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Baristi, muratori e fattorini: come si sono reinventati i piloti messi a terra dalla pandemia

A causa della pandemia i piloti come Patrick Pawelczak sono costretti a trovare altri lavori
A causa della pandemia i piloti come Patrick Pawelczak sono costretti a trovare altri lavori   -   Diritti d'autore  Patrick Pawelczak
Di Lorelei Mihala
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Quando Patrick Pawelczak ha volato su un aereo vuoto dalla Danimarca ad Antalya, in Turchia, il 15 marzo - un volo solitamente pieno di turisti - non pensava che sarebbe stato un punto di svolta nella sua carriera.

La sera stessa Go2Sky, la compagnia per cui lavorava, ha informato gli equipaggi che gli aerei sarebbero rimasti a terra a causa della pandemia. Quando ha iniziato a lavorare per la compagnia slovacca come primo ufficiale, nel 2018, Pawelczak, di nazionalità polacca, ha optato per un contratto di lavoro autonomo.

Vivendo a Barcellona voleva pagare le tasse in Spagna, in modo da poter richiedere un prestito bancario per comprare un appartamento lì. Quando la compagnia aerea ha chiuso in estate, i primi ad essere licenziati sono stati i lavoratori autonomi.

"Ci siamo ritrovati a contare i soldi e ci siamo resi conto che non ne avevamo", ha detto il 33enne padre di due figli. La maggior parte dei risparmi erano già stati investiti nell'appartamento ancora in costruzione che Patrick e la sua compagna avevano comprato pochi mesi prima della pandemia e per il quale stavano pagando un mutuo.

In aggiunta la coppia stava pagando anche l'affitto per l'appartamento in cui vivevano e le rate per il prestito che Patrick aveva chiesto per il suo addestramento da pilota.

Pawelczak aveva sempre pensato che le sue licenze di istruttore di volo gli avrebbero permesso di evitare qualsiasi difficoltà economica. "Se qualcosa va storto con l'aviazione, posso andare ad insegnare come istruttore di volo - dice Pawelczak -. Fino all'anno scorso era un buon piano: avevo un lavoro da sogno e un piano B".

Tuttavia tutti i suoi tentativi di trovare lavoro nelle scuole di aviazione in Spagna o per le compagnie aeree cargo - uno dei pochi tipi di voli che ancora decollano - non hanno avuto successo. "Facevo domanda di lavoro come giardiniere, meccanico, insegnante d'inglese, direttore delle vendite, project manager, posizioni di pulizia, andavo dal basso verso l'alto".

Alla fine ha cominciato a lavorare come fattorino per Amazon. L'azienda però limita il tempo per questi collaboratori a un massimo di 15 ore a settimana, pagate 14 euro l'ora. Ma aggiungendo le tasse e la benzina gliene restano in tasca 5.

In seguito ha fatto turni di notte come meccanico per una fabbrica di dolci, a 80 chilometri da Barcellona, continuando allo stesso tempo a lavorare come fattorino per Amazon durante il giorno. Quando questo lavoro è terminato un amico gli ha chiesto di unirsi a lui come operaio edile part-time. Attualmente fa un po' di tutto, dal muratore all'idraulico, dall'elettricista all'installatore di impianti per l'aria condizionata.

Sette anni per diventare un pilota

Pawelczak ha deciso di diventare un pilota dopo aver iniziato a lavorare come assistente di volo per Ryanair. Gli ci sono voluti quasi cinque anni per finire il suo addestramento da pilota e due anni per trovare un lavoro.

Con un diploma universitario in economia e un background professionale come key account e project manager, Pawelczak ha detto che essere un pilota incide negativamente agli occhi dei potenziali datori di lavoro. "Non vogliamo avere a che fare con qualcuno che tornerà a volare alla prima occasione", si sente dire spesso ai colloqui di lavoro.

Patrick Pawelczak
Patrick Pawelczak si è dedicato a diversi ruoli da quando non vola piùPatrick Pawelczak

Anche il suo curriculum non viene molto notato. "Ho un'app che ti dà aggiornamenti in diretta - dice Pawelczak -. Mi arrivano spesso notifiche che dicono 'questa azienda ha appena aperto il tuo CV'. E otto secondi dopo: 'L'azienda ha rifiutato la tua candidatura'. Cosa si può leggere in otto secondi? La gente su LinkedIn mi dice 'è bello che tu sia riuscito a mettere da parte il tuo ego e a trovare la motivazione'. La mia reazione è del tipo 'ma quale ego?'".

