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Turchia, Merkel: ''attivisti in carcere motivo di grande preoccupazione''

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Turchia, Merkel: ''attivisti in carcere motivo di grande preoccupazione''
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Restano in prigione in Turchia sei dei dieci attivisti per i diritti umani, fermati due settimane fa durante un seminario sulla sicurezza informatica tenutosi a Istanbul. I magistrati turchi li accusano di aver «commesso reati nel nome di un’organizzazione terroristica senza esserne membri». Tra di loro c‘è anche un consulente tedesco di Amnesty International.


“Questo è un altro di quei casi nei quali persone innocenti rimangono incastrate nelle ruote del sistema giudiziario e finiscono in carcere. Questo è motivo di grande preoccupazione e faremo tutto il possibile per aiutare queste persone, in particolare il connazionale Peter Steudtner”, ha dichiarato la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Nel frattempo sono scesi in strada a Londra gli impiegati della sede britannica dell’organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei diritti umani, per chiedere che i loro colleghi vengano rilasciati.


“Non c‘è spazio nella Turchia di oggi per una società civile critica e indipendente, per un’informazione critica e indipendente. Questo va cambiato nella Turchia di Erdogan, un Paese che sta prendendo un cammino oscuro e pericoloso”, ha spiegato John Dalhuisen, Direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia Centrale.

Quattro degli attivisti fermati lo scorso luglio sono stati liberati su cauzione, mentre per gli altri, tra i quali la direttrice di Amnesty Turchia Idil Eser, è stata disposta la custodia cautelare, che nel Paese può durare fino a cinque anni.

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