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Grecia e Turchia, constatazione amichevole di sinistro

Grecia e Turchia, constatazione amichevole di sinistro
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La diplomazia del sorriso del premier greco, Alexis Tsipras, sbarca in Turchia. Ad Ankara stringe la mano del presidente Erdogan per riparare l'insoddisfacente incontro bilaterale di Atene di due anni fa. Le difficoltà sono sempre le stesse, gli otto ufficiali turchi fuggito in Grecia dopo la tentata insurrezione del 2016. Atene continua a garantirgli asilo politico. Ciononostante i due leader, cercano di appianare le difficoltà, soprattutto legate alle solite incomprensioen nel Mar Egeo. Le due parti vogliono continuare a dialogare, nonostante tutto, dice il professore di diritto internazionale greco, Aggelos Syrigos:

"L'obbiettivo greco è di ridurre le tensioni tra le due parti e penso che questo sia lo scopo anche dei turchi. Ma questo avviene seconso le condizioni turche. Non a caso ci sono state numerose violazioni turche nell'Egeo e la pressione di Ankara per gli otto ufficiali fugiaschi è cresciuta".

Vecchie ruggini del Bosforo

Altra questione aperta è quella della riapertura del seminario ortodosso di Halki, nel Mar di Marmara, chiuso nel 1971. Erdogan frena dopo una serie di segnali positivi. Per Syrigos la contesa richiede più attori:

"La questione del seminario ortodosso di Halki è una controversia internazionale, non è una questione bilaterale. Infatti Tsipras pensa che la faccenda non debba essere circoscritta a un negoziato bilaterale. Ricordo i presidenti americani che hanno discusso di Halki con la Turchia in passato. Credo che in realtà non ci sia una volontà turca di riaprire il collegio teologico di Halki. Vogliono che rimanga una questione tra Grecia e Turchia per monetizzare su eventuali accordi".

Anche l'Unione europea ha esercitato pressioni sulla Turchia per la riapertura del seminario, per Bruxelles infatti la sua chiusura è contro la libertà religiosa.