"Quando guardi negli occhi i tuoi figli, cosa gli puoi dire? 'Tesoro, oggi non mangeremo perché papà è un pilota e non andrò a lavorare da nessun'altra parte'".

Circa 18mila piloti tagliati in Europa

"Devastazione. Questa è l'unica parola per descrivere l'impatto della pandemia sui posti di lavoro dei piloti in Europa", dice Otjan de Bruijn, presidente della European Cockpit Association (ECA), l'organo di rappresentanza delle associazioni dei piloti europei.

"Abbiamo già visto delle crisi - aggiunge - quella economica del 2008, l'11 settembre. Siamo abituati alla natura 'volatile' del settore. Ma il Covid-19 ha portato uno shock improvviso e profondo, e purtroppo una curva di disoccupazione ripida tra i piloti europei".

Secondo le stime dell'ECA in Europa circa 18mila posti di lavoro come pilota - su un totale di 65mila - sono già spariti o sono sull'orlo della scomparsa. Tuttavia, de Bruijn ha detto che il numero esatto potrebbe essere leggermente diverso, poiché molte compagnie aeree non rivelano tutti i loro tagli di ed è difficile conoscere il numero reale di piloti autonomi che perdono i contratti.

In base alle cifre dell'ECA un pilota europeo su cinque aveva un qualche tipo di contratto di lavoro atipico prima della pandemia. De Bruijn sottolinea anche che ci sono molti piloti europei espatriati che sono tornati dall'Asia e dal Medio Oriente a causa della crisi e che devono essere presi in considerazione per le misure di sostegno.

"I piloti saranno probabilmente esposti a una disoccupazione più lunga rispetto ad altri settori - dice Bruijn - perché ci vorrà più tempo perché l'industria dell'aviazione si riprenda".

Tanja Harter, direttrice degli affari tecnici dell'ECA, mette in guardia sulla pressione a cui sono sottoposti coloro che ancora mantengono il loro lavoro: "Penso che l'obiettivo medio sia quello di tagliare i salari a lungo termine del 20%, mentre allo stesso tempo si aumentano le ore di lavoro e si indeboliscono i contratti collettivi".

Joe Townshend, ora 33enne, è stato uno dei più giovani capitani della Thomas Cook e ha lavorato per la compagnia britannica per 11 anni. Ha perso il suo lavoro quando lo storico operatore turistico britannico è fallito alla fine del 2019. Nel gennaio 2020 è stato assunto come capitano per Titan Airways. Tre mesi dopo è stato licenziato a causa della pandemia.

Joe Townshend
Joe Townshend è stato uno dei più giovani capitani di Thomas Cook e ha lavorato per la compagnia britannica per undici anniJoe Townshend

"Come può succedere di nuovo? - ricorda di aver pensato Townshend -. Sicuramente dopo tutto quello che è successo alla Thomas Cook non posso perdere un altro lavoro dopo un periodo di tempo così breve".

Dopo il licenziamento Joe ha iniziato a lavorare come autista per le consegne di un supermercato online. Avendo due figli, di quattro e un anno, Townshend ha diritto ai sussidi statali del Regno Unito. Dopo avere pensato per anni di avviare un'attività nel settore del caffè, Joe ha aperto la sua torrefazione, Altitude Coffee London, all'inizio di quest'anno, dopo nove mesi di preparativi. Ora produce lui stesso il caffè con un piccolo team di dipendenti.

Joe Townshend
Joe ora gestisce la sua azienda di caffèJoe Townshend

Townshend ha sempre sognato di essere un pilota e quando era un adolescente ha lavorato al campo d'aviazione locale per lavare e rifornire gli aerei leggeri: "L'aviazione sarà sempre la mia passione principale nella vita e mi piacerebbe avere l'opportunità di volare di nuovo".

