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Il presidente croato Plenković: “Ue unita sul Medio Oriente”. Prudenza su Iran e focus su energia e petrolio

Il primo ministro croato Andrej Plenković.
Il primo ministro croato Andrej Plenković. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Alice Tidey & Méabh Mc Mahon & Maria Tadeo
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Il premier croato Andrej Plenković ribadisce l’unità dell’Ue sulla crisi in Medio Oriente, invita alla prudenza sull’Iran e sottolinea il ruolo dell’oleodotto adriatico per la sicurezza energetica europea

Il primo ministro croato Andrej Plenković ha ribadito che la posizione dell’Unione europea sugli eventi in corso in Medio Oriente è “molto chiara e unitaria”, nonostante le critiche seguite a una dichiarazione diffusa da Bruxelles domenica.

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“Continueremo le consultazioni - ha dichiarato Plenković intervenendo al programma “Europe Today” di Euronews - Penso che tutte le dichiarazioni rilasciate finora, tranne forse una o due da parte di alcuni Stati membri, siano state molto, molto chiare e unificate”.

Domenica pomeriggio, al termine di una riunione virtuale dei ministri degli Esteri dell’Ue, l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha affermato che il blocco sta adottando tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini europei in Medio Oriente, avvertendo che un’ulteriore escalation rischia di destabilizzare l’intera regione.

Non sono però mancate divergenze interne. Spagna e Slovenia hanno bloccato l’adozione di un linguaggio più duro nella dichiarazione comune. Madrid, in particolare, ha condannato gli attacchi condotti sabato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha definito l’“azione unilaterale” in Iran “non supportata dalla Carta delle Nazioni Unite o dal diritto internazionale”.

Secondo Plenković, tuttavia, la leadership sul dossier iraniano spetta in primo luogo ai cosiddetti Paesi E3 - Francia, Germania e Regno Unito - in virtù del loro ruolo centrale nei negoziati sul nucleare con Teheran.

I tre governi hanno diffuso domenica sera una dichiarazione congiunta in cui si dicono pronti a intraprendere “azioni difensive per distruggere alla fonte la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni”. Parole che, secondo il premier croato, devono essere considerate “fondamentalmente come dichiarazioni nazionali”, poiché “non ci sono state decisioni prese tra tutti e 27 gli Stati membri”.

Interpellato sull’ipotesi di un cambio di regime in Iran, Plenković ha invitato alla prudenza, evidenziando le “reazioni molto diversificate” registrate nel Paese. “Alcuni erano in lutto e altri esultavano”, ha osservato, sottolineando quanto sia complesso interpretare le dinamiche interne da lontano.

“Data la complessità, le dimensioni e la longevità dell’attuale regime, è molto difficile valutare dall’esterno quali potrebbero essere le dinamiche interne in caso di un potenziale cambio di regime”, ha aggiunto. “Credo che dovremmo essere prudenti per un po’”.

La crisi in Medio Oriente ha già avuto ripercussioni sui mercati energetici. Il prezzo del petrolio è salito di circa l’8 per cento nelle prime contrattazioni di lunedì, per poi attestarsi su un rialzo del 5,9 per cento a 71 dollari al barile. Il Brent ha registrato un incremento del 6,2 per cento, raggiungendo 77,38 dollari al barile. Un conflitto prolungato potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi dei carburanti e della benzina, con possibili effetti a catena sull’economia globale e sui costi di produzione.

In questo contesto, Plenković ha assicurato che la Croazia è pronta a contribuire alla sicurezza energetica europea. Zagabria ha più volte sostenuto con partner come Ungheria e Slovacchia - attualmente in disputa con l’Ucraina per i danni all’oleodotto Druzhba, attraverso cui importano petrolio russo a basso costo - che l’oleodotto adriatico dovrebbe essere considerato una via di approvvigionamento primaria.

L’infrastruttura collega il porto croato di Omišalj alle raffinerie di Százhalombatta e Bratislava, con una capacità di trasporto fino a 14 milioni di tonnellate di greggio all’anno, oltre a ulteriori 9 milioni di tonnellate destinate alla raffineria serba di Pančevo.

Secondo il premier, l’oleodotto è “affidabile”, dispone di “piena capacità” e non presenta “problemi di tariffe e costi di trasporto”. Anzi, ha concluso, il costo del trasporto risulterebbe “tre volte più economico” rispetto a quello del Druzhba.

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