La Commissione europea presenta il Digital Networks Act per modernizzare le telecomunicazioni Ue, ma rinuncia alle tariffe di rete sui big tech e scontenta industria e Stati membr
La Commissione europea ha presentato mercoledì il tanto atteso Digital Networks Act (Dna), una proposta legislativa pensata per modernizzare il settore delle telecomunicazioni dell’Unione europea e superare l’attuale frammentazione normativa. L’obiettivo dichiarato è accelerare la diffusione della fibra ottica ad alta velocità e del 5G, rafforzando al contempo l’autonomia strategica dell’Ue e riducendo la dipendenza da tecnologie straniere.
Tuttavia, il testo finale appare come un compromesso al ribasso. La proposta ha infatti lasciato insoddisfatti sia gli operatori delle telecomunicazioni sia le grandi aziende tecnologiche, mettendo in luce la difficoltà della Commissione nel conciliare l’ambizione di creare un vero mercato unico delle telecomunicazioni con le diverse sensibilità politiche all’interno del blocco.
Al centro delle tensioni c’è il tema, da tempo controverso, del contributo economico dei grandi fornitori di contenuti digitali - come Google e Netflix - ai costi delle infrastrutture di rete che veicolano i loro dati. Dopo forti pressioni, anche a livello transatlantico, la Commissione ha deciso di non introdurre direttamente le cosiddette “tariffe di rete”.
Al loro posto è stato proposto un meccanismo di conciliazione volontaria per la risoluzione delle controversie tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme. Una soluzione che non ha convinto nessuno: gli operatori tlc la considerano una semplice prosecuzione dello status quo, mentre l’industria tecnologica teme che rappresenti una “porta di servizio” per l’introduzione futura di contributi obbligatori.
Alle critiche si è unita anche Creativity Works!, una coalizione che rappresenta i settori del cinema, dello sport, della musica, dei videogiochi e della televisione. Secondo Ann Becker, responsabile dell’organizzazione, qualsiasi intervento che incida sugli accordi commerciali tra fornitori di contenuti creativi e società di telecomunicazioni potrebbe avere conseguenze indesiderate sugli investimenti culturali e creativi.
Becker ha dichiarato a Euronews che l’iniziativa rischia di indebolire i settori creativi europei e la loro capacità di offrire contenuti e servizi diversificati ai consumatori dell’Unione.
Dal canto suo, la commissaria europea per le Tecnologie, Henna Virkkunen, ha difeso l’approccio basato sulla cooperazione, sostenendo che al momento stia funzionando. Allo stesso tempo, ha lasciato aperta la possibilità di futuri interventi correttivi qualora emergessero problemi strutturali. “Se vedremo che qualcosa non funziona e ci sono grandi difficoltà, dovremo pensare a come sistemare le cose”, ha affermato.
Il Digital Networks Act punta inoltre a un maggiore coordinamento a livello europeo, prevedendo un’autorizzazione unica per le reti satellitari - come Starlink di SpaceX - e regole armonizzate per la gestione dello spettro radio. Misure che, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbero favorire la nascita di un vero mercato unico della connettività.
Anche su questo fronte, però, non mancheranno le resistenze. Diversi Stati membri potrebbero opporsi a una maggiore centralizzazione, riluttanti a cedere competenze, controllo e potenziali entrate a favore delle istituzioni europee.