Tuttavia tornare al lavoro non sarà semplice per i piloti. "Sarà necessario un addestramento supplementare, a seconda di quanto tempo i piloti sono stati inattivi e non ci sarà un approccio unico per tutti", dice Harter. De Bruijn pensa che coloro che sono in regime di licenza o di part-time potrebbero ancora avere un'ancora di salvezza, mentre quelli che sono stati licenziati hanno "prospettive tristi".

"Stanno affrontando un lungo periodo di disoccupazione con alti costi personali per mantenere le loro licenze di pilota e mediche valide - spiega De Bruijn - Molti non saranno semplicemente in grado di permetterselo, senza un sostegno specifico da parte dei governi. Questi piloti sono ad alto rischio di diventare disoccupati in futuro. Senza un sostegno mirato e a lungo termine per i lavoratori dell'aviazione, l'Europa rischia di subire un'enorme perdita di lavoratori altamente qualificati alla fine di questa crisi".

Maxim De Leeuw, 22 anni, è originario di Gand, in Belgio. Ha realizzato il suo sogno d'infanzia di essere un pilota quando ha nel dicembre 2019 ottenuto un lavoro presso la compagnia aerea olandese Corendon, che si occupa soprattutto di voli charter per le vacanze. Prima aveva dovuto sottoporsi a più di due anni di formazione teorica e pratica, in Belgio e Arizona.

Maxim ha iniziato a volare nel marzo 2020, dopo aver completato un nuovo addestramento con la sua compagnia per il tipo di aereo su cui doveva lavorare. Un mese dopo il suo contratto è finito a causa della pandemia. De Leeuw è tornato quindi al suo precedente lavoro come venditore per un negozio di mobili.

Maxim De Leeuw
Maxim De Leeuw è dovuto tornare al suo vecchio lavoro di venditore di mobiliMaxim De Leeuw

"Anche se ora sto cercando di avviare un'attività secondaria come consulente pubblicitario e montatore video, il mio obiettivo principale sarà sempre il volo, è davvero una passione", confessa De Leeuw.

Per diventare un pilota commerciale, "l'addestramento iniziale richiede circa due anni e 120mila euro senza alcuna garanzia di ottenere un lavoro, anche quando i tempi erano ottimi e l'industria in piena espansione", dice Harter dell'ECA. Lei stessa capitano di linea, Harter dice che "la professione di pilota aveva perso molto del suo fascino già prima della pandemia".

In media, rivela Harter un pilota trasporta da 800 a 1.000 passeggeri al giorno, con spesso 12 ore di volo o più sul lungo raggio.

Migliaia di lavoratori dell'industria dell'aviazione bloccati a terra

Naturalmente non sono solo i piloti ad essere colpiti dalla crisi causata dalla pandemia. Secondo Bloomberg a livello globale circa 400mila lavoratori delle compagnie aeree sono stati licenziati, messi in aspettativa o gli è stato detto che potrebbero perdere il lavoro a causa della pandemia.

L'International Air Transport Association (IATA) ha avvertito che circa 1,3 milioni di posti di lavoro delle compagnie aeree sono a rischio, a meno che i governi non agiscano in fretta. Questo metterebbe in pericolo altri 3,5 milioni di posti di lavoro nel settore dell'aviazione e un totale di 46 milioni di persone i cui posti di lavoro sono sostenuti dall'aviazione.

Naila Hosni
Naila Hosni ha lavorato per due anni come assistente di volo per Emirates prima che il suo lavoro terminasse nel giugno 2020Naila Hosni

Naila Hosni, una francese di 30 anni, ha lavorato per due anni come assistente di volo per Emirates, prima di essere licenziata nel giugno 2020. Dopo un colloquio di lavoro come cameriera negli Emirati Arabi Uniti, ha deciso di tornare in Francia perché lo stipendio era troppo basso.

"Mi sentivo triste, perché è uno stile di vita, non è come un lavoro normale e si cambia ufficio", dice Hosni. Dall'inizio di quest'anno fa la pendolare per lavorare come barista da Starbucks in Svizzera.

Stando all'ultima proiezione di Eurocontrol il numero di voli nello spazio aereo europeo non tornerà ai livelli del 2019 prima del 2026. Nello scenario più ottimistico, con una decisa accelerazione del programma di vaccinazione entro l'estate del 2021, il traffico aereo potrebbe tornare alla normalità entro il 2024.