Euronews non è più disponibile su Internet Explorer. Questo browser non è aggiornato da parte di Microsoft e non supporta le ultime novità. Ti suggeriamo di usare un altro browser come Edge, Safari, Google Chrome o Mozilla Firefox.
ULTIM'ORA
Gang, carovane di migranti e il sindaco millennial: le elezioni in El Salvador
Diritti d'autore
Bukele e la moglie, Gabriela, durante un comizio a San Salvador - REUTERS/Jose Cabezas

Gang, carovane di migranti e il sindaco millennial: le elezioni in El Salvador

  • La campagna presidenziale dello Stato "pollicino d'America" potrebbe fornire risposte a livello continentale su come affrontare alcuni dei flagelli della regione: violenza, fuga degli abitanti, corruzione;
  • È la prima volta dagli Accordi di Pace del 1992 che i partiti che hanno dominato lo scenario politico in El Salvador potrebbero perdere la leadership del paese a favore di un giovane candidato millennial, "senza ideologia" e avido utilizzatore dei social network.

Tre anni fa, il quotidiano inglese The Guardianbattezzò l'allora sindaco di San Salvador, Nayib Bukele, come "il sindaco millennial" per il suo modo di governare una delle città più violente del mondo che univa una gestione efficace dei social network e un piano di gentrificazione senza precedenti, così da espellere le bande armate dal centro.

In una nazione piegata alla sanguinosa legge delle maras, fece la proposta di rivitalizzare la vita culturale con attività alternative alla criminalità come l'hip-hop o il pattinaggio. Un'idea che ha inevitabilmente attirato l'attenzione internazionale.

Domenica prossima, 3 febbraio, l'astro nascente della politica salvadoregna potrebbe fare un ulteriore gradino nella sua ascesa politica e conquistare il primo turno delle elezioni presidenziali. O almeno questo è quanto indicano i sondaggi. Saranno elezioni decisive sia per il Paese che per tutto il latinoamerica. Vediamo perché.

Chi è Nayib Bukele: strategia millennial, collocamento politico vago

REUTERS/Jose Cabezas

Bukele, 37 anni, di origini palestinesi, potrebbe diventare il più giovane presidente della storia recente del Paese sventolando la bandiera del partito di destra, Grande Alleanza per l'unità nazionale (GANA).

L'ex sindaco è bravo ad entrare in connessione con "la classe media urbana e i giovani", secondo Salvador Samayoa, analista politico salvadoregno intervistato da Euronews, perché nell'immaginario pubblico è considerato un attore nuovo, lontano dalle élite e dalla corruzione dei partiti che si sono tradizionalmente alternati al potere, il Frente Farabundo Martì para la Liberación Nacional (FMLN), a sinistra, e l'Alianza Republicana Nacionalista (ARENA), a destra.

"Secondoi il Diario de Hoy, gli ultraquarantenni saranno l'ago della bilancia delle elezioni", scrive Bukele su Instagram. "Vogliono quessto, che i giovani non votino, che non partecipano alla politica, perché credono che in questo modo saranno sempre gli stessi a dividersi il potere".

Telefono in mano, Bukele ha fatto della lotta alla corruzione la bandiera della sua campagna elettorale. Ad esempio ha pubblicato un video in cui si indossa una maglietta con l'hashtag #DevuelvanLoRobado ("restituite il maltolto").

È proprio la sua intensa attività social che gli ha permesso di avvicinarsi sempre più all'elettorato giovane. Dalle foto dei comizi all'ecografia della moglie incinta, non c'è evento quotidiano che sfugga alla condivisione sui suoi profili. Qui sotto siamo a capodanno.

Visualizza questo post su Instagram

Toma de Año Nuevo #2: Trabajo en equipo ??

Un post condiviso da Nayib Bukele (@nayibbukele) in data:

Il suo pubblico è della stessa età, ha gli stessi interessi. Per esempio, ha preferito non partecipare ad un dibattito presidenziale lanciando in parallelo una diretta Facebook per presentare il suo programma di governo. Una decisione, questa, molto criticata anche perché ha detto di essere in diretta salvo poi scoprire che si trattava di un video precedentemente registrato.

Ma non è questa l'unica critica che gli è stata mossa: gli viene contestata una ecl'acessiva timidezza al confronto politico per una mancanza di vere e proprie idee proprie. "Sa che da un lato ci sono sia una sinistra che una destra logore, dall'altro dice: "Non ho una ideologia", e questo diventa una virtù, e per lui funziona", analizza Samayoa.

"Bukele è un mito"

Destra o sinistra? Questa è la grande incognita della candidatura di Bukele. Espulso dal partito di sinistra FMLN con il quale è diventato sindaco, si presenta ora con una formazione che ha proposte più vicine all'estrema destra.

I membri del GANA, partito fondato nel 2010, sostengono la necessità di rafforzare la sicurezza carceraria (le celle del Paese sono considerate dall'Onu "disumane"), la pena di morte, il paramilitarismo per combattere le bande, last but not least, sono totalmente contrari alla depenalizzazione dell'aborto. La posizione di Bukele sulla maggior parte di questi temi non è chiara, anche se ha detto di essere favorevole all'aborto se la vita della madre è a rischio. L'argomento è di grande attualità nel Paese.

