punta a ottenere il congelamento da parte delle autorità nazionali delle somme contestate, che ammontano a diversi miliardi. "La cifra più seria parla di 24 miliardi, e non siamo solo noi a fare calcoli, anche diverse ONG che hanno valutato mezzo miliardo all'anno. Io però non vi nascondo che sia che si tratti di 24 miliardi o di mille franchi, ciò che è stato rubato dovrà essere restituito al suo legittimo proprietario, in questo caso il popolo algerino".

A seguire, il video dell'intervista in francese e, subito sotto, la traduzione integrale in Italiano:

Avvocato Belhocine, Lei ha recentemente presentato un'istanza presso il Consiglio Federale elvetico per chiedere alle autorità della Svizzera di bloccare i fondi algerini acquisiti illecitamente da alti responsabili algerini vicini all'ex presidente Bouteflika.

Che cosa l'ha spinta a questa iniziativa`? Al di là della fase politica e dell'uscita di scena di Bouteflika, ha elementi concreti?

Si, certamente, ho degli elementi concreti. in quanto avvocato, senza elementi concreti non potrei fare nulla. Gli elementi concreti sono apparsi in particolare dopo la rivoluzione, cioè dopo il 22 febbraio 2019. Ma prima di tutto vorrei precisare che io sono solo la parte visibile del nostro collettivo mondiale. Abbiamo creato un collettivo, che si chiama "gli algerini senza frontiere", abbiamo un'azione comune ed è molto importante precisare che qui io sono solo la parte visibile.

Tra di noi ci sono medici, architetti, ricercatori, evidentemente degli avvocati, e poi degli artisti e persino degli ex muiaheddin che si sono uniti a noi. Le informazioni collettive mi fanno dire che effettivamente ho degli elementi concreti. E voglio precisare che abbiamo delle persone a Ginevra, a Bruxelles, a parigi, Lione, Londra, Vienna, Dallas, Casablanca, Rio de Janeiro, San Francisco, Montreal, Ottawa, Oran, Algeri, Blida... ed è questo collettivo che ci dà la forza: non sono io in quanto avvocato da solo, no, è davvero un collettivo, solidale, e l'azione di chiedere il blocco dei beni del clan Bouteflika l'abbiamo avviata prima delle pseudo-dimissioni o del siluramento di questo signore che si chiama Bouteflika.

Sono convinto che ogni essere umano può portare la sua pietra per l'edificio della nuova Algeria, e va più in là, non bisogna pensare che si tratti solo dell'Algeria. Ogni essere umano - e qui parlo in quanto avvocato - ha il diritto di vivere in un Paese in cui la giustizia sia indipendente e accessibile a tutti.

È questo che mi spinge all'azione, e devo ricordare che la Svizzera, attraverso i suoi canali diplomatici, contribuì durante la rivoluzione del 1954-1962 agli accordi di Evian, degli accordi molto importanti. Con la sua neutralità, la Svizzera è sempre stata dalla parte del popolo algerino, e sottolineo del popolo, non dello Stato o di certi briganti, ed è da qui che viene questo senso di amicizia che sento, sono qui in Svizzera da trent'anni e sento quest'amicizia tra il popolo algerino e la Svizzera.

E già almeno quindici volte la Svizzera ha bloccato dei fondi che sospettava che fossero stati trasferiti - in particolare per esempio dalla Tunisia verso la Svizzera, e sono stati bloccati i beni di Ben Ali, quelli di Mubarak, e anche quelli dell'ex presidente del Parlamento brasiliano.

A questo s'aggiunge il fatto che da avvocato ho eccellenti relazioni professionali con i nostri magistrati svizzeri, ai quali riconosco un'eccellente qualità d'investigazione.

Si, voglio darle qualche esempio concreto, perché le persone non sanno come si fanno quei trasferimenti illeciti. In primo luogo, la moneta algerina non è convertibile. Quindi la valuta straniera è nei conti delle istituzioni bancarie algerine, e queste valute non possono uscire dall'Algeria che per motivi legali. Tra i motivi legali, per fare un esempio concreto: immaginiamo che un uomo d'affari algerino voglia importare beni o servizi. presenterà la sua fattura presso le istituzioni bancarie algerine, dicendo 'costerà tot'. A questo punto le istituzioni bancarie algerine gli dicono 'va bene, accettiamo i tuoi dinari e trasformiamo l'importo in valuta estera, per esempio dollari, euro, franchi svizzeri o altro. Il colmo, la seconda causa del dramma, è che lo Stato algerino gli venderà la sua valuta straniera a un prezzo più vantaggioso rispetto a quello che si trova sul mercato. Questa è una parte: e l'appetito di quei delinquenti va al di là di questo. In concreto: creano per esempio una società qui in Svizzera, ed emettono false fatture. Immaginiamo che un telefono valga cento franchi, presenteranno una fattura non per cento franchi, ma gonfiata a 1.000, fino a 1.500 franchi, per della mercanzia che vale 100.

