Sei Paesi UE contestano il Digital Networks Act per mantenere il controllo nazionale sulle regole delle telecomunicazioni. Consumatori, partner commerciali e il garante UE dubitano dei piani della Commissione.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su EU Tech Loop ed è stato condiviso su Euronews nell’ambito di un accordo con EU Tech Loop.
Sei Stati membri dell’Unione europea, tra cui Austria, Francia, Germania, Ungheria, Italia e Slovenia, hanno inviato di recente una posizione congiunta al Consiglio dell’Unione europea. Secondo la stampa con sede a Bruxelles, chiedono all’UE, ancora una volta, di ripensare l’impostazione della futura Digital Networks Act (Legge sulle Reti Digitali, DNA).
Il contenuto della posizione non è nuovo: gli Stati membri vogliono mantenere il controllo sulla politica e sulla gestione delle frequenze, tra le altre cose.
In passato, i ministri dell’UE hanno anche espresso scetticismo su altri elementi centrali della futura DNA, come le tariffe di rete, fusioni più semplici per le società di telecomunicazioni e nuovi obblighi regolatori per il settore dei servizi digitali, nel tentativo di creare una cosiddetta parità di condizioni.
Sebbene la Commissione europea sia attesa a presentare il testo aggiornato della DNA a gennaio 2026, i segnali negativi che arrivano dagli Stati membri, dalle imprese, dalle organizzazioni dei consumatori e dallo stesso organismo di vigilanza della Commissione, l’EU Regulatory Scrutiny Board (Comitato per il controllo normativo), indicano che per la Commissione sarà una delle sfide più impegnative del prossimo anno.
Che cosa è stato detto finora? Posizione ministeriale al Consiglio TTE
A dicembre 2024, al Consiglio Trasporti, telecomunicazioni ed energia, i ministri dell’UE hanno discusso il Libro bianco “Come rispondere alle esigenze dell’Europa in materia di infrastrutture digitali?”, che di fatto ha fatto da preludio alla Digital Networks Act.
In quell’occasione, i ministri hanno espresso una posizione piuttosto prudente sulla necessità di nuovi meccanismi di risoluzione delle controversie sull’interconnessione IP (de facto tariffe di rete). Hanno affermato che il mercato dell’interconnessione Internet Protocol (IP) nell’UE funziona correttamente e che le autorità nazionali di regolamentazione hanno esperienza nel gestire in autonomia le controversie.
I ministri hanno anche messo in discussione uno dei principali presupposti dichiarati della Digital Networks Act: la necessità di creare una cosiddetta parità di condizioni tra il settore delle telecomunicazioni e quello dei servizi digitali, estendendo de facto il quadro normativo delle telecomunicazioni all’industria tecnologica.
Il documento ministeriale afferma che, pur essendo auspicabile perseguire la parità di condizioni, ciò _"_non implica necessariamente che si debbano applicare le stesse regole, poiché dipende dalle loro attività lungo la catena del valore".
Infine, i ministri hanno messo in dubbio anche l’approccio delle “fusioni più facili per le società telco”, sottolineando che occorre considerare l’impatto sulla concorrenza nei mercati degli Stati membri che oggi non riescono a operare su scala paneuropea.
I consumatori contro le tariffe di rete
A luglio, un gruppo di organizzazioni imprenditoriali e dei consumatori (incluse alcune che normalmente applaudirebbero l’approccio regolatorio rigoroso della Commissione) ha criticato il ritorno del contributo equo/tariffe di rete tramite i meccanismi proposti di risoluzione delle controversie IP.
La lettera ha anche sottolineato che i concetti e i piani per le tariffe di rete, spinti per primi dagli operatori telecom nel 2022, sono già stati “chiaramente respinti nelle precedenti consultazioni” a causa del loro impatto negativo su consumatori, concorrenza, innovazione e neutralità della rete e, pertanto, non dovrebbero essere riaperti.
Accordo commerciale USA–UE e impegno dell’UE a non introdurre tariffe di rete
La relazione difficile tra Stati Uniti e Unione europea sul commercio, quest’anno, è tutt’altro che conclusa. Ma a fine agosto è arrivato un accordo commerciale USA–UE.
L’articolo 17 dell’accordo afferma esplicitamente che l’UE si impegna a non introdurre tariffe di rete. Se l’UE manterrà davvero questa promessa nella pratica, lo vedremo.
Un no dall’EU Regulatory Scrutiny Board
Infine, a fine ottobre il Regulatory Scrutiny Board dell’UE – organo indipendente della Commissione che consiglia il Collegio dei Commissari e fornisce “controllo qualità e supporto alle valutazioni di impatto e alle verifiche della Commissione nelle prime fasi del processo legislativo” – avrebbe espresso un parere negativo sulla preparazione della Digital Networks Act, intralciando i piani della Commissione di pubblicare il testo in bozza a fine dicembre.