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Settimana decisiva per la Brexit

Settimana decisiva per la Brexit
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REUTERS/Henry Nicholls
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Quella che si apre domani è una settimana decisiva per la Brexit, con il Parlamento britannico chiamato a esprimersi martedì sul trattato che regolerà l'addio del Regno Unito all'Unione europea, il 29 marzo. Nel caso di un secondo fallimento, dopo quello di metà gennaio, la premier Theresa May potrebbe essere costretta a chiedere di posticipare la scadenza. Ma tutte le ipotesi sono sul tavolo: un'intesa del'ultimo minuto, una dilazione dei tempi, perfino una "hard Brexit", un'uscita senza accordo.

Theresa May e l'appello all'unità in Parlamento: "Possiamo riunire il Paese in un passo decisivo verso il futuro per cui i britannici hanno votato".

Intervistato dalla BBC, il ministro britannico degli esteri Jeremy Hunt ha dichiarato di non credere che si debba sgomberare il campo dall'ipotesi di una Brexit senza accordo. "Se vogliamo ottenere un'intesa, dobbiamo mantenere sul tavolo anche questa eventualità", ha detto. "Qualsiasi ritardo porterebbe un vantaggio per chi cerca di fermare la Brexit, anche proponendo un nuovo referendum".

"Il Regno Unito decida"

"Quello che vediamo oggi e a cui abbiamo assistito per settimane - commenta Nathalie Loiseau, ministro degli Esteri francese - è un Regno Unito che dice di voler lasciare l'Unione europea senza spiegare esattamente dove voglia andare. Stiamo aspettando. Tocca a loro decidere se optare per un'uscita soft, a cui abbiamo lavorato per due anni, o per una brusca rottura. Un'opzione di certo non desiderabile, ma che potrebbe avvenire se non succede niente".

L'Irlanda del Nord e la paura di nuovi confini

Buona parte dei Conservatori continua a opporsi in maniera netta all'accordo che approderà a Westminster: o perché non condivide il backstop, il meccanismo che mantiene il Regno Unito nell'unione doganale evitando un confine fisico con l'Irlanda, o perché ritiene che un mancato accordo sia un male minore.