Le istituzioni bancarie gli trasferiranno 1.500 franchi, per della merce che ne vale 100. E questo cosa significa? Che, dal mio punto di vista, la differenza tra il prezzo gonfiato e il prezzo reale è un trasferimento illecito.

E la Svizzera deve assolutamente congelare quei conti.

Lei ha menzionato un'iniziativa simile presso il Congresso statunitense. E in Europa come procede?

Per gli stati Uniti lascio che ve ne parli il mio amico e collega, e preciso che abbiamo avviato un'iniziativa simile in Canada. Perché sappiamo che ci sono dei beni che sono comparsi in modo inspiegabile sia negli Stati Uniti che nel Canada, e vogliamo che la giustizia se ne occupi. In Europa effettivamente, sa che sono stato a Londra, Bruxelles, Lione, Parigi... e ci sono diverse azioni in corso, prossimamente mi renderò anche a Vienna, e lì si avviano pratiche simili. Ma quello che c'è di particolare in Svizzera è che c'è una legge che permette al governo di azionare direttamente il congelamento dei beni. E la procedura è in corso attualmente, non si fa da un giorno all'altro.

In Francia invece i miei colleghi si trovano di fronte a difficoltà che sono complesse, perché non si può agire nella stessa maniera, facilmente come in Svizzera.

Ci stiamo lavorando, comunque, per ottenere il congelamento di quegli asset.

Ma voglio precisare una cosa importante: qual è lo scopo di queste iniziative? Vogliamo trasmettere un messaggio che è doppio: da una parte diciamo agli Stati europei e americani che non si tratta di ingerire nella sovranità algerina, non è assolutamente questo. L'Algeria ha le sue istituzioni, la rivoluzione ora sta costruendo una nuova Algeria, ed è molto importante che le nuove istituzioni che emergeranno da questa rivoluzione, in quanto istituzioni algerine sovrane, chiederanno agli Stati nei quali si trovano questi patrimoni illegali la restituzione al popolo algerino di questo denaro.

L'abbiamo visto già dalla primavera araba, nel 2011. Ci sono dei delinquenti che hanno visto che erano state adottate delle misure, in particolare in Svizzera, e si sono portati avanti, o almeno ci hanno provato. Ma sappiamo con certezza che ci sono ancora molti patrimoni che appartengono al popolo algerino e si trovano in alcuni Paesi europei o americani. E preciso cosa si intende per trasferimento: ogni volta che dei soldi escono dalle istituzioni bancarie per i motivi che ho detto, cioè per l'acquisto di beni, merci o servizi,la differenza tra le false fatture gonfiate e l prezzo reale resta qui ed è spesso poi trasferita verso dei paradisi fiscali o, soprattutto, verso Paesi con i quali l'Algeria non ha accordi di cooperazione giudiziaria.

Verso quali Paesi sono destinati i fondi che chiedete alla Svizzera di bloccare? Quali i Paesi di transito in Europa? C'è anche il Lussemburgo?

Non ve lo nascondo: il mio associato, in quanto avvocato qui in Svizzera, esercita anche in Lussemburgo, e ho determinate informazioni che non voglio divulgare, per non indebolire la nostra azione. Ma ovunque si trovi quel denaro, in Svizzera, in Lussemburgo o altrove, noi lo seguiremo fino a quando verranno completate le procedure.

Ci può dare qualche informazione su queste 1.500 società paravento che si ritiene che gestiscano il denaro di Bouteflika e del suo clan?

Quella di 1.500 è una stima fatta da persone che conoscono molto bene il dossier e nei quali nutro totale fiducia. Questo in quanto essere umano. Ma da avvocato non posso limitarmi ad avere fiducia, devo analizzare. E su diversi dossier che ho analizzato, efettivamente, abbiamo messo le mani su diverse società che stupiscono: per prima cosa perché le persone che le hanno aperte qui in Svizzera non esercitano nemmeno il mestiere per il quale pretendono di avviarquei commerci; secondo, non sono nemmeno domiciliati in Svizzera; terzo, non hanno uffici, nè segreterie; e poi non hanno nemmeno degli stock delle merci. E queste si chiamano, davvero, società paravento.

Per la gran parte, le società che ci hanno particolarmente colpiti sono società create da algerini che risiedono in Algeria. E a quanto ne so non è possibile per un algerino praticare un'attività all'estero senza avere una domiciliazione altrove. Se qualcuno ha doppio domicilio si può capire, è anche una cosa positiva se l'imprenditore è onesto. Ma quello che davvero balza all'occhio è se un algerino vive in Algeria e non è nemmeno del mestiere, e improvvisamente detiene una società in Svizzera e non ha né locali, né personale, né merci. A cosa serve? Semplicemente, è una società paravento, fatta per scopi che sono l'oggetto della nostra investigazione.

