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L'ad di TikTok in audizione al Congresso Usa: "Non siamo una minaccia"

Il ceo del social network cinese TikTok, Shou Chew
Il ceo del social network cinese TikTok, Shou Chew Diritti d'autore Jacquelyn Martin/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Jacquelyn Martin/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Alcuni legislatori americani sostengono che il colosso cinese TikTok sia una minaccia alla sicurezza nazionale e individuale e ne sollecitano il divieto

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Tik Tok nel mirino si difende.

L'amministratore delegato del social network cinese Shou Chewsi è presentato al Congresso degli Stati Uniti per perorare la causa dell'app di condivisione video.

Alcuni legislatori americani sostengono che il colosso cinese sia una minaccia alla sicurezza nazionale e individuale e ne sollecitano il divieto.

In un'audizione speciale Shou Chew ha negato che TikTok sia uno strumento di intelligence al servizio del governo di Pechino.

"Non siamo una minaccia"

"Abbiamo ascoltato preoccupazioni sul potenziale accesso straniero, indesiderato, ai dati degli Stati Uniti e sulla possibile manipolazione dell'ecosistema statunitense di TikTok. Il nostro approccio non è mai stato quello di ignorare o banalizzare queste preoccupazioni. Le abbiamo affrontate con azioni concrete" ha detto Chew.

I dati nelle mani del governo di Pechino?

TikTok ha circa 150 milioni di utenti negli Stati Uniti.

Washington esprime il timore che i dati degli utenti possano finire nelle mani delle autorità cinesi o che potrebbero essere utilizzati per promuovere narrazioni favorevoli ai leader comunisti del Paese. Pechino afferma che il gigante social è vittima di una più ampia disputa geopolitica.

Nel 2019 il Guardian aveva riferito che TikTok stava istruendo i suoi moderatori a censurare i video che menzionavano Piazza Tienanmen e altre immagini sfavorevoli al governo cinese. La piattaforma afferma di aver cambiato le sue pratiche di moderazione.

"La proprietà di TikTok non è un problema"

TikTok ha cercato di prendere le distanze dalle sue origini cinesi, affermando che il 60% della sua società madre ByteDance è di proprietà di investitori istituzionali globali come Carlyle Group. ByteDance è stata fondata da imprenditori cinesi a Pechino nel 2012. Rispondendo a un articolo del Wall Street Journal, Chew ha respinto l'idea che la proprietà di TikTok sia un problema in sé.

Un divieto statunitense su un'applicazione sarebbe senza precedenti e non è chiaro come il governo lo applicherebbe.

Secondo gli esperti, i funzionari potrebbero cercare di costringere Apple e Google a rimuovere TikTok dai loro app store, impedendo ai nuovi utenti di scaricarla e agli utenti esistenti di aggiornarla, rendendola infine inutile.

Intanto, venerdì la Francia si è unita alla schiera di governi che vieta ai dipendenti pubblici di utilizzare TikTok.

La misura, che ha avuto effetto immediato, riguarda tutti i 2 milioni e mezzo di lavoratori del settore. A tutti è proibito installare e utilizzare applicazioni "ricreative" come TikTok o Netflix sui loro telefoni di lavoro.

Prima della Francia, altri Paesi come il Regno Unito, il Canada o gli Stati Uniti hanno adottato misure simili per i loro dipendenti pubblici. Lo stesso ha fatto la Commissione europea. Il timore è che la Cina utilizzi l'applicazione a fini di spionaggio, cosa che le sue leggi consentono, anche se Pechino lo nega.

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