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Abdallah II, il re che guarda all'Occidente ma non ama la libertà di stampa

Abdallah II, il re che guarda all'Occidente ma non ama la libertà di stampa
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Democratico, ma non troppo. Re Abdallah II è fautore di importanti riforme in Giordania, che tuttavia resta una democrazia ‘a sviluppo limitato’ nel contesto di una monarchia quasi assoluta, in cui gli alleati del re formano una larga maggioranza in Parlamento.

Emblematica la legge sulla formazione dei partiti politici approvata il 16 aprile 2008 che introduce l’obbligo di un certificato rilasciato dal governo e l’adesione di 500 membri, invece dei 50 necessari in precedenza: il risultato fu la dissoluzione di otto dei quattordici partiti dell’opposizione.

Un sovrano poco illuminato anche nella concessione della libertà di stampa . La Gordania era al 112esimo posto del 2009 nella classifica redatta da Reporter senza Frontiere e ora occupa la posizione numero 128. Nel Paese l’86% dei giornalisti dichiara di praticare una sorta di autocensura, con l’84% che attribuisce alle autorità un’eccessiva influenza sull’informazione.

Questione democratica riemersa in Giordania con l’arresto di Toujan al-Faisal , un avvocato per i diritti umani, condannato per aver accusato – in una lettera indirizzata proprio al sovrano – il governo di corruzione.

Nato il 30 gennaio del 1962, Abdallah II è il primo figlio di re Hussein di Giordania. Sua madre, Antoniette Gardiner, di origine britannica, è stata la seconda moglie di re Hussein e avuto un ruolo centrale nel percorso educativo del sovrano.

Dopo quattro anni trascorsi alla scuola St Edmund nel Surrey, in Inghilterra, Abdullah completa i suoi studi negli Stati Uniti. Nel 1980 ritorna in Inghilterra dove accede alla British Military Academy Sandhurst di Londra e successivamente a Oxford per un anno di studio in politica Internazionale.

Nel 1985 è di nuovo negli Stati Uniti, dove frequenta la Scuola di Cavalleria a Fort Knox, prima di trasferirsi a Washington per completare gli studi all’Università di Georgetown.

Nel giugno 1993, il principe Abdallah sposa Rania el-Yassin, dalla quale ha due figli, Hussein e Iman.

Il 25 gennaio 1999, re Hussein Abdallah lo designa come principe ereditario al posto di suo fratello Hassan, anche se la Costituzione prevede che entrambi i genitori debban essere re arabi e musulmani.

Diviene re con il nome di Abdallah II, il 7 febbraio 1999. Si assicura il sostegno dell’esercito e delle tribù beduine. L’origine palestinese della moglie gli è di grande aiuto in un Paese in cui prevale la popolazione di origine palestinese.

Dal punto di vista delle riforme economiche, Abdallah II produce risultati migliori rispetto alla libertà d’espressione. L’economia giordana ha conosciuto un vero boom, raggiungendo un tasso di crescita pari al 6% annuo. A questo aggiunge una serie di riforme sociali che permettono alla popolazione di ottenere gratuitamente cure sanitarie e istruzione. Il tasso di alfabetizzazione in Giordania – al 90% – è uno dei più alti nel mondo arabo.

In politica estera, il re giordano apre al dialogo con il Vaticano. Una relazione diretta con il Papa per permettere a musulmani e cristiani di convivere pacificamente.

Impegnato anche nel processo di pace in Medio Oriente, ha partecipato a diversi vertici con Stati Uniti, Israele e Palestina per trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Durante la guerra tra Israele e Hezbollah nel 2006 ha cercato di imporre un cessate il fuoco.

Mantiene i rapporti con Israele, ma continua a fornire assistenza finanziaria all’Autorità Palestinese. In Giordania, i palestinesi ottengono la cittadinanza più facilmente degli iracheni.

Nell’agosto del 2008 è stato il primo capo di Stato arabo a visitare l’Iraq dopo l’invasione statunitense del 2003 e la caduta del regime di Saddam Hussein.

Se le sue posizioni nel processo di pace in Medio Oriente spesso hanno suscitato le critiche dei palestinesi e della sua gente, la cooperazione con gli Stati Uniti gli ha permesso di migliorare la situazione economica e militare del suo Paese.

Tuttavia, la Giordania è uno dei pochi Paesi della regione a non disporre di riserve di petrolio e i suoi rifornimenti arrivano dal vicino Iraq. I disordini a Baghdad rappresentano un rischio per la sicurezza energetica del Paese.