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Elezioni in Spagna: neofranchisti di Vox contro l'indipendenza catalana

Elezioni in Spagna: neofranchisti di Vox contro l'indipendenza catalana
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Anche in Spagna soffia il vento del populismo. Dall'exploit alle elezioni andaluse di gennaio, i neofranchisti di Vox continuano la loro corsa verso il parlamento spagnolo. Ed è da Barcellona, che secondo i sondaggi gli potrebbe assegnare almeno 3 seggi, che il partito di estrema destra continua la sua crociata contro gli indipendentisti.

Ignacio Garriga, leader di Vox, spiega: "Vogliamo la fine del modello autonomista, vogliamo uno Stato unitario con un parlamento unico. Abbiamo affrontato i golpisti in modo diretto, il governo della nazione, il governo Rajoy aveva permesso due referendum illegali, perciò è normale che la gente veda in Vox l'unica garanzia di unità nazionale".

Idee che fanno presa sull'elettorato: "Non mi convince il fatto che la Catalogna sia indipendente - dice questo signore - o vinciamo noi o vincono loro, non ci sono vie di mezzo".

La destra tradizionale ha fatto propria parte dell'agenda politica di Vox, ma le sue proposte sembrano insufficienti secondo questa giovane militante: "Il Partito Popolare ci ha deluso tutti e Ciudadanos non sa in che direzione andare".

La retorica di Vox - contro l'immigrazione, contro le donne, contro le leggi sulla violenza di genere o in favore dell'uso delle armi - fa presa sul suo elettorato, come spiega questa signora: "Ci sono delle cose che non mi piacciono, ma sono d'accordo con il 99% delle cose che dicono".

Ma come si spiega un successo simile? Le cause sono diverse secondo Jordi Amat: "Di fronte a profondi mutamenti, provocati dalla globalizzazione economica che la politica non è riuscita ad affrontare, si è generato un disordine che ha spinto le persone a rifugiarsi in risposte identitarie. Vox non avrebbe avuto questo successo, se non si fosse richiamata all'identità nazionale spagnola, cosa che specularmente hanno fatto gli indipendentisti. Perché se vuoi l'indipendenza non stai solo dicendo che vuoi creare uno Stato a parte, ma che non ti riconosci nell'identità spagnola e di fronte a questo la risposta è difensiva e aggressiva insieme".

Ma le forze indipendentiste catalane non concordano sul fatto che Vox sia un effetto collaterale del movimento per l'indipendenza. "E' perverso dire che l'indipendentismo, il movimento repubblicano catalano o un'azione profondamente democratica abbia provocato il fascismo - spiega Gabriel Rufian, candidato di ERC, la sinistra repubblicana catalana (Esquerra Republicana de Catalunya) al Parlamento: "Il successo delle posizioni neofranchiste non è colpa dell'indipendentismo. Così come non siamo noi i colpevoli del potere che oggi hanno Trump, Bolsonaro, Salvini o Orban. Abascal di Vox rappresenta questo in Spagna".

Dopo la sconfitta subita, il fronte indipendentista frammentato lotta per conquistare uno spazio. La formazione di Junqueras, in prigione in attesa della conclusione del processo, non vuole un governo in cui sia rappresentato Vox, ma non intende neanche rinunciare al referendum. "Non saremo noi i responsabili dell'entrata dei 'tre cavalieri dell'apocalisse' alla Moncloa - continua Rufian - però non daremo neanche una cambiale in bianco a Sanchez".

JuntsxCat, la lista dell'ex numero uno della generalitat Carles Puigdemont, esclude a priori qualsiasi patto che non includa il tema dell'autodeterminazione: "A noi l'estrema destra non fa paura - ci spiega Laura Borràs, candidata alla camera - perché la conosciamo già, l'abbiamo vissuta con l'alleanza tra Ciudadanos, Popolari e socialisti catalani di PSC sull'articolo 155 della Costituzione: per la Catalogna non c'è alcuna differenza tra la destra e un Psoe alleato con Ciudadanos"

Il responso alle urne tra meno di 10 giorni.

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