Turchia: dichiarato innocente l'insegnante torturato e ucciso dopo fallito golpe

Turchia: dichiarato innocente l'insegnante torturato e ucciso dopo fallito golpe
Di Euronews
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Gökhan Açıkkollu era stato arrestato con l'accusa di terrorismo. Picchiato quotidianamente per 13 giorni, era morto in cella per un attacco cardiaco. Un anno e mezzo dopo è stato scagionato e reintegrato nel suo posto di lavoro

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Gökhan Açıkkollu, un insegnante turco imprigionato e torturato a morte dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016 con l'accusa di essere un sostenitore di Fetullah Gülen, è stato riconosciuto innocente un anno e mezzo dopo il decesso e reintegrato nel suo posto di lavoro. Ad annunciarlo è stato il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) guidato dal presidente Erdogan.

Il reintegro è stato deciso dal ministro dell'Istruzione lo scorso 7 febbraio e il documento ufficiale inviato alla moglie di Açıkkollu, anche lei sollevata dal suo lavoro di insegnante da un decreto del governo subito dopo il fallito golpe.

Açıkkollu era stato arrestato il 24 luglio 2016 con l'accusa di terrorismo. Nei 13 giorni in cui è rimasto in custodia è stato sottoposto quotidianamente a torture fisiche e psicologiche, senza mai essere ufficialmente interrogato.

Durante il periodo di detenzione è stato trasportato più volte in ospedale per essere curato ma, nonostante abbia denunciato le violenze subite ai medici, le sue dichiarazioni non sono mai state riportate nei referti medici, così come i segni delle violenze fisiche subite.

I suoi aguzzini l'hanno schiaffeggiato e preso a calci, oltre a sbattergli più volte la testa contro il muro. Secondo il referto medico ad uccidere l'insegnante è stato un attacco cardiaco, anche se la visita medica a cui era stato sottoposto prima del suo ingresso in cella non aveva mostrato nessun problema al cuore.

I soccorsi, dopo il malore fatale, sono stati tardivi e Açıkkollu sarebbe morto in cella, anche se in base al referto l'insegnante è spirato in ospedale.

La sua famiglia è stata costretta ad usare la propria auto per trasportare il corpo nella sua città natale nella provincia di Konya. Qui l'imam della moschea locale si è rifiutato di officiare il funerale a causa delle istruzioni impartite dalla Direzione Affari Religiosi secondo cui "i funerali per i traditori non possono essere officiati". La Turchia ha sospeso o licenziato oltre 150mila giudici, insegnanti, agenti di polizia e altri dipendenti pubblici dal fallito colpo di stato.

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