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Giornata mondiale del suolo: benvenuti in una casa di canapa

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Giornata mondiale del suolo: benvenuti in una casa di canapa

Coltivazione di canapa industriale (Credits: Paolo Ronchetti)
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"Mi è sembrata molto strana la scelta di mio marito, perché non avevo mai sentito parlare di case di canapa!", dice Sara. Vive a Chiari, in provincia di Brescia, in quella che sembra una casa come tante altre. Ma qui muri sono fatti di canapa. Lei e suo marito Mauro ci vivono con la loro bambina da tre anni.

“La tecnologia della canapa va benissimo, in quanto ho inglobato tutta la struttura all’interno di questa parete di canapa. È un monoblocco compatto, quindi evito i ponti termici", spiega Mauro, ingegnere che ha seguito tutti i lavori. "A differenza delle abitazioni in cui viene fatto il tradizionale cappotto in polistirene, che non permette la migrazione dell'umidità verso l'esterno, questo materiale permette un buono scambio dell'umidità. Quindi pareti molto asciutte e comfort ambientale elevato".

La canapa, mescolata a calce e acqua, è stata spruzzata per realizzare l'involucro della casa. Un materiale poroso, che fa "respirare" l'edificio, evitando la formazione di muffe e altre sostanze dannose per la salute, e mantiene una temperatura costante che consente risparmi in bolletta per riscaldare e raffrescare l'edificio.

“Per questa casa, il cui riscaldamento e condizionamento è puramente elettrico, la potenza massima impegnata è 1.8 kW, che è poco più di un asciugacapelli. E con un 1.8 kW riesco a raffrescare o riscaldare 180 metri quadrati di abitazione”, aggiunge Mauro.

In più la canapa è biodegradabile. Il 5 dicembre, Giornata mondiale del suolo, ci ricorda che il settore delle costruzioni è una delle maggiori fonti di inquinamento.

Il 40% delle materie prime a livello globale confluisce nel mercato dell’edilizia. Il 50% delle emissioni di CO2 in atmosfera deriva dal settore delle costruzioni”, spiega l'esperto di bioedilizia Paolo Ronchetti. “I materiali da costruzione e da isolamento tradizionali di origine minerale o sintetica spesso non sono riciclabili. A fine vita vengono smaltiti in discarica. E quindi oltre ad avere un impatto ambientale importante a livello di produzione, hanno un altrettanto impatto ambientale a livello di smaltimento”.

“Considerate che un metro cubo di mattone di canapa e calce al posto che emettere anidride carbonica, quindi al posto di inquinare, toglie dall’atmosfera 20 kg di CO2. Un metro cubo di biocomposito di canapa e calce a bassa densità, quello che viene spruzzato oppure quello che viene gettato per isolare le coperture, i tetti o i sottofondi toglie 60 kg di CO2 dall’atmosfera. Quindi è facile immaginare, con i volumi e i numeri dell’edilizia, quanto un modello virtuoso, come l’edilizia naturale con la canapa e calce, possa essere in grado di contrastare i cambiamenti climatici”.

In passato la canapa industriale è stata messa al bando in molti Paesi, in quanto erroneamente associata alla marijuana, da cui differisce perché il suo principio attivo THC è inferiore allo 0,2%. In Europa il primo produttore è la Francia, che non ha mai smesso di coltivarla dal Dopoguerra. Spiega Ronchetti: "L'Italia, che era seconda solo alla Russia per produzione, ma prima per qualità della fibra, per colpa della confusione con la cannabis, ha visto fortemente ridimensionata la sua filiera industriale fino agli anni Novanta. Nell'ultimo periodo si è assistito ad un boom della coltivazione, quest'anno si è arrivati a 4000 ettari".

I materiali naturali nel settore delle costruzioni, pur rappresentando una risposta sostenibile, rappresentano ancora un mercato di nicchia. Una buona notizia arriva però dalla ricerca.

"La maggiore novità è questa", dice il professor Mike Lawrence dell'Università di Bath, uno dei ricercatori del progetto europeo Isobio, "Abbiamo realizzato un pannello in canapa con un legante naturale, e non con la calce, che lo rende più leggero, più resistente e un migliore isolante". Ha una lavorazione più veloce, perché non richiede giorni per asciugarsi, viene finito in fabbrica e piû facilmente installato con un gioco di incastri che non produce ponti termici. In generale è, dunque, in grado di competere meglio sul mercato con i materiali tradizionali di origine minerale.

Questa e altre innovazioni sono ora testate in differenti condizioni climatiche, nel Regno Unito e in Spagna, e dovrebbero essere disponibili dal 2020, quando peraltro l'Unione europea ci chiederà edifici a energia quasi zero, ovvero con un fabbisogno energetico quasi nullo.

Negli Stati Uniti la prima casa di canapa è stata costruita nel 2010, dal sindaco di Asheville: potete leggere qui un'altra storia.