Giovani donne appena diciottenni venivano adescate a realizzare foto e video erotici, poi firmavano contratti di gestione con i responsabili, che promettevano di lanciarne la carriera
La polizia della Repubblica Ceca ha incriminato quattro persone e una società con l’accusa di traffico di esseri umani legato alla piattaforma OnlyFans, utilizzata principalmente per la condivisione di contenuti per adulti.
Secondo gli investigatori del Centro nazionale per la criminalità organizzata, le vittime -ragazze appena maggiorenni - venivano adescate con la promessa di opportunità di carriera sui social media e coinvolte nella produzione di foto e video erotici. Successivamente venivano indotte a firmare contratti lavorativi considerati falsi o fuorvianti.
Pressioni e presunto sfruttamento
Gli inquirenti sostengono che gli indagati abbiano utilizzato pressioni psicologiche, tra cui penali contrattuali e il trattenimento dei pagamenti, per costringere le giovani a produrre contenuti sempre più espliciti e commercialmente redditizi.
Il gruppo avrebbe sfruttato decine di donne, generando un profitto stimato in circa 3,6 milioni di corone ceche (circa 148.000 euro) attraverso la vendita diretta di contenuti agli abbonati della piattaforma.
Le autorità hanno indicato che gli imputati rischiano pene detentive comprese tra cinque e dodici anni.
La risposta di OnlyFans
OnlyFans ha dichiarato di collaborare con le forze dell’ordine a livello internazionale e di investire in sistemi di sicurezza, controlli sui pagamenti e moderazione degli account per prevenire abusi.
La società ha ribadito di considerare la sicurezza degli utenti una priorità, sottolineando l’importanza di procedure di verifica e monitoraggio continuo.
Casi simili in Europa e precedenti
Il caso ceco si inserisce in un contesto più ampio di indagini su possibili sfruttamenti legati a piattaforme digitali per adulti in diversi Paesi europei. In Spagna sono stati segnalati episodi di presunto sfruttamento di minori in attività online simili, mentre in Romania i pubblici ministeri hanno avviato indagini su reti di reclutamento per la produzione di contenuti espliciti.
Tra i nomi emersi in altre inchieste figura anche quello dell’influencer e imprenditore dei social Andrew Tate, accusato in Romania di reati legati al traffico di esseri umani e sfruttamento sessuale, accuse che lui nega.
Un’indagine internazionale ha inoltre evidenziato centinaia di segnalazioni da parte di creator che denunciavano la diffusione non consensuale di contenuti espliciti o pratiche abusive legate alla gestione delle loro attività sulle piattaforme digitali.