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Moby Prince, 28 anni dalla strage ed alcune verità

Moby Prince, 28 anni dalla strage ed alcune verità
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Dieci aprile 1991 ore 22.25: a Livorno un traghetto dell'armatore Onorato, la Moby Prince, con a bordo 140 passeggeri, sperona la petroliera Agip Abruzzo ferma all'àncora . Novantotto mila tonnellate di stazza lorda ed un equipaggio di 28 uomini. Lo squarcio provoca una fuoriuscita del combustibile che prende fuoco investendo entrambe le navi. I soccorsi arrivano soltanto dopo un'ora e 20 minuti, a salvarsi saranno gli uomini sulla petroliera e l'unico superstite della Moby Prince, il mozzo Alessio Bertrand.

Ecco già una prima nota che stona: Il primo May day arriva a pochi secondi dall'impatto, i soccorsi dopo oltre un'ora. L'altra stonatura è tutta racchiusa nella parola incidente che per anni si è voluta applicare all'evento. A parlare di strage è da sempre il sindaco di Livorno Filippo Logarin e lo ha fatto anche durante la cerimonia parlando di interesse privato che ha prevalso su quello collettivo togliendo spazio alla ricerca della verità.

A raccontare poi i tanti i buchi neri della strage, di cui si commemora a Livorno oggi il 28esimo anniversario, sono i due autori del libro edito da Chiarelettere Il caso Moby Prince, Francesco Sanna e Gabriele Bardazza, che attraverso atti giudiziari e il supporto di quanto raccolto dalla commisisone d'inchiesta istituita nel 2015 (e i cui lavori sono terminati con la fine della legislatura) lasciano fissati per sempre i fatti a lungo affossati o emersi soltanto a tratti in questi lunghi anni.

Sanna e Bardazza nelle immagini che vedrete qui sopra parlano di uno Stato che è rimasto in silenzio per anni e delle novità che emergono dal loro lavoro di indagine e ricostruzione.

A difendere da sempre il diritto alla verità, a dispetto di sentenze ribaltate dal lavoro della commissione d'inchiesta, è l'associazione Moby Prince 140, presieduta da Loris Rispoli, che raccoglie molti parenti delle vittime.