A livello di individui, quali sono le personalità implicate? Lo stesso Bouteflika, la sua famiglia, degli alti responsabili?

Per me è uguale chi ci sia dietro, perché non ci sono due pesi e due misure: un delinquente è un delinquente, e deve essere assicurato alla giustizia. Poi posso capire che possa impressionare di più se si scopre che dietro c'è Bouteflika o qualcun altro, ma è indifferente. Che sia Bouteflika o una persona qualunque fa lo stesso, un delinquente deve rispondere alla giustizia, in particolare quando ruba a un popolo che ha bisogno di quei soldi. E anche se non ne avesse bisogno, gli spetterebbe comunque di diritto.

A quanto ammontano i fondi occetto della sua richiesta di blocco fatta alle autorità elvetiche?

Ci sono diverse cifre che girano, e da avvocato non mi possono permettere di lanciare semplicemente una cifra, devo sommare, verificare, ed è quello che faccio e non sono da solo, c'è tutto il nostro collettivo che è presente in tutto il mondo. La cifra più seria è di 24 miliardi, e non lo dico solo io, ci sono diverse ONG nel mondo, che parlano anche loro di circa mezzo miliardo all'anno, sommando poi tutto il periodo. ma che si tratti di 24 miliardi o di mille franchi, ciò che è stato rubato deve essere restituito alle vittime, e nel caso specifico al popolo algerino.

Si sa, lo dico da cittadino ordinario, che c'è un dossier su Bouteflika, ma non mi posso pronunciare perché non ho quel dossier tra le mani, mi affido alle diverse fonti affidabili d'informazione. Ma la cosa più importante per me è che dal 22 febbraio 2019 il popolo algerino - 20, 22, 25 milioni - è sceso in strada. Reclamano giustizia, e che i beni illeciti siano loro restituiti, ed è in questo che si iscrive la mia azione, e quando dico la mia azione parlo dell'azione collettiva degli algerini senza frontiere, ovunque nel mondo.

Pensa che verrà dato seguito alla sua richiesta, e quando?

Ho già ricevuto una risposta dalle autorità svizzere che dicono, concretamente, e lo capisco, che seguono giorno per giorno l'evoluzione della situazione in Algeria. Dieci giorni dopo aver proposto il nostro appello il 4 aprile abbiamo ricevuto una lettera che non ho divulgato prima di tutto per rispetto della mia professione, perché non si fa, ma devo precisare una cosa importante: in quanto avvocato, qui in Svizzera, ho chiesto al Ministro della Giustizia, che è stato nominato da poco, il 30 marzo, che ha accettato questo mandato, per lavorare per il popolo algerino, gli ho mandato una lettera dicendo che facendo ricorso a un avvocato qui in Svizzera non ci sarà bisogno di procedere con le commissioni rogatorie e si potrà procedere molto più velocemente per recuperare qual denaro. E non l'ho scritta da solo quella lettera, ma insieme a una mia collega d'origine algerina nel Lussembrugo. L'abbiamo scritta insieme e mandata al Ministro della Giustizia algerino. E per non fare le cose a metà abbiamo anche inviato una copia di questa lettera indirizzata al ministro della Giustizia algerino, l'abbiamo inviata anche al generale Gaid Salah, che dice di voler fare della pulizia in quel clan di delinquenti.

È abbastanza recente, l'abbiamo inviata all'inizio di maggio, ma fino ad oggi non abbiamo avuto risposta.

Però quella lettera, indirizzata al generale Salah e al Ministro della Giustizia algerino, l'abbiamo resa pubblica perché il popolo algerino ha il diritto di seguire giorno per giorno l'evoluzione di questo appello.

È ottimista per l'accoglimento della sua denuncia, e sui tempi? E che pensa della posizione dei nuovi dirigenti algerini? Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gaid Salah, ha risposto alla sua lettera: lo ritiene credibile quando dice di voler abbattere la corruzione che pervade il Paese?

Posso dare due letture: la prima, in quanto avvocato, è che tutte queste procedure che ha teleguidato o che sono state avviate come per miracolo sono cose che normalmente avrebbero dovuto essere avviate più di vent'anni fa, e che sono state avviate ora secondo me per opportunismo, e poi non rispettano nessun codice di procedura, per quegli arresti, quello spettacolo.

Questa è la lettura che do in quanto avvocato.

Da cittadino posso dire che non potrei mai dare fiducia né a Gaid Salah né ai suoi accoliti, perché siamo stati delusi, traditi durante molti anni e bisogna che quella storia si chiuda ora e in maniera definitiva.