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Profilo basso e alta politica, Gentiloni il premier che non vuole nemici

Profilo basso e alta politica, Gentiloni il premier che non vuole nemici
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Di Cecilia Cacciotto
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Diventa premier 'per caso' con il compito di portare a termine la legislatura, s'impone come leader traghettatore di livello internazionale

L’impossibilità di fartelo nemico è la sua forza, il motivo per cui è arrivato a Palazzo Chigi.

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Questa la frase che circola quando Paolo Gentiloni è  incaricato dal presidente Mattarella di portare a termine la legislatura.

Nato a Roma nel 1954, di famiglia nobile, frequenta prima un istituto che adotta il metodo Montessori poi, negli anni Settanta, il Tasso, liceo della borghesia romana.

È negli anni del liceo che scappa di casa, va a Milano per partecipare a una manifestazione dove conosce Mario Capanna e il suo Movimento studentesco.

L'impegno politico inizia qui. Segue la scelta di fare Scienze politiche e di militare nella sinistra extraparlamentare. Attività che lo porterà a scrivere e a diventare giornalista, carriera che sarà breve ma movimentata, stringe un forte rapporto con Francesco Rutelli, sindaco di Roma di cui diventa portavoce.

La sua è una carriera politica silenziosa ma in perenne ascesa: dagli incarichi in Giunta passando per le primarie per diventare sindaco di Roma, in cui viene stoppato. In parlamento, sarà ministro delle Comunicazioni e degli Esteri prima di diventare premier nel dicembre del 2016 .

Assume l'incarico non curandosi della corona di spine che gli fanno indossare i suoi detrattori, che dicono sia la longa manu di Matteo Renzi.

Lui guarda e passa e si impone come il leader dell'Italia che si è lasciata alle spalle la grande crisi. Molto apprezzato in seno alle istituzioni europee, riceve anche l'endorsement del presidente francese Emmanuel Macron, che ne apprezza il dinamismo in Europa e la gestione dei flussi migratori.

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