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La grande festa per i due Nobel per la Pace

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La grande festa per i due Nobel per la Pace

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Il Nobel per la Pace è andato al tandem fatto dal ginecologo Denis Mukwege e la giovane attivista in difesa delle donne Nadia Murad, una 25 anni, sopravvissuta alle violenze inflitte dall'Isis alla comunità degli yazidi d'Iraq.

La yazida e il medico, i Nobel contro stupri di guerra

Lui, 63enne congolese, cura le orribili ferite delle donne vittime di stupri. Due generazioni, due mondi, uniti nella lotta contro "l'uso della violenza sessuale come arma di guerra".

Entrambi, ha annunciato a Oslo la presidente del comitato che assegna il prestigioso riconoscimento, "hanno dato un contributo cruciale e acceso i riflettori per combattere questi crimini di guerra".

Nadia Murad

Murad, ambasciatrice di buona volontà delle Nazioni unite e già insignita del premio Sakharov nel 2016, ha raccontato la sua prigionia nelle mani degli aguzzini jihadisti in una toccante un'autobiografia, 'L'Ultima ragazza' (pubblicata da Mondadori quest'anno). Con la prefazione del suo avvocato Amal Alamuddin Clooney, il libro racconta senza filtri l'inferno vissuto per tre mesi dalla giovane yazida, strappata nel 2014 dal villaggio in cui abitava nell'Iraq settentrionale e costretta dall'Isis alla schiavitù sessuale fino alla sua miracolosa fuga. Da allora la missione di Nadia è diventata divulgare e denunciare lo sterminio di migliaia di yazidi e la prigionia di tantissime giovani donne come lei. Per questo ha deciso di dedicare il Nobel a sua madre, uccisa dai jihadisti il giorno del suo rapimento, e a tutte le yazide e gli iracheni morti per mano dall'Isis. Il presidente iracheno Barham Saleh ha definito il riconoscimento "un onore per tutti gli iracheni che combattono il terrorismo e il fanatismo".

Denis Mukwege

Il ginecologo Mukwege, fondatore e anima dell'Ospedale Panzi di Bukavu, sua città natale nell'est della Repubblica Democratica del Congo, è considerato uno dei più grandi esperti mondiali negli interventi sugli organi interni danneggiati dalle violenze sessuali. Il suo ospedale si prende cura delle donne, spesso delle bambine, vittime di stupri di gruppo perpetrati da soldati e miliziani, in una terra martoriata dalle due guerre del Congo e dal conflitto del Kivu.

Le congratulazioni dell'Europa

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha twittato le sue congratulazioni spiegando che ha il "più profondo rispetto per il coraggio, la compassione e l'umanità che i premiati dimostrano nella loro lotta quotidiana".

Ma la vera gioia è esplosa nelle comunità delle vittime le cui soferenze sono state lenite dal medico e dall'attivista peraltro vittima essa stessa di stupro.

Le voci della vigilia

Correvano voci che il Nobel per la Pace sarabbe andato al Presidente Trump e il nordocoreano Kim Jong Un ma la scenta è caduta invece su due costruttori di pace che combattono nelle periferie del mondo.