Donald Trump al vertice NATO sotterra a male parole l'intesa con l'Iran. Le forze Usa colpiscono oltre 80 obiettivi in Iran in risposta ai raid nello Stretto di Hormuz. Teheran colpisce in Bahrein e Kuwait. Gli Alleati varano un testo finale per la libertà ad Hormuz e contro armi nucleari iraniane
Donald Trump, in Turchia per il vertice annuale della NATO, sotterra l'intesa con l'Iran. "Per me è finita" ha detto il presedente USA in riferimento all'intesa di cessate il fuoco con Teheran per poi aggiungere che la leadership iraniana è composta da persone "violente e crudeli".
"Sono dei pazzi, c'è qualcosa di sbagliato in queste persone, sono stati dei bulli negli ultimi anni, non possono avere un'arma nucleare, voglio ribadirlo ancora perché se ce l'avessero la userebbero. Li colpiremo di nuovo stanotte", ha detto Trump prima di sedersi al tavolo per un bilaterale con Volodymyr Zelensky.
A dargli man forte in un certo modo, alla luce dei nuovi attacchi reciproci tra Usa e Iran, è la dichiarazione finale del summit di Ankara.
"L'Alleanza continua a rispondere e ad adattarsi alla competizione strategica, all'instabilità diffusa, alle minacce ibride e agli shock ricorrenti che caratterizzano il nostro più ampio contesto di sicurezza. Gli Alleati ribadiscono che l'Iran non deve mai dotarsi di armi nucleari ed esortano l'Iran a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz".
Più rilevante dal punto di vista europeo la riaffermazione nel testo di un "incrollabile impegno per la difesa collettiva ai sensi dell'articolo 5 del Trattato di Washington e per il legame transatlantico". Secondo media statunitensi, Trump avrebbe anche rassicurato gli Alleati sull'intenzione della Casa Bianca di non abbandonare la NATO.
Oltre 80 attacchi notturni contro obiettivi iraniani
Le parole del presidente degli Stati Uniti arrivano dopo che il suo Paese ha lanciato nuovi attacchi contro l'Iran nelle prime ore di mercoledì, colpendo oltre 80 obiettivi, secondo il Comando centrale statunitense, che ha affermato che le operazioni sono state effettuate in risposta agli attacchi di Teheran contro tre navi nello Stretto di Hormuz.
"Le forze statunitensi hanno colpito sistemi di difesa iraniani, reti di comando e controllo, radar costieri, capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica nello e nei pressi dello stretto", ha dichiarato l'esercito USA in un comunicato diffuso su X.
La risposta iraniana contro le basi USA nel Golfo
Da Teheran, i Guardiani della rivoluzione non tardano a scatenare una ritorsione militare attaccando obiettivi in Kuwait e Bahrein.
"Colpiti 85 obiettivi militari degli Stati Uniti nei due Paesi" hanno annunciato Guardiani della rivoluzione, riservandosi la possibilità di scatenare altri raid se gli USA non mettono a tacere le armi.
In un comunicato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica riportato dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim.
"Nella risposta iniziale a questa aggressione, le forze navali e aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, attraverso operazioni congiunte con missili e droni, hanno distrutto 85 importanti installazioni militari statunitensi a Port Salman, nella Quinta Base Navale (statunitense) in Bahrein e nella base aerea di Ali Salem in Kuwait, e hanno abbattuto un drone nemico MQ9 che aveva tentato di interferire nell'operazione" ha precisato il comunicato.
Il Bahrein, sede della Quinta Flotta della Marina statunitense, ha fatto suonare le sirene di allarme missilistico mercoledì mattina dopo l'attacco americano all'Iran.
Il traffico marittimo via Hormuz al centro della contesa
Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha spiegato che le forze americane hanno lanciato gli attacchi "per imporre pesanti costi a chi prende di mira e attacca il traffico marittimo commerciale, con equipaggi di civili innocenti, in una via d'acqua internazionale".
Il CENTCOM ha precisato di aver colpito obiettivi iraniani tra cui sistemi di difesa aerea, radar e oltre 60 piccole imbarcazioni utilizzate dalle Guardie rivoluzionarie, la forza paramilitare iraniana.
L'esercito statunitense resta "schierato e pronto a chiamare l'Iran a risponderne quando l'accordo non viene rispettato o osservato", ha aggiunto, precisando che questa serie di attacchi si è conclusa.
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti di violare ripetutamente il memorandum d'intesa concordato tra le due parti e ha minacciato ritorsioni.
"L'era della prepotenza e del ricatto è finita", ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
"Non porta da nessuna parte. Non ci pieghiamo".
I media statali iraniani hanno riferito di esplosioni a Bandar Abbas, Qeshm e Sirik, mentre il comando militare centrale dell'Iran ha avvertito che "risponderà in modo deciso a questa aggressione e a questo atto terroristico".
"In nessun caso le forze armate iraniane permetteranno interferenze negli affari dello Stretto di Hormuz, né consentiranno ad altri di gestirlo", hanno dichiarato.
Una serie simile di attacchi iraniani contro il traffico marittimo e di raid di rappresaglia statunitensi si è verificata alla fine del mese scorso, provocando successivi attacchi iraniani contro Bahrein e Kuwait.
Dopo gli attacchi alle navi, gli Stati Uniti hanno inoltre revocato una licenza che autorizzava la vendita di petrolio iraniano, concessa nell'ambito dell'accordo provvisorio.
Una petroliera stava navigando al largo della costa dell'Oman quando è stata colpita e ha preso fuoco, ha riferito il centro United Kingdom Maritime Trade Operations.
Secondo il centro, altre due navi hanno riportato alcuni danni, ma nessuno è rimasto ferito e entrambe hanno proseguito la loro navigazione nello Stretto di Hormuz.