Se i giudici della Corte d'Appello dovessero accogliere la richiesta dell'accusa, che ha chiesto quattro anni di reclusione e cinque di ineleggibilità, Marine Le Pen non potrebbe presentarsi alle elezioni presidenziali francesi del 2027
La decisione era molto attesa. Questo mercoledì 11 febbraio, nell’ultimo giorno del processo al Rassemblement National (Rn) e a Marine Le Pen, la corte d’appello del tribunale di Parigi ha annunciato che pronuncerà la sua decisione il 7 luglio 2026 alle 13:30.
La procura ha chiesto quattro anni di reclusione e cinque anni di ineleggibilità senza esecuzione immediata, la decisione della corte potrebbe impedire alla leader dell’estrema destra di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027.
Marine Le Pen ha infatti già fatto sapere che prenderà una decisione su quella che sarebbe la sua quarta candidatura all'Eliseo non appena sarà emessa la sentenza d’appello, senza attendere un’eventuale futura decisione della Corte di cassazione.
La leader di Rn Aveva inoltre precisato che, in caso di incandidabilità, il candidato del partito di estrema destra sarebbe stato Jordan Bardella.
Per potersi presentare alle presidenziali, dovrà essere condannata a una pena non superiore a due anni di ineleggibilità – con decorrenza dalla sentenza di primo grado pronunciata il 31 marzo 2025. Le elezioni presidenziali dovrebbero svolgersi tra aprile e maggio 2027.
A Le Pen, così come al Rn (all’epoca Front National) e a dieci dirigenti, viene contestato di aver assunto assistenti parlamentari per gli eurodeputati del partito, pagati con fondi europei, ma la cui attività sarebbe stata svolta esclusivamente a beneficio del movimento di estrema destra.
Il “ruolo centrale” di Marine Le Pen evidenziato dalla procura
Nel corso delle requisitorie, tenutesi il 3 febbraio, i due rappresentanti dell’accusa hanno messo in evidenza il ruolo svolto dalla presidente del gruppo Rn all’Assemblea.
"Ha avuto un ruolo centrale in qualità di organizzatrice. Era lei a stabilire le regole del funzionamento interno", ha insistito l’avvocato generale Stéphane Madoz-Blanchet.
I due avvocati generali hanno sottolineato che Marine Le Pen aveva firmato i contratti degli assistenti parlamentari e che non poteva ignorarne le reali funzioni, essendo lei stessa avvocata e giurista di formazione. Il danno è stato stimato in 4,6 milioni di euro.
Oltre alla leader di Rn, i rappresentanti dell’accusa hanno chiesto la condanna degli altri undici imputati, compreso il partito in quanto persona giuridica, ritenuti colpevoli di appropriazione indebita di fondi tra il 2004 e il 2016.
Nel primo processo, l’ex presidente del Rassemblement national era stata condannata a quattro anni di reclusione, di cui due da scontare (con possibilità di detenzione domiciliare con braccialetto elettronico), a una multa di 100mila euro per appropriazione indebita di fondi pubblici e a cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato. Le Pen aveva negato i fatti contestati.
Tra gli altri 24 condannati in primo grado - ex eurodeputati, assistenti ed esperto contabilem - soltanto undici avevano presentato appello, insieme al partito.