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Gli svizzeri votano "no", continueranno a pagare il canone tv

Gli svizzeri votano "no", continueranno a pagare il canone tv
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Di Cinzia Rizzi
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Fallita l'iniziativa "No Billag", al referendum ha vinto chi vuole continuare a pagare il canone. Ma dal 2019, costerà meno

L'iniziativa No Billag ha fallito. E' stato il "no" a vincere a mani basse in Svizzera, nel referendum per l'abolizione del canone radiotelevisivo. Il 71,6% dei votanti ha bocciato l'idea promossa dalla destra elvetica. In nessuno dei 26 cantoni è stato il "sì" a prevalere, con la partecipazione che si è assestata al 54,1%. E anche se gli svizzeri continueranno a pagare il canone, vedranno ridursi il costo annuale: dagli attuali 451 franchi, a 365, circa 315 euro.

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"Il dibattito sul servizio televisivo pubblico è stato anche un'opportunità per noi", spiega Gilles Marchand, direttore generale della Società svizzera di radiotelevisione (SSR). "Il paradosso è che un'iniziativa così estremista ci abbia permesso di intavolare un ricco dibattito sul servizio pubblico, sul suo ruolo e sui suoi finanziamenti. Le critiche sono spesso utili e costruttive e noi le abbiamo ascoltate".

Promossa dall'Unione democratica di centro e dal Partito liberale radicale, l'iniziativa No Billag giudicava il canone come "una tassa che limita la libertà di ogni individuo e la concorrenza sul mercato dei media". Ma governo e parlamento elvetici avevano invitato gli elettori a votare "no", per non danneggiare la qualità e la pluralità dei media svizzeri.

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