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Esposizione fotografica "nucleare" a Parigi

Esposizione fotografica "nucleare" a Parigi
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Andrea Neri Savorani
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La storia della centrale nucleare di Saluggia (Vercelli) arriva a Parigi.
Giovedì sera, il celebre caffè-spazio culturale "Le 61", in rue de l'Oise, di proprietà del giornalista di "Le Monde" Rémy Ourdan, presenta la proiezione della serie fotografica dal titolo "Saluggia" realizzata dal fotografo e giornalista Andrea Savorani Neri, a lungo reporter di Euronews, originario di Faenza, ma residente da anni a Parigi.
Al dibattito parteciperà Laure Noualhat, specialista del nucleare, con cui si parlerà della situazione-centrali in Italia, in Francia e nel resto dell'Europa.

"Rendere visibile ciò che è invisibile"

"Perchè queste foto? Per rendere visibile ciò che è invisibile per definizione: la radioattività", spiega Andrea Savorani Neri. "Le immagini sono il frutto di otto anni di lavoro, di visite a Caorso e all'interno dell'impianto di Trino Vercellese e di molte altre 'avventure', di fotografie scattate in luoghi ufficialmente non fotografabili, con mille cautele. Un paio di volte sono anche stato fermato...".

A chi è capitato di passare per le belle campagne e le risaie del Vercellese e vedere in lontananza l'inconfondibile sagoma delle Alpi, associa il nome di Saluggia solo ai suoi famosi fagioli e non sa nulla di centrali nucleari, non penserebbe mai che in queste zone cosi bucoliche è raccolto il 90% di scorie e rifiuti radioattivi di tutta Italia e che all'incrocio tra il Canale Cavour e la Dora Baltea vengono sversate ogni giorno quantità indefinibili di liquidi radioattivi. A ricordarcelo, all'orizzonte, sbuca però la sagoma di un reattore nucleare per la ricerca sperimentale...

"Le scorie sono tutte qui"

"Le scorie sono tutte qui perchè in Italia non esiste un deposito nazionale, come invece sarebbe obbligatorio avere", continua Andrea Savorani Neri. "Saluggia è una centrale tuttora attiva, almeno dal punto di vista dello stoccaggio e dà lavoro a molte persone della zona. A Trino Vercellese sono ancora stoccati 1.012 metri cubi di rifiuti radioattivi a media e bassa attività. A Livorno Ferraris fu costruita una centrale mai entrata in funzione a seguito del referendum del 1987 sul nucleare. Il tentativo mai andato a termine di riconversione in centrale termo-elettrica ne ha fatto un'autentica cattedrale nel deserto. La centrale di Caorso, nel Piacentino", aggiunge Neri, "è il sito industriale in cui lo smantellamento si trova nella fase più avanzata".

"Luoghi sottratti ai cittadini"

L'inquinamento delle centrali nucleari è nell'aria, ma non è visibile. E questo lo rende ancora più pericoloso, soprattutto perchè quello che non si vede non fa notizia. Anche a questo servono le fotografie di Andrea Savorani Neri: a tenere alta l'attenzione.
"Faccio foto in pellicola di grande formato 10x12 centimetri, uso il treppiede, non posso fare scatti rubati", continua il fotografo e giornalista.

Arianna Lodeserto
Andrea Savorani Neri con la sua macchina fotografica.Arianna Lodeserto

"Il mio interesse è ambientalista, certo, ma vado oltre, perchè ritengo che le centrali nucleari siamo come buchi neri sottratti alla popolazione, luoghi letteralmente sottratti alla visibilità e alla fruibilità dei cittadini, proprio perchè attorno ai siti nucleari aleggia sempre un'aria di grande segreto. Del resto l'industra nucleare nasce come industria militare... Ma è un grande paradosso, tutto questo mistero: infatti, basta andare su Google Maps per avere accesso, almeno virtualmente, a queste centrali, apparentemente segretissime".

"I cittadini sono dibattuti"

E a proposito dei cittadini? Andrea Savorani Neri ha sondato l'umore di chi vive a ridosso di questi impianti nucleari. "Ovunque ci sono comitati contro il nucleare", osserva il fotografo e giornalista, "tutti sono contrari al nucleare, almeno a parole. Poi, man mano che ci si avvicina al luogo fisico dove si trovano le centrali, le opinioni dei cittadini cambiano, sono dibattuti tra la pericolosità degli impianti per la loro salute e la necessità di un posto di lavoro, che si perderebbe in caso di chiusura delle centrali".

"Il mio modo di raccontare quello che vedo"

Il progetto fotografico di Andrea Savorani Neri è un continuo "work in progress", ci sono altre storie da raccontare, ci sono altri luoghi da fotografare. "L'estate scorsa sono stato alla centrale di Rotondella, in Basilicata: ne verranno fuori altre fotografie", conclude Neri. "E' il mio modo ti raccontare quello che vedo".

La serie fotografica conta al momento una cinquantina d'immagini. In occasione della proiezione di giovedì 17 gennaio le stampe saranno in vendita e parte dell'incasso sarà versato a Greenpeace.