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Brexit: Theresa May e le metafore calcistiche

Brexit: Theresa May e le metafore calcistiche
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REUTERS/Hannah Mckay
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Mentre il valore della sterlina cade, come diretta conseguenza del mancato dialogo fra governo e opposizione, nel parlamento britannico i deputati non trovano di meglio che lanciarsi accuse reciproche e affidarsi a battute come dice il leader laburista Jeremy Corbyn: "Credo che dopo la splendida vittoria del Liverpool l'altra sera in champions, la premier Theresa May potrebbe chiedere consiglio all'allenatore Jurgen Klopp".

La May ha risposto rimanendo nella metafora calcistica: "Credo che, proprio ripensando a Liverpool-Barcellona dell'altra sera, la cosa dimostra che quando tutti dicono che è finita, che l'opposizione ha vinto, che il tempo è scaduto, che bisogna arrendersi, è allora che si può comunque vincere se si resta tutti uniti".

Frasi che però non risolvono i problemi più impellenti come la necessità del paese di preparare le elezioni europee in pochissime settimane senza neppure sapere cosa potrebbe accadere in estate.

Continua la May: "Circa la domanda a proposito di un secondo referendum, rimango dell'opinione di sempre e non cambierò la mia risposta. Dovremmo attenerci al primo referendum e a quello che la consultazione richiedeva".

Intanto però sono sempre più a chiedere le dimissioni della May. Come ad esempio la conservatrice Andrea Jenkyns: "È ora di dimettersi e lasciare che qualcun altro guidi il nostro partito, il nostro paese e i negoziati".

Theresa May: "Le mie dimissioni non sono il tema del contendere, come non lo è il mio voto. Se lo fosse avremmo già lasciato l'Unione Europea".

In mezzo a tanti attacchi la May raccoglie anche una mano tesa, quella del segretario di stato americano Mike Pompeo che dichiara come l'amicizia fra Washington e Londra resti speciale e lo resterà con o senza Brexit malgrado divergenze circa il dossier iraniano e sulla collaborazione o meno con la cinese Huawei per la costituzione della rete 5g nel paese.