El Salvador: è innocente la donna che voleva abortire

"Bukele è un mito. È intelligente. Sa che nel momento in cui si pronuncia su qualsiasi, la metà delle persone sarà d'accordo e la metà no", critica Samayoa, spiegando che è per questo motivo che evita di discutere con gli altri candidati.

Figlio di un imam di una moschea di El Salvador, il suo credo religioso è stato uno dei temi venuti alla luce nella guerra delle fake news sui social, così come in altre elezioni del mondo.

"Con questa campagna elettorale, ci rendiamo conto che non siamo estranei a questo fenomeno universale dell'usare notizie false per favorire un candidato o un altro. Tutti i candidati hanno una macchina che produce notizie false o tendenziose", ha detto a Euronews Jaime Garcia Oriani, un analista politico salvadoregno.

Per alcuni media locali, ad esempio, le fotografie di Bukele che prega in una moschea fanno notizia.

Affinché un candidato possa vincere il primo turno, deve ottenere più del 50% dei voti, una percentuale difficile da raggiungere. La guerra sporca su Internet potrà così continuare fino al 10 marzo, quando si terrà il secondo turno delle elezioni. E, cosa più preoccupante, anche la violenza per le strade.

Anche le maras fanno campagna elettorale

Ogni giorno, in media, 9 persone vengono uccise a El Salvador. La violenza si è intensificata nelle prime settimane del 2019 con un aumento del 3% degli omicidi. Le autorità denunciano che è in corso un atto di forza da parte delle bande armate per influenzare elezioni e candidati.

Le gang Mara Salvatrucha-13 e Barrio 18 sono nate in comunità salvadoregne di rifugiati residenti negli Stati Uniti, fuggiti dalla guerra civile in El Salvador (1980-1992) e ritornati nel paese dei loro genitori deportati dal governo degli Stati Uniti.

Da allora, i vari presidenti salvadoregni non sono riusciti a porvi freno. Controllano i territori, minacciando le imprese e gli abitanti che sono costretti a seguire le loro regole e a pagare il pizzo. I più coraggiosi, o coloro che non hanno scelta, ne affrontano conseguenze ma quasi sempre pagano con la vita.

"L'estorsione ha anche un effetto economico d'impatto perché, in una piccola economia come la nostra, il 70% del tessuto è fatto da piccole e medie imprese, non da grandi capitali", spiega Samayoa. "Sono molti che non riescono ad aprirne una o devono chiudere. Le bande li stanno estorcendo e non esiste alcuna redditività".

I tentacoli delle maras hanno toccato anche la tornata elettorale. I criminali impediscono a cittadini di votare nelle zone controllate dalla gang rivale. Il problema ha inciso nelle precedenti elezioni e Samayoa spera possa essere risolto con la recente introduzione del cosiddetto "voto residenziale", ovvero la possibilità per gli elettori di votare alcune strade più in là rispetto a casa propria.

A suo parere, uno dei candidati che più chiaramente ha affrontato il problema delle maras è Carlos Calleja, un uomo d'affari che cerca di governare El Salvador con il partito di destra ARENA e principale rivale di Bukele.

"Non è chiaro come risolvere questa situazione: sarebbe un rischio elettorale molto alto dire che si può trovare in qualche modo un accordo e, quindi, parlare e dialogare con i leader delle bande", spiega l'esperto.

Secondo l'analista, Bukele non ha fatto alcuna proposta concreta al riguardo. Questo potrebbe avere un'influenza sulle intenzioni di voto. "Se le bande credono che [....] contro di loro non verrà usato il pugno di ferro, come ha fatto il governo della FMLN [....], potrebbero offrire un'iniziezione di voti a Bukele anche se non ha un piano, soprattutto nei quartieri popolari di San Salvador".

Da qui partono le carovane di migranti

Sia El Salvador che i suoi vicini, Honduras e Guatemala, sono diventati il punto di partenza per le carovane di migranti che attraversano l'America Centrale con l'obiettivo di iniziare una nuova vita negli Stati Uniti, fuggendo dalla violenza e dalla povertà.

REUTERS/Jose Cabezas

Lo scorso ottobre, l'amministrazione Trump ha tagliato gli aiuti ai tre paesi dell'America centrale per non essere stati in grado di fermare il flusso migratorio verso il confine meridionale statunitense. Il nuovo governo di El Salvador dovrà occuparsi sia della fuga dei propri concittadini sia della diplomazia con il colosso che sta più a nord.

"Non c'è modo di impedire loro di lasciare il paese. Nessuno può costringere una persona che non riesca ad arrivare a fine mese a non andarsene", conclude Samayoa. "L'unico antidoto alla migrazione è avere, nei prossimi 15 anni, tassi di investimento, di crescita dell'economia e dell'occupazione che possano fornire alla popolazione una diversa prospettiva.

Un argomento su cui tutti i candidati sono d'accordo: "Questi caravan sono il risultato di decenni di malgoverno e cattiva gestione delle nostre risorse", assicura il candidato Bukele. Se la sua possibile, futura gestione sarà migliore è tutto da vedersi. Per ora non è che un miraggio, "né di sinistra, né di destra", ma certamente virale.