Il ritrovamento della salma di Ran Gvili era la condizione posta da Israele per riaprire il valico ai pedoni. Il transito sarà monitorato da Ue e funzionari locali sotto sorveglianza israeliana. Intanto a Gaza nuove vittime per scontri e gelo. Incendiata la sede Unrwa a Gerusalemme
L'esercito israeliano ha confermato il ritrovamento del corpo di Ran Gvili, l'ultimo ostaggio rimasto nella Striscia di Gaza. Il recupero della salma era la condizione che Israele aveva posto nelle scorse ore per consentire la riapertura parziale del valico di Rafah.
Il portavoce dell'Idf ha spiegato che la salma è stata identificata e sta per essere sepolta in Israele. "Con questo, tutti i rapiti dalla Striscia di Gaza sono stati restituiti", ha aggiunto.
Il ritrovamento delle spoglie dell'ultimo ostaggio ancora nella Striscia apre alla seconda fase del cessate il fuoco. Il ritorno di tutti gli ostaggi rimasti, vivi o morti, era un elemento chiave, e la famiglia di Gvili aveva esortato il governo israeliano a non procedere con l'accordo mediato dagli Stati Uniti fino a quando i suoi resti non fossero stati recuperati e restituiti.
In precedenza, Israele aveva dichiarato di aver accettato la riapertura del valico di Rafah, che collega Gaza all'Egitto, ma "solo per il passaggio pedonale e soggetto a un meccanismo di ispezione israeliano completo".
Lo aveva annunciato nelle prime ore di lunedì l'ufficio del primo ministro senza fornire ulteriori dettagli, tuttavia funzionari militari citati da media israeliani parlano di diversi giorni per completare la riapertura.
Secondo la nota, l'apertura era subordinata al fatto che Hamas compisse uno sforzo "al 100 per cento" per individuare il corpo di Ran Gvili.
La Radio militare israeliana ha specificato che "la supervisione israeliana del processo di uscita sarà limitata al solo monitoraggio a distanza", ma saranno condotte da "funzionari palestinesi e monitorate dagli ispettori della missione dell'Unione europea".
Tuttavia, prosegue la radio, "coloro che entreranno nella Striscia di Gaza saranno poi trasferiti attraverso un corridoio speciale" dove saranno "sottoposti a ispezioni da parte delle agenzie di sicurezza israeliane per impedire il contrabbando di mezzi proibiti o l'ingresso di persone non autorizzate”.
La riapertura del valico di Rafah era legata al ritrovamento di Ran Gvili
Domenica Israele aveva dichiarato che stava conducendo una "operazione su larga scala" per localizzare l'ultimo ostaggio a Gaza e che avrebbe successivamente consentito una "riapertura limitata" del valico di Rafah tra la Striscia e l'Egitto una volta recuperati i resti.
Nel fine settimana, gli inviati statunitensi hanno incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu, facendo pressione per riaprire il valico.
L'esercito israeliano ha poi dichiarato di stare perlustrando un cimitero nel nord di Gaza vicino alla "linea gialla", che delimita le parti del territorio palestinese controllate oggi da Israele.
Un funzionario militare israeliano ha detto che squadre di ricerca specializzate, insieme a esperti di odontoiatria forense e rabbini, erano presenti anche nell'area di Shijaiya-Tuffah di Gaza City, dove si riteneva che Gvili fosse stato sepolto.
Israele ha ripetutamente accusato Hamas di ritardare il recupero dell'ultimo ostaggio, mentre il gruppo armato palestinese ha anche accusato i militari israeliani di ostacolare gli sforzi per cercare i resti nelle aree dell'enclave sotto il loro controllo.
Altri morti nella Striscia per scontri a fuoco e freddo
Il valico di Rafah, che avrebbe dovuto riaprire a ottobre come parte della prima fase del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, è un punto di ingresso vitale per gli aiuti a Gaza. È sotto il controllo militare israeliano dal 2024.
I leader mondiali e le organizzazioni umanitarie hanno ripetutamente chiesto di fornire maggiori aiuti al devastato territorio palestinese. La pressione per l'apertura del valico si è fatta sempre più forte, dopo che questo mese Trump ha annunciato che la seconda fase del cessate il fuoco è in corso.
Nonostante la tregua formale un palestinese è stato ucciso nel nord-est di Gaza City, secondo l'agenzia locale Wafa: Mohammad Khaled Abdel Moneim è stato colpito alla testa da un proiettile sparato nella zona di Zarqa. Secondo l'agenzia, dall'entrata in vigore del cessate il fuoco l'11 ottobre scorso sono stati uccisi 484 e feriti 1321 palestinesi.
Nella zona di Khan Younis una profuga di 63 anni è deceduta invece a causa delle temperature fredde nella Striscia, un'emergenza che sta colpendo migliaia di persone che vivono nelle tende dopo essere fuggite da bombardamenti e operazioni militari, ha avvertito l'Onu.
Incendiata la sede dell'Unrwa a Gerusalemme
Nel frattempo, la sede dell'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi a Gerusalemme est è stata data alle fiamme, giorni dopo che i bulldozer israeliani hanno iniziato a demolire il complesso.
"Dopo essere stata presa d'assalto e demolita dalle autorità israeliane, la sede dell'Unrwa a Gerusalemme Est occupata è stata data alle fiamme", ha scritto l'agenzia in un comunicato di domenica.
"Permettere questa distruzione senza precedenti è l'ultimo attacco alle Nazioni Unite nel tentativo in corso di smantellare lo status dei rifugiati palestinesi nei Territori palestinesi occupati e di cancellare la loro storia", ha aggiunto.
Sebbene non si sappia chi abbia appiccato l'incendio, Roland Friedrich, direttore dell'agenzia in Cisgiordania, ha dichiarato che i coloni israeliani sono stati visti di notte mentre saccheggiavano l'edificio principale per i mobili.
Nel maggio 2024, l'Unrwa ha chiuso il suo complesso dopo che i coloni israeliani hanno appiccato il fuoco due volte al perimetro dell'edificio, causando danni ingenti.