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In Italia i gruppi pro-life vogliono che le donne ascoltino il battito cardiaco del feto

Un attivista pro-vita, anti-aborto e pro-famiglia mostra un feto di gomma durante la "Marcia per la famiglia" nell'ambito della conferenza del Congresso mondiale delle famiglie (WCF) nel marzo 2019.
Un attivista pro-vita, anti-aborto e pro-famiglia mostra un feto di gomma durante la "Marcia per la famiglia" nell'ambito della conferenza del Congresso mondiale delle famiglie (WCF) nel marzo 2019. Diritti d'autore Filippo MONTEFORTE/AFP
Diritti d'autore Filippo MONTEFORTE/AFP
Di Giulia Carbonaro
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Un gruppo di associazioni antiabortiste italiane ha raccolto 106.000 firme per modificare la legge sull'aborto del Paese, il doppio del minimo richiesto per un referendum

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Alcune associazioni italiane antiabortiste, con legami con gli Stati Uniti, hanno raccolto più di 100.000 firme nel tentativo di costringere le donne che vogliono abortire ad ascoltare il battito cardiaco del feto prima di procedere con l'interruzione di gravidanza.

Pro Vita & Famiglia, tra le promotrici dell'iniziativa,vorrebbe infatti modificare la legge italiana sull'aborto introducendo due fasi aggiuntive prima che le pazienti possano ricevere il trattamento. Secondo le richieste dell'associazione i medici che praticano un aborto dovrebbero prima far vedere le immagini del feto alla paziente e poi farle sentire il battito cardiaco.

La proposta di modifica della legge, sostenuta da 50 associazioni diverse, è stata firmata da circa 106.000 persone ed è stata consegnata al Parlamento italiano la scorsa settimana - affinché un referendum venga preso in considerazione in Italia, è necessario un requisito minimo di 50.000 firme.

In base a una legge introdotta nel 1978, l'Italia consente alle donne di abortire entro i primi 90 giorni di gravidanza. Dopo questo periodo la procedura è concessa solo quando la gravidanza rappresenta un rischio per la vita della paziente o se ci sono malformazioni congenite nel feto.

Scientificamente nella fase iniziale della gravidanza - quando l'aborto è consentito - il feto non ha battito cardiaco. Il suono che spesso viene scambiato per un battito cardiaco è prodotto dall'ecografo utilizzato per osservare lo stato della gravidanza. L'American College for Obstetricians and Gynecologists (Acog) ha ripetutamente affermato che il termine "battito cardiaco fetale" non sia accurato dal punto di vista medico e scientifico.

People stage a protest on 'International Safe Abortion Day' in Milan, Wednesday, Sept. 28, 2022.
People stage a protest on 'International Safe Abortion Day' in Milan, Wednesday, Sept. 28, 2022.AP Photo/Luca Bruno

Una spinta internazionale per le restrizioni all'aborto

Nonostante il diritto di accesso all'aborto sia relativamente recente in Italia, e protetto dai gruppi a favore dei diritti delle donne, la questione è diventata sempre più controversa negli ultimi anni, soprattutto perché il divieto o la limitazione dell'aborto sono diventati obiettivo di una rete internazionale ben finanziata presente maggiormente negli Stati Uniti.

Per anni i gruppi conservatori negli Stati Uniti hanno infatti esercitato pressioni per limitare l'accesso all'aborto - gli attivisti si sono addirittura riuniti fuori dai centri Planned Parenthood per cercare di intercettare le donne che cercavano di abortire. Nel giugno dello scorso anno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la Roe v. Wade, la storica legge che garantiva l'accesso all'aborto a livello federale, consentendo ai singoli Stati sia di approvare divieti quasi totali sull'aborto che leggi più severe.

Diversi Stati, tra cui la Georgia, l'Iowa, la Carolina del Sud e il Texas, hanno approvato leggi che vietano l'aborto dopo l'ascolto del battito cardiaco fetale a circa sei settimane di gravidanza.

Il raggio di azione di questi gruppi antiabortisti americani si è esteso anche al di fuori degli Stati Uniti: l'organizzazione Heartbeat International conta 60 sedi in tutto il mondo, compresa l'Italia. Heartbeat International è la più grande organizzazione antiabortista degli Stati Uniti e si ritiene che abbia svolto un ruolo significativo nel promuovere la limitazione della legge sull'aborto in diversi Stati americani.

Movimento per la Vita, la più grande organizzazione antiabortista in Italia, è affiliata a Heartbeat International e dal 2014 ha ricevuto da quest'ultima un totale di 99.810 dollari (92.800 euro) di finanziamenti. Le sedi regionali del Movimento in Piemonte e nelle città di Venezia, Mestre e La Spezia hanno sostenuto la petizione.

Un altro esempio a cui guardano i gruppi anti-aborto in Italia è l'Ungheria, dove nel settembre 2022 il governo del primo ministro Viktor Orbanha introdotto una nuova legge che obbliga chi cerca di abortire ad ascoltare il battito cardiaco del feto. È stata la prima modifica alle leggi sull'aborto nel Paese dal 1992.

La proposta entrerà nella legislazione italiana?

Il primo ministro italiano Giorgia Meloni si è a lungo dichiarata a favore della crescita del tasso di natalità del Paese e della famiglia tradizionale, al punto che molti erano preoccupati per il futuro dell'accesso all'aborto dopo la sua elezione.

La leader del partito Fratelli d'Italia, parte dell'attuale coalizione al potere, è anche da tempo alleata di Orban, con il quale condivide le posizioni anti-Lgbtq+ e quelle dalla parte della famiglia tradizionale, alla base del suo manifesto politico.

Eppure la leader italiana potrebbe non essere d'accordo con le modifiche proposte da Pro Vita & Famiglia: Meloni, temuta da molti durante la campagna elettorale perchè potesse riportare il fascismo in Italia, da quando ha vinto le elezioni ha cercato di mostrare un'immagine più moderata promettendo di non toccare le attuali leggi sull'aborto.

Sebbene la Meloni abbia le sue ragioni per non approvare una legge sul "battito cardiaco" in Italia, è anche improbabile che la proposta di legge riesca a passare alle due Camere del Paese - cosa che è accaduta solo 3 volte dal 1979 su un totale di 260 proposte di legge passate al Parlamento.

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