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Amnesty International: 2015 annus horribilis per i diritti umani

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Di Euronews
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Amnesty International: 2015 annus horribilis per i diritti umani

Il 2015 annus horribilis dei diritti umani. Il mondo ha fatto segnare passi indietro secondo Amnesty International, il cui rapporto annuale mette al centro la questione siriana e il sistematico fallimento delle Nazioni Unite nel chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni.

Conflitti, crisi umanitarie, crimini di guerra e contro l’umanità sono in crescita e allo stesso tempo si denuncia una generale indifferenza nei confronti del destino di milioni di civili vittime dei conflitti.

“Amnesty International documenta e condanna le violazioni dei diritti umani da parte di gruppi armati, Stato islamico, Boko Haram, l’Ypg il gruppo militare curdo e altri – dice Salil Shetty, segretario generale dell’organizzazione – ma le azioni di questi gruppi non possono essere usate dai governi come giustificazione per violare a loro volta i diritti umani e ottenere un vantaggio nel breve termine, che si tratti della sorveglianza di massa attuata dagli Stati Uniti, della legge contro le Ong in Russia, della Turchia o della Nigeria che usano le forze di sicurezza contro le proprie popolazioni”.

30 Stati hanno rimandato illegalmente rifugiati verso Paesi in cui sarebbero stati in pericolo, mentre i partiti xenofobi e razzisti che si fanno largo in Europa stanno causando un “degrado della politica”.

“Il blocco di Paesi più ricco al mondo, l’Europa, non è stato in grado di riunirsi e trovare un modo ragionevole e coerente per permettere alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di entrare nel continente – conclude il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty – Quindi direi che, nel complesso, l’Europa ha fallito sul rispetto del diritti umani nell’emergenza rifugiati”.

L’emergenza migranti mette in secondo piano l’aumento della repressione in Cina, Egitto, Yemen e nella Striscia di Gaza. Ce n‘é anche per l’Italia, da dove partono bombe e sistemi militari destinati all’Arabia Saudita, dove perdura la discriminazione contro i rom, non è stato introdotto il reato di tortura, né è stato garantito il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.