Popolazione dei lupi in Italia: oggi stimata in 3.000-3.500 esemplari. All’inizio degli anni ’70 erano prossimi all’estinzione nel Paese.
A inizio gennaio, un video girato in una via residenziale di Pesaro, nel nord Italia, è diventato virale. Ripreso dall’interno di un’auto, mostra un lupo che corre a pochi metri di distanza, con le luci di un bar alle spalle, e poi scompare in una strada laterale.
Nelle ultime settimane si sono registrati decine di avvistamenti simili nelle aree urbane della Romagna, comprese le città di Rimini e Cesena.
Sui social circolano clip con lupi che passeggiano davanti alle case; in un video un branco di tre esemplari divora un gatto in strada.
Questi avvistamenti, ormai abituali, hanno acceso il dibattito sul ritorno della fauna selvatica e sul suo impatto problematico sull’uomo. È un tema di convivenza emerso anche in altri Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Spagna.
Branco di lupi: stop ai voli all’aeroporto di Rimini Fellini
Il 6 gennaio l’aeroporto regionale Rimini Fellini ha sospeso tutte le partenze e gli arrivi. Il problema non era il maltempo, che colpiva altri scali europei, ma un branco di quattro lupi avvistato vicino alla pista.
Per fortuna, è stato coinvolto un solo volo, perché in inverno l’operatività dello scalo è ridotta. Ma la vera domanda è perché gli animali fossero lì.
Pier Claudio Arrigoni, esperto di fauna selvatica e caccia nella zona di Rimini, ha spiegato ai media locali che i lupi, presenti nell’area da due anni, sono stati probabilmente attratti in aeroporto dalle lepri, dopo essere stati allontanati dalla neve dai loro abituali territori di caccia.
Residenti a Rimini creano un comitato per l’emergenza lupi
La stessa domanda se la pongono i residenti, preoccupati, e a Rimini è attivo uno “Sportello Lupo” dedicato alle richieste.
Secondo Tania Bascucci, naturalista che lavora allo sportello, i sacchi della spazzatura, i cassonetti e persino il cibo per cani nei giardini attraggono i lupi in città.
Gli attacchi all’uomo sono rari, solo quando lupi si abituano troppo alla presenza delle persone e perdono il timore naturale, ha spiegato.
Cani, pecore, capre e altri bestiame vengono invece attaccati perché sono prede facili.
«Il nostro consiglio è di ricoverare gli animali di notte in un recinto chiuso», ha detto ai media locali. «Un tradizionale recinto “antilupo” deve avere la sommità ripiegata di circa 45 gradi per impedire all’animale di arrampicarsi e passare».
Ma consigli di questo tipo non soddisfano tutti.
A Rimini i residenti hanno creato un comitato per l’emergenza lupi, indicando nell’aumento della popolazione di lupi il nodo principale.
In Italia oggi i lupi sono 3.000-3.500; all’inizio degli anni Settanta erano prossimi all’estinzione nel Paese.
«Dobbiamo scegliere se lasciare il nostro territorio ai lupi o agli esseri umani; non c’è convivenza», hanno affermato in una dichiarazione senza giri di parole.
«Non conosciamo i lupi perché qui non ci sono da almeno 100 anni. All’epoca i contadini giravano con il fucile e c’erano “cacciatori di lupi” pagati per eliminarli».
La frustrazione nasce dai consigli delle autorità di tenere gli animali domestici in casa di notte o costruire recinti più sicuri all’esterno.
«Ora vogliono farci credere che il problema siamo noi. Saremmo costretti a montare recinzioni alte due o tre metri, barriere interrate, elettrificazione e filo spinato, spesso vietato, e a tenere cani e gatti confinati», prosegue la dichiarazione.
«Ma in campagna i cani sono da guardia, non di compagnia; i gatti servono a tenere lontani topi e ratti».
WWF: «La presenza dei lupi è una risorsa»
Nonostante la raffica di avvistamenti e di attacchi agli animali, le associazioni ambientaliste mettono in evidenza i benefici del ritorno dei lupi.
La sezione del WWF con sede a Rimini ha affermato che la presenza dei lupi è «una risorsa».
«Ripristina l’equilibrio del territorio e limita la popolazione di cinghiali, cresciuta in modo esponenziale», ha aggiunto.
Le autorità locali sostengono però che questo approccio sia in contrasto con l’orientamento europeo. Lo scorso anno il Parlamento europeo ha declassato lo status di protezione del lupo nell’UE da «strettamente protetto» a «protetto».
Ciò significa che gli Stati membri ora hanno maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni di lupi, per migliorare la convivenza con l’uomo e ridurre l’impatto di una popolazione in crescita nell’UE.
Potranno inoltre adottare misure più adatte alle specifiche condizioni regionali.
Le autorità dell’Emilia-Romagna sottolineano però che il piano nazionale di gestione, a cui le regioni devono attenersi, non è stato aggiornato dal 2002 e non recepisce il declassamento del lupo a specie protetta a livello europeo.
A fine mese i sindaci, il prefetto e i Carabinieri forestali si incontreranno per rivedere la strategia di contenimento.