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Il tribunale di Londra ha deciso: Assange può appellarsi contro l'estradizione negli Stati Uniti

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange viene portato via dal tribunale.
Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange viene portato via dal tribunale. Diritti d'autore Matt Dunham/AP Photo
Diritti d'autore Matt Dunham/AP Photo
Di Anna DesmaraisAP
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha le basi per presentare un appello contro la sua estradizione negli Stati Uniti, come ha stabilito l'Alta corte di Londra, che ha ritenuto insufficienti le garanzie fornite da Washington sul trattamento che verrà riservato al giornalista

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L'Alta corte di Londra ha stabilito che il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha diritto di ricorrere in appello contro la sua estradizione negli Stati Uniti.

Assange, 52 anni, rischia 17 accuse di spionaggio e un'accusa di uso improprio di computer negli Stati Uniti dopo che nel 2010 ha pubblicato una serie di documenti riservati relativi alla condotta dell'esercito statunitense durante le guerre in Afghanistan e Iraq. Il giornalistarischia fino a 175 anni di carcere in caso di condanna, ma le autorità statunitensi affermano che la pena potrebbe essere più breve.

Cambio di passo da parte degli Stati Uniti, ma garanzie ancora insufficienti

L'Alta corte di Londra ha rinviato il caso a marzo, chiedendo ai procuratori statunitensi di tornare con "soddisfacenti garanzie" che Assange non rischierà la pena di morte in caso di condanna e che, se estradato, godrà delle stesse tutele di libertà di parola dei cittadini statunitensi. Lunedì due giudici anziani della Corte hanno deciso che la risposta degli Stati Uniti non è stata sufficiente e che autorizzeranno il ricorso in appello.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere disposti a lasciare che sia un giudice a decidere se ad Assange, che è australiano, saranno garantite le stesse tutele per la libertà di parola previste dal Primo emendamento: un cambiamento rispetto alle loro argomentazioni passate, in cui sostenevano che non avrebbe avuto diritto a tali diritti perché non è un cittadino statunitense.

Gli Stati Uniti si sono limitati a parole di circostanza, sostenendo che Julian può "cercare di far valere" il Primo mendamento in caso di estradizione, secondo la moglie Stella Assange. "La nota diplomatica non allevia in alcun modo l'estrema angoscia della nostra famiglia per il suo futuro: la triste aspettativa di trascorrere il resto della sua vita in isolamento in una prigione statunitense per aver pubblicato articoli giornalistici pluripremiati".

Si aggiunge un capitolo alla lunga saga legale di Assange

Prima del rinvio, gli avvocati di Assange hanno ribadito che la sua condotta è stata giornalistica e che la sua estradizione negli Stati Uniti lo esporrebbe al rischio di una "flagrante negazione della giustizia". Il governo statunitense, invece, ritiene che il fondatore di Wikileaks sia andato ben oltre le azioni di un giornalista per il modo in cui ha raccolto le informazioni e che ha messo a rischio vite umane pubblicando i documenti riservati.

Questa vittoria del team di Assange pone le basi per un processo di appello che prolungherà quella che è già stata una lunga saga legale

Il mese scorso il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato di stare valutando la richiesta dell'Australia di archiviare il caso e permettere ad Assange di tornare nel suo Paese. I funzionari statunitensi non hanno fornito altri dettagli, ma Stella Assange ha dichiarato che si tratta di "un buon segno" e il primo ministro australiano Anthony Albanese ha detto che la dichiarazione di Biden era incoraggiante.

Assange si trova attualmente in un carcere britannico di massima sicurezza, dove è stato trasferito da quando è stato costretto a lasciare l'ambasciata ecuadoriana a Londra dopo sette anni di permanenza. I suoi sostenitori affermano che il periodo di detenzione, insieme alla lunga battaglia legale, sta contribuendo alla sua cattiva salute fisica e mentale.

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