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La difficile ricostruzione del Nepal a 3 anni dal terremoto

La difficile ricostruzione del Nepal a 3 anni dal terremoto
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Di Monica Pinna
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Gli aiuti di stato non bastano per ridare le case ai terremotati e i finanziamenti per coloro che abitano nelle regioni più remote sono del tutto insufficienti. E' il tema di questa puntata di Aid Zone

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Sono trascorsi tre anni dai terremoti che hanno distrutto buona parte del Nepal. La maggior parte dei senzatetto vive ancora in rifugi temporanei. Solo il 20% delle 750 mila case da ricostruire sono state terminate. Nel 60% peró i lavori sono ormai avviati.

Siamo stati nel distretto di Sindhupalchowk, quello che subì i danni piú gravi tre anni fa. Ogni strada e ogni villaggio sono un brulicare di operai, materiali e macchinari da costruzione.

Il sindaco di Chautara, la principale città del distretto, racconta che ci vorrà almeno un altro anno per ultimare tutte le abitazioni.

AMANSING TAMANG: Solo il 5% delle case qui ha resistito. Il resto è stato distrutto o gravemente danneggiato. La ricostruzione ha accumulato ritardi perché la gente pensava che solo gli edifici in cemento potessero resistere ai terremoti e non c'erano i soldi per costruirli. Poi la procedura amministrativa è lunga. I residenti non sempre conoscono le regole da seguire e questo ha aggiunto altri ritardi.

Il Governo ha organizzato la riconstruzione appoggiando i proprietari finanziariamente. Sarà il sigolo padrone di casa a gestire il cantiere e a doverlo terminare con un totale di quasi tre mila euro in aiuti. I fondi vengono erogati in tre rate solo se i lavori rispettano le norme anti-sismiche in ogni fase della ricostruzione. Ci vogliono tempo e soldi in più, che spesso mancano. Per questo i lavori si interrompono. Nel frattempo le condizioni di vita sono precarie.

Monica Pinna, Euronews: La maggior parte dei nepalesi che ha perso la casa vive in questo tipo di rifugio in lamiera. Queste baracche sono fredde d'inverno e roventi d'estate. Oggi l'80% dei terremotati vive ancora in rifugi così. Andiamo a vedere come sono dentro.

Questa baracca appartiene a Nany Maya, misura circa 15 metri quadrati. Questa stanza è diventata la sua cucina, camera da letto e soggiorno.

NANY MAYA SHRESTHA, terremotata: La mia vecchia casa, proprio qui dietro, è stata distrutta dal terremoto. Era più grande e più comoda di questa capanna, dove ho vissuto per tre anni. I soldi che ho ricevuto dal governo non bastano. Ho dovuto comprare sabbia, malta, cemento, rinforzi in acciaio per il cemento armato e mattoni. Ma non basta.

Nany Maya ha costruito le fondamenta della sua futura casa con la prima rata della sovvenzione e un ulteriore aiuto finanziario da parte dei familiari. I lavori ora sono sospesi mentre aspetta la seconda rata ed altri aiuti dalla famiglia.

La situazione diventa più complessa quando le famiglie non hanno alcuna risorsa e devono chiedere prestiti esterni. Il Direttore nazionale dell'UNDP per il Nepal ci spiega quali dinamiche si instaurano.

RENAUD MEYER, UNDP, NEPAL: Molti terremotati sono in zone remote dove i prezzi dei materiali da costruzione sono più alti rispetto alle località di pianura quindi, sommando tutto, non riescono ad avere la nuova casa per meno di 3.000 euro. La gente vuole la casa, ma l'accesso ai finanziamenti è molto limitato, quindi i senzatetto ricorrono a prestiti informali dove i tassi di interesse vanno dal 20 al 60% .

Nella prossima puntata di Aid Zone vedremo come l'agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, ha relizzato un progetto finanziato dall'Unione Europea per costruire case anti-sismiche a costi ridotti.

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