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"Non pranzate, donate" #CiPassaLaFame, digiuno collettivo per i diritti dei migranti

"Non pranzate, donate" #CiPassaLaFame, digiuno collettivo per i diritti dei migranti
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Cortesia per l'utilizzo delle foto: cipassalafame.it
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Mentre la Sea Watch staziona ancora al largo di Siracusa, vittima dell'impasse politico e istituzionale in Italia e in Europa, è in corso oggi, 28 gennaio, una giornata di mobilitazione e di digiuno collettivo con il motto #CiPassaLaFame che coinvolge più di mille persone in oltre 27 Paesi del mondo.

I partecipanti sono invitati a postare su Twitter una foto davanti ad un piatto vuoto, donare quello che si è risparmiato non mangiando a una delle organizzazioni che si occupano di salvataggio in mare dei migranti e organizzare raccolte alimentari in favore delle associazioni che possono distribuire i viveri a chi è in difficoltà.

La giornata di impegno civico non si svolge solo online ma avrà un'appendice anche offline: nel pomeriggio davanti al Parlamento, infatti, è previsto un presidio per ricordare che #NonSiamoPesci.

L'attivista e professionista del mondo della comunicazione, Donata Columbro, tra le ideatrici dell'iniziativa di digiuno collettivo insieme tra gli altri a Daniele Biella, Claudia Vago, Claudio Riccio e Martina Cera, spiega che "un atto privato (mangiare-non mangiare) diventa pubblico nel momento in cui scelgo di donarlo alla causa dei diritti umani [...] Ogni gesto singolo, personale, nell’era dell’individualismo conta ancora di più.".

In parallelo, come detto, è previsto un presidio a Montecitorio organizzato parallelamente da radicali, Luigi Manconi e dall’associazione A Buon Diritto. L'hashtag è #NonSiamoPesci.

A #CiPassaLaFame è collegata la raccolta firme dei Cittadini Europei, Welcoming Europe.

Gli organizzatori non escludono l'ipotesi, in futuro, di fare pressioni politiche per cambiare la gestione della tratta del Mediterraneo. A Euronews, Donata Columbro ha detto: "Oggi è stata una giornata di mobilitazione inclusiva in ricordo di chi è morto in mare, di chi è nelle prigioni in Libia e sulla Sea Watch. Vediamo come rispondono le persone, tutto è partito dal basso e deve continuare così".