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Giustizia in Polonia: governo invia una lista di nomi... senza nomi

Giustizia in Polonia: governo invia una lista di nomi... senza nomi
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Reuters
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Aumentano ancor di più i dubbi sull’indipendenza della magistratura polacca dall’esecutivo dopo che il governo ha risposto ad una richiesta di trasparenza da parte di un’associazione inviando una lista di 67 pagine vuota (la trovate in fondo, n.d.R.). Un elenco numerato ma senza nomi.

Tutto inizia quando un think thank locale, Civil Development Forum, fa richiesta al Ministero della Giustizia di ricevere i nomi dei giudici che hanno sostenuto i candidati eletti nel Consiglio Nazionale della Magistratura.

Dopo un'attesa di due mesi, il Ministero invia la risposta, aggiungendo che avrebbe omesso solamente alcune informazioni. Il risulato è 67 pagine di nomi “sbianchettati”. Una lista di nomi senza nomi, insomma.

Il Consiglio Nazionale della Magistratura (NCJ) è l’organo costituzionale responsabile per salvaguardare l’indipendenza delle corti e l’imparzialità dei giudici. Il suo compito principale è quello di esprimersi sulla nomina dei togati.

Secondo la costituzione, il NCJ è composto da 25 membri, 15 dei quali eletti dai loro pari, ma la carta costituzionale non lo specifica chiaramente. L'anno scorso il partito al governo, Diritto e Giustizia (PiS) ha fatto passare un emendamento che mette questo organismo sotto il controllo della camera bassa del Parlamento (la Sejm), ora responsabile per l’elezione dei 15 giudici del NCJ.

L’emendamento è stato duramente criticato sia in Patria che nell’Unione Europea. La Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, nota come Commissione di Venezia, ha scritto che la riforma mette seriamente a rischio l’indipendenza di tutte le parti del sistema giudiziario polacco.

“Il Ministro della Giustizia ha costantemente assicurato all’opinione pubblica che tutto il processo elettorale dell’NCJ sarebbe stato completamente trasparente”, dice a euronews Patryk Wachowiec, Legal analyst di Civil Development Forum (FOR Foundation)

La FOR Foundation ha presentato a gennaio una mappa delle connessioni tra Ministero della Giustizia (che è anche Procuratore Generale, un membro del Parlamento e leader del partito PiS) e i 17 giudici candidati (tra i 10mila presenti nel Paese in totale).

“La grande maggioranza di loro sono direttamente o indirettamente legati al Ministro – sono stati suoi sottoposti oppure sono stati da lui nominati come presidenti delle corti ordinarie. Questa relazione non ne garantisce l’indipendenza”, continua Wachowiec.

Un problema di trasparenza

I candidati avrebbero dovuto raccogliere almeno 25 voti dagli altri giudici. “La legge è stata emendata di modo che solo il Ministro o il Presidente della Camera, entrambi politici, abbiano informazioni sui giudici che abbiano dato voto favorevole ai candidati, allora abbiamo chiesto loro di darci la lista di questi giudici”.

Quest’ultimo ha rifiutato asserendo che l’informazione lederebbe il “diritto alla privacy”, mentre il Ministero di Giustizia ha inviato la lista senza nomi e senza giustificare la scelta.

“Da quando PiS ha vinto le elezioni nel 2015, il livello di trasparenza è sensibilmente calato”, conclude Wachowiec. “Molte informazioni non vengono date o diffuse con ritardi sostanziali. Quindi i giornalisti e i cittadini comuni sono costretti a ricorrere ai tribunali per averle”.

Il think thank ha annunciato azione legale contro il Ministero di Giustiza davanti alla Corte Regionale Amministrativa di Varsavia.

Questa settimana si sono registrati segnali di parziale retromarcia da parte del governo di destra, bloccato in una battaglia che dura ormai due anni con l'Unione europea sull'indipendenza della magistratura. Giovedì la Camera bassa del Parlamento ha approvato degli emendamenti: uno di essi eliminerebbe la possibilità del ministro della Giustizia di licenziare i giudici senza consultazione.

Dopo il Senato, gli emendamenti devono ancora essere approvati dal Presidente Duda.

In precedenza, la Commissione aveva accennato alla possibilità di raggiungere un accordo che avrebbe eliminato la minaccia di punire la Polonia con delle sanzioni. Altri paesi dell'UE hanno preso in considerazione la possibilità di far dipendere i finanziamenti UE alla Polonia dalle riforme sullo Stato di Diritto.

Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione, si è recato in visita a Varsavia per incontrare il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. Entrambe le parti starebbero cercando alacremente di risolvere la controversia. Il leader di Diritto e della Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, ha detto di recente che c'era un "80 per cento" di possibilità di successo.

Tuttavia, i giudici polacchi continuano a nutrire sospetti. Il capo della Corte suprema del paese, Malgorzata Gersdorf, ha respinto queste concessioni come puramente "illusorie".