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L'Ungheria resta nella Corte penale internazionale: revocata la decisione presa da governo Orbán

Il Parlamento ungherese
Il Parlamento ungherese Diritti d'autore  AP Photo
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Di Bence K.Racz
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Il Parlamento ha approvato la legge che revoca il recesso del Paese dalla Corte penale internazionale. A favore 133 deputati di Tisza, contro 37 di Fidesz-KDNP, mentre i deputati di Mi Hazánk si sono astenuti

Il Parlamento ungherese ha approvato il disegno di legge che revoca la decisione di far uscire il Paese dalla Corte penale internazionale (ICC). Il provvedimento è stato esaminato con procedura d’urgenza e ha ottenuto 133 voti favorevoli, riaprendo il confronto politico e costituzionale sul ruolo dell’Ungheria all’interno dell’organismo internazionale.

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Nel corso del dibattito parlamentare sono emerse forti critiche da parte dell’opposizione. Tra i relatori è intervenuto l’ex ministro per gli Affari europei János Bóka, esponente di Fidesz, che ha contestato sia i tempi sia il metodo adottato dal governo. Secondo Bóka, le scadenze fissate dall’esecutivo non consentono un confronto approfondito su una questione di grande rilevanza giuridica e politica.

L’ex ministro ha inoltre sostenuto che il provvedimento sarebbe incompatibile con la Legge fondamentale ungherese. A suo giudizio, il tema non riguarda soltanto un principio astratto, ma presenta anche implicazioni pratiche che richiederebbero una regolamentazione specifica. Parallelamente, il Parlamento sta discutendo anche una modifica costituzionale collegata alla vicenda.

Bóka ha ribadito che genocidio, guerre e crimini contro l’umanità restano inaccettabili, ma ha ricordato come tutti gli Stati membri dell’Unione europea aderiscano all’ICC. Il nodo centrale, secondo l’opposizione, riguarda però l’efficacia reale della Corte penale internazionale nel perseguire i responsabili dei crimini internazionali.

Netanyahu in visita: nel 2017, per la prima volta dalla transizione democratica, un primo ministro israeliano si è recato in Ungheria
Netanyahu in visita: nel 2017, per la prima volta dalla transizione democratica, un primo ministro israeliano si è recato in Ungheria MTVA - Media Service Support and Asset Management Fund

Per i partiti contrari all’attuale assetto dell’ICC, infatti, l’organismo avrebbe assunto una connotazione sempre più politica. In questo contesto, l’unica proposta alternativa è arrivata da István Apáti, esponente di Mi Hazánk, che ha suggerito la creazione di una nuova istituzione internazionale simile alla Corte penale, guidata anche dall’Ungheria.

Il dibattito si è inevitabilmente intrecciato con la figura del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Ad aprile aveva suscitato polemiche la decisione di Péter Magyar di invitare Netanyahu alla cerimonia ufficiale del 23 ottobre, nonostante il leader israeliano sia ricercato dall’ICC con accuse legate a presunti crimini di guerra e contro l’umanità.

Secondo le opposizioni, la linea del governo appare contraddittoria: da un lato Budapest intende mantenere la propria adesione alla Corte penale internazionale, dall’altro continua ad aprire al premier israeliano, oggetto di un mandato di arresto emesso dalla stessa organizzazione. Il partito Tisza, chiamato in causa dalle critiche, non ha rilasciato commenti ufficiali.

La questione affonda le sue radici nella visita di Netanyahu in Ungheria nell’aprile dello scorso anno. Poche ore prima dell’arrivo del premier israeliano, il governo guidato da Viktor Orbán aveva annunciato l’intenzione di uscire dall’ICC. Successivamente, nel maggio scorso, il Parlamento aveva votato a favore del ritiro dall’organizzazione, di cui l’Ungheria fa parte sin dalla sua fondazione nel 2002.

All’epoca il ministro degli Esteri Péter Szijjártó aveva motivato la decisione accusando la Corte di aver assunto comportamenti “assurdi”, citando in particolare l’emissione di mandati di arresto contro dirigenti di Hamas già deceduti. Secondo Szijjártó, quella scelta sarebbe stata il tentativo di compensare una decisione “politicamente inaccettabile”: l’inserimento di Benjamin Netanyahu tra i ricercati dell’ICC. Una posizione che oggi viene ripresa e rilanciata anche da parte dell’opposizione ungherese.

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