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Italia, 40 anni dopo la legge 194 "è in corso una guerra civile sull'aborto"

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Italia, 40 anni dopo la legge 194 "è in corso una guerra civile sull'aborto"

Italia, 40 anni dopo la legge 194 "è in corso una guerra civile sull'aborto"
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Un murale a Dublino dove il 25 maggio si vota sull'aborto - Reuters/Clodagh Kilcoyne
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Quarant'anni dopo l'approvazione della legge 194/78 che ha legalizzato l'interruzione volontaria di gravidanza (era il 22 maggio 1978), in Italia si assiste ad un progressivo arretramento sul fronte del diritto delle donne ad abortire tanto che la "situazione è la peggiore dalla fine degli anni '70".

Lo denuncia LAIGA, Libera Associazione Italiana Ginecologi, secondo cui l'aumento dei ginecologi obiettori costringe le donne che desiderano interrompere volontariamente una gravidanza a ricorrere ad aborti clandestini che mettono a repentaglio la loro salute.

In calo le interruzioni volontarie di gravidanza, aumentano sempre più gli obiettori

Come riporta Agi, "gli obiettori di coscienza che si rifiutano di praticare interruzioni di gravidanza sono addirittura il 70,9%. Nel 2005 erano il 58%. Il che significa, numeri alla mano, che solo tre ginecologi su 10 sono disponibili". Tra gli anestesisti il 48,8% fa obiezione.

In parallelo, in Italia si assiste alla recrudescenza di campagne contro l'aborto legale ad opera di vari gruppi pro-vita che si sono resi protagonisti dell'affissione di controversi manifesti per le strade di Roma e Genova. Sabato 19 maggio la "galassia ultracattolica", come è stata definita dal giornalista Leonardo Bianchi che da tempo copre queste tematiche, ha sfilato in corteo a Roma dove si è tenuta l'ottava edizione della Marcia per la Vita.

In vista del quarantennale della #legge194, il mondo #ultracattolico e "#anti-gender" è decisamente in fibrillazione. Circa un mese fa, la onlus ProVita - vicina a Forza Nuova - ci aveva deliziato affiggendo un enorme manifesto #antiabortista a Roma. In questi giorni ne è apparso un altro (questo è sotto casa mia) con con il delicatissimo slogan “L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo". La firma è dell'associazione #CitizenGo. Per chi non la conoscesse, si tratta di una sorta di MoveOn ultracattolico e conservatore che è presente in diversi paesi. Nasce nel 2013 come fondazione per mano di HazteOir, un’associazione spagnola a sua volta legata a El Yunque, una società segreta messicana di estrema destra. Nel direttivo della sezione italiana di CitizenGo, invece, ci sono figure che fanno parte di Generazione Famiglia - emanazione italiana de La Manif pour tous - e del comitato Difendiamo i nostri figli, lo stesso che ha organizzato i #FamilyDay del 2015 e 2016. La strategia di fondo, dunque, è sempre quella delinata da Yàdad De Guerre nella sua ottima inchiesta sul movimento "no-gender": "Il meccanismo è complesso, ma allo stesso tempo abbastanza elementare. Ogni rappresentanza di un comitato A è a capo di un’altra associazione B1 o di un altro comitato B2; all’interno di questi ultimi enti B1 e B2, vi sono raggruppati alcuni portavoce di altre associazioni C che risultano essere nel comitato A; oppure B1 e B2 vengono organizzati in modo piramidale e/o tentacolare, dislocandoli sul territorio, così da dare spazio a gente che fa parte del comitato A da cui si è partiti. [...] Si rintracciano pochi soggetti fisici, ma tanti soggetti giuridici [...]. Attraverso organismi che dovrebbero essere associativi, però, quelle poche voci ripetono la stessa litania per dieci, venti, cento volte". Curiosamente, insomma, questi personaggi denunciano a spron battuto le manovre occulte della famigerata "lobby LGBT"; di fatto, però, si comportano come una vera e propria lobby.

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Presenti anche esponenti della politica come Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia e i leghisti Lorenzo Fontana, vicepresidente della Camera, e Giancarlo Giorgetti.

"Al di là dei triti slogan e dei numeri (esigui) visti in piazza sabato, la rete ultracattolica italiana—grazie alla spinta propulsiva e federativa della grande crociata contro l’ideologia gender, e all’appoggio di pezzi importanti del Vaticano—si è ormai strutturata come una vera e propria lobby", scrive Bianchi. "Opera su “campi e obiettivi mirati” e agisce per “spontaneo convergere di interessi: non [nasce] per iniziativa della gerarchia, non [elegge] un proprio partito, ma fa pressing su tutti. Il modello è più americano che italiano.”

Silvana Agatone, presidente di LAIGA, denuncia il tentativo di queste associazioni di "demonizzare le donne che scelgono di interrompere la gravidanza".

Secondo Agatone, al di là del numero ufficiale di obiettori, esistono negli ospedali tecniche di "protesta" messe in atto da parte del personale sanitario per opporsi all'interruzione di gravidanza come rifiutarsi di portare le pazienti nella sala in cui avviene l'aborto o non sterilizzare i ferri necessari.

"È sempre peggio", dice a euronews. "Questo mese ho visto cose che non avevo mai visto prima. È in corso una guerra civile sull'aborto".

Secondo Irene Donadio, portavoce per la International Planned Parenthood Federation European Network, gli obiettori di coscienza sono in aumento perché godrebbero di più facili avanzamenti di carriera negli ospedali.

