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Italo-venezuelani: il racconto di una connazionale a Caracas

Italo-venezuelani: il racconto di una connazionale a Caracas
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Come vivono gli italo-venezuelani a Caracas e in Venezuela? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Cucchietti, architetto che dalla capitale chiede aiuto e accusa la nostra ambasciata di non fare il suo lavoro.

Euronews: Signora Cucchietti come vi sentite voi italo-venezuela i di fronte all'atteggiamento del governo italiano?

Patrizia Cucchietti: Siamo delusi, non c'è un'altra parola. Mi sento male. Non è possibile che qui l'ambasciatore non viva e non provi quello che proviamo tutti gli italo-venezuelani. Com'è possibile che (in Italia) non abbiano informazioni sulla realtà che stiamo vivendo.

Euronews: Qual è il quotidiano di una famiglia italo-venezuelana di classe media che si trova a vivere come voi?

Patrizia Cucchietti: Il quotidiano è cercare dove poter trovare cibo, verdura, carne, pollo, uova a un prezzo che possiamo pagare. Perché l'iperinflazione ci sta uccidendo. Non c'è uno stipendio che ti arrivi per condurre una vita normale. Senza dimenticare che non ci sono medicine. La salute è terribile. Non hai possibilità di assicurarti. Io, che sono architetto, ho cercato di affiliarmi alla cassa (collegio) degli architetti. Provato a farlo, ma non me lo posso permettere. Per farlo devo avere un conto in dollari, ma io non guadagno in dollari. Guadagno in bolivares.

Euronews: Signora perché non se ne va?

Patrizia Cucchietti: Veramente non lo so. Questo è il mio paese. Siamo nati qui. Mio padre e mia madre, entrambi italiani, si sono conosciuti qui. Siamo stati fatti in Venezuela, perché dobbiamo partire dal nostro paese? Questo è anche il nostro paese.

Euronews: Signora se potesse che cosa chiederebbe al presidente Mattarella?

Patrizia Cucchietti: Che ci aiuti. Che pensi alla gente, non alla politica, non ai politici, ma alla gente. A quelli che soffrono. Io sono sicura che l'ambasciatore non soffre (come soffriamo noi). Però ci sono tanti italiani qui che stanno soffrendo.