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Venezuela, il blackout infinito

Venezuela, il blackout infinito
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È finito il buio, oppure no. In Venezuela ieri nella tarda serata era tornata la corrente, ma sembra che anche oggi persistano problemi in varie zone, Caracas compresa. La luce va e viene, e questo non permette né di riaprire i negozi o le scuole, né di operare negli ospedali. D'altra parte è sabato, e un sabato di manifestazione e contro-manifestazione. E se il governa nega che vi siano stati morti a causa del blackout, gli obitori sono messi molto male: "non possiamo ricevere altri cadaveri", dicono a Caracas, e confermano che parte delle celle frigofere non funzionano.

Tra le vittime del blackout, secondo l'opposizione, anche una ragazza. L a testimonianza dello zio:

"L'hanno appoggiata per terra, l'hanno connessa ai tubi, ma la durata del trasferimento, e tutta quell'attesa, e tutto il resto delle cose, l'hanno portata a collassare. È morta... Hanno provato a rianimarla, hanno provato, ma non c'era più niente da fare".

Secondo "medici per la verità", una ONG vicina all'opposizione, sono 39 negli utlimi mesi i morti dovuti ai frequenti blackout. Il governo smentisce che quei decessi siano direttamente collegati alle panne elettriche.

Ieri, in occasione della festa della donna, Juan Guaidò, l'alter-presidente sostenuto da buona parte della comunità internazionale, rilanciava l'appello ai militari:

"Forze Armate, cos'altro state aspettando? Forze Armate Nazionali, cosa state aspettando? L'agenda è chiara, nessuno chiede una rivolta. Ma noi vi chiediamo di mettervi dalla parte della Costituzione".

Il problema è che dalla Costituzione in giù, fino ai fatti del giorno, tutto ha diverse interpretazioni. Anche le cause dei blackout: secondo l'opposizione dimostrano l'incapacità del governo di investire, persino nei generatori degli ospedali.

Il governo invece accusa ambienti statunitensi di aver lanciato un attacco informatico al server della centrale idroelettrica di Guri, la più grande del Paese.