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Embargo russo sugli alimenti occidentali, un anno dopo

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Embargo russo sugli alimenti occidentali, un anno dopo

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Giovedì l’embargo russo sui prodotti agroalimentari occidentali, lanciato nel 2014 in rappresaglia alle sanzioni Usa e Ue per la situazione in Ucraina, ha compiuto un anno.

Sfortunatamente non ne vedremo la rimozione almeno fino all’agosto del 2016. A fine giugno, subito dopo l’estensione delle sanzioni da parte dell’Unione europea, il Cremlino ha prontamente annunciato la proroga di un anno delle sue “contro-sanzioni”.

Mosca starebbe anche pensando di allargare il bando su prodotti caseari, frutta e verdura a sette nuovi Paesi che si erano detti favorevoli alle sanzioni: Albania, Montenegro, Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Ucraina e Georgia.

Gli effetti dell’embargo sulla Russia

Partiamo dall’effetto più ovvio: il crollo delle importazioni nel Paese.

Nei primi cinque mesi del 2015 quelle provenienti dalle Nazioni non appartenenti all’ex blocco dell’Unione Sovietica sono scese del 39,6%, per un valore complessivo di 72,2 miliardi di dollari.

Altrettanto prevedibilmente il crollo ha superato vette del 40% per i prodotti alimentari.

Inoltre il bando ha contribuito a far esplodere l’inflazione, già alta a causa della perdita di valore del rublo russo: a luglio la crescita dei prezzi rilevata era del 15,6%.

L’erosione del potere di acquisto delle famiglie russe ha portato molti cittadini del Paese a stringere la cinghia: più di un terzo della popolazione dichiara di aver fatto economie al momento di fare la spesa.

L’impatto sull’Europa

La Russia era il secondo maggiore mercato d’esportazione per i prodotti agricoli provenienti dai Paesi Unione europea.

Ebbene, secondo la Commissione Ue il valore dell’export europeo nel Paese è calato del 42% a 3,6 miliardi di euro tra l’agosto del 2014 e l’aprile del 2015.

Bruxelles ha comunque annunciato, alla fine di luglio, un’estensione delle misure economiche di sostegno agli operatori dei settori caseari e ai produttori di frutta e verdura.