"Molte donne sono costrette a viaggiare fino ad ospedali dall'altra parte del Paese per ricevere le cure a cui hanno diritto". Secondo Donadio, la crescita del populismo in Italia è il terreno fertile su cui poggia il discorso dei movimenti pro-vita in Italia. "Godono di una influenza politica sempre più grande - soprattutto ora che la Lega ha vinto le elezioni e si appresta a formare un Governo", ha aggiunto. "È vicina alle posizioni di Trump e ha un'agenda molto repressiva nei confronti dei diritti in tema di salute riproduttiva delle donne. E il M5S flirta con la destra: dal loro programma sembra che abbiano più a cuore che i bambini smettano di vaccinarsi rispetto ai diritti delle donne e al modo in cui sono trattate in ospedale".

Filomena Gallo, avvocato, segretario Ass.Luca Coscioni, evidenzia l’esistenza in Italia di un numero ‘sommerso’ di donne che si affidano al web o ad altri canali per cercare pratiche di aborto clandestino. Nell'ultima Relazione al Parlamento, il Ministro della salute sottolinea che un terzo delle IVG totali in Italia continua ad essere a carico delle donne straniere, le quali fanno registrare un tasso di abortività maggiore alle italiane relativamente a tutte le classi di età (quella di 20-24 anni per le straniere rimane la più colpita, con un tasso 3.5 volte superiore a quello delle italiane; mentre per le italiane i tassi più alti si osservano tra i 25 e i 29 anni). L'associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna #LiberaDiScegliere e in cui le donne parlano di aborto alle altre donne.

"La più grande campagna pro life nella storia d'Italia"

Questa settimana l'associazione onlus ProVita, dietro all'affissione a Roma di un enorme cartellone con un feto accompagnato da scritte anti-aborto, ha lanciato quella che definiscono "la più grande campagna pro life nella storia d'Italia" in 100 province. "L’Italia sarà coperta da messaggi portati da camion vela" che "ricorderanno una verità scomoda: con l’aborto muore sempre almeno un essere umano", scrivono in un comunicato. La campagna è introdotta da una conferenza stampa a Montecitorio organizzata proprio per il 22 maggio, anniversario della legge 194.

I camion vela e i manifesti di ProVita, dislocati in 100 Province italiane, lanciano messaggi diversi. Da Non sono un fatto politico, non sono un’invenzione della Chiesa. Sono un bambino, guardami"

Tra le associazioni attive contro l'aborto, a fronte di una "perdita d’influenza della storica sigla antiabortista italiana, il Movimento per la Vita", dice Leonardo Bianchi, ci sono: Popolo della Vita – Il Trifoglio, CitizenGo, Generazione Famigli, comitato Difendiamo i nostri figli, Universitari per la Vita, Famiglia Domani, Sud Protagonista e Magnitudo Italia, "composto principalmente da membri del Fronte della Gioventù di via Ottaviano, organizzazione giovanile di estrema destra".

Il loro linguaggio, secondo la sociologa Giorgia Serughetti, "si sarebbe raffinato per conquistare un pubblico più largo, facendo prima di tutto ricorso alla stessa terminologia dei diritti umani". Un linguaggio "più di sinistra".

Tutte queste sigle sono ufficiosamente federate in un network continentale chiamato Agenda Europe.

Secondo Alessandro Fiore, portavoce di ProVita Onlus, si tratta di "una rete informale di associazioni che hanno riunioni confidenziali come qualsiasi altra riunione di lavoro. Non ci sono rapporti particolari con enti e partiti politici, come onlus cerchiamo di avere rapporti con tutti, in particolare con i partiti in Parlamento".

Alessandro Fiore è figlio di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova. Davanti all'accuse che ProVita non sia un’associazione apartitica e apolitica bensì il "volto ascoltabile" di FN, "riuscendo a compiere un’azione di lobby su parlamentari e persone che mai ascolterebbero un partito di estrema destra come Forza Nuova", come scrive il Corriere, Fiore a euronews risponde così. "Come fanno le opinioni politiche di un parente di un membro di un’associazione a definire le finalità dell’associazione? Ci sono membri di ProVita ciascuno con il proprio credo politico, non possiamo discriminare sulle basi di questo".

Dal prossimo governo, probabilmente gialloverde, ProVita si aspetta "un progresso dal punto di vista dei temi sia della famiglia che della vita, ripresi in forma vaga nel contratto. Staremo a vedere, non sappiamo se è una dimenticanza ma non ci facciamo illusioni. Bisogna agire sui temi evidenti come la terribile crisi della natalità e il sostegno alle famiglie".

Fiore auspica che "l’obiezione di coscienza aumenti ancora" e non si dice preoccupato dai dati. "La libertà di scelta non è vera libertà di scelta, la scelta finisce dove iniziano i diritti altrui. L'aborto come scelta delle donne è un grande equivoco, non riguarda solo il proprio corpo ma anche quello del bambino nel grembo".

Secondo Fiore bisogna combattere l'idea che la legalizzazione dell'aborto produca una diminuzione del numero di aborti, adducendo il fatto che negli anni dopo l'entrata in vigore della legge essi siano aumentati. Eppure, fa notare AGI, gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (Igv) sono calati drasticamente dal 1982, anno del picco massimo, a oggi. Nell'82 infatti si registrarono qualcosa come 234.801 aborti volontari, mentre nel 2016, ultimi dati disponibili forniti dal ministero della Salute, gli interventi sono stati 84.926.

Quarant'anni dopo l'introduzione della legge in Italia, nella cattolica Irlanda, ci si prepara ad un referendum sullo stesso tema, che si terrà il 25 maggio e che potrebbe legalizzare l'interruzione volontaria di gravidanza fino alla dodicesima settimana. Oggi l'aborto è consentito solo se la madre è in pericolo di vita. Un caso che è stato contemplato dal legislatore appena cinque anni fa.