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Le scuse di Facebook per le inserzioni "suprematiste"

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Le scuse di Facebook per le inserzioni "suprematiste"

Le scuse di Facebook per le inserzioni "suprematiste"
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Le mille scuse di Facebook

Nessun pollice all'insù, questa volta, per Facebook.
Dalla sede di Willow Park, nella Silicon Valley in California, il gigante dei social network è costretto ancora una volta alle scuse pubbliche.

Stavolta la creatura di Mark Zuckerberg è finita nel mirino di "The Intercept", sito d'investigazione fondato dal giornalista Glenn Greenwald, ex prima firma del "The Guardian".

Altro che "mi piace"...

Pubblicità "suprematiste"

"The Intercept" ha scoperto che Facebook ha consentito la pubblicazione di annunci pubblicitari destinati ai suprematisti bianchi, utilizzando come richiesta predefinita la dicitura "teoria complottista del genocidio bianco", che - secondo gruppi legati all'estrema destra - presuppone la volontà di causare l'estinzione dei bianchi.

Decine di migliaia di utenti interessati al "genocidio bianco"

Le pubblicità, a pagamento, sono state approvate direttamente dall'ufficio pubblicitario di Facebook.
Secondo il portavoce di Facebook, Joe Osborne, questi annunci sono generati attraverso revisioni automatiche e umane.
Gli annunci e le pubblicità finite nel mirino di "The Intercept" sono state già rimosse.

Secondo il sito d'inchiesta, decine di migliaia di utenti di Facebook hanno interesse alla teoria cospirazionista del **"genocidio bianco".

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Meglio che Zuckerberg controlli meglio....

Un anno di scuse

Mark Zuckerberger ha passato più tempo, in questo 2018, a chiedere scusa un po' a tutti che a progettare il futuro di Facebook, che sarà comunque improntato ad una maggiore sicurezza della privacy.

Proprio le falle nel sistema di sicurezza hanno causato mille problemi al re dei social network, a partire dallo scandalo Cambridge Analytica, legato al "Russiagate" (presunte influenze russe nella elezioni Usa del 2016) e proseguendo con i milioni di profili che sono stati violati e altri, falsi, che sono stati rimossi.

Quest'anno Zuckerberg è stato ascoltato al Congresso degli Stati Uniti e ha chiesto scusa, poi è andato all'Unione Europea e ha chiesto scusa, quindi - in questi giorni . è stato attaccato per le inserzioni "suprematiste" e ha chiesto scusa.

E pure Canada e Regno Unito vogliono spiegazioni - e, forse, scuse - per il caso Cambridge Analytica.
Della serie: anche i miliardari chiedono scusa.

A quando le prossime scuse?