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Montenegro verso l'adesione Ue, ma crescono i timori per le interferenze della Serbia

Il presidente serbo Aleksandar Vucic parla con i giornalisti al suo arrivo a un vertice UE a Bruxelles, giovedì 23 giugno 2022.
Il presidente serbo Aleksandar Vucic parla con i media al suo arrivo a Bruxelles per un vertice Ue, giovedì 23 giugno 2022. Diritti d'autore  AP Photo/ Geert Vanden Wijngaert
Diritti d'autore AP Photo/ Geert Vanden Wijngaert
Di Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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Il Montenegro guida la corsa verso l'adesione all'UE, ma la Serbia potrebbe tentare di ostacolarne il cammino per difendere la propria influenza regionale ed evitare che il confronto con Podgorica metta in luce lo stallo del suo percorso europeo

Il Montenegro è oggi il Paese candidato più vicino all'ingresso nell'Unione europea. Ma mentre Podgorica si avvicina a un traguardo storico, a Bruxelles cresce il timore che la Serbia possa tentare di rallentarne il cammino, alimentando tensioni e divisioni interne e mettendo l'UE in una posizione sempre più delicata tra i due vicini balcanici.

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Mentre il Montenegro procede verso l'adesione, il percorso della Serbia sembra invece essersi arenato. Belgrado deve ancora aprire tutti i cluster negoziali con l'UE e, il mese scorso, otto Stati membri hanno bloccato il suo ultimo tentativo di avanzare.

"Vediamo alcune azioni da parte del governo serbo e dei partiti di opposizione che complicano la situazione interna in Montenegro", ha dichiarato ai giornalisti l'eurodeputato Tonino Picula (Croazia/S&D), prima del voto in plenaria di luglio sulla relazione annuale dedicata ai progressi dei Paesi candidati.

Tre funzionari che lavorano per la Commissione europea e per diversi governi nazionali hanno inoltre confermato di essere a conoscenza di tentativi di interferenza negli affari interni del Montenegro. Una dinamica che rappresenta una nuova e delicata complicazione per l'UE.

Tentativi di divisione

"La Serbia sta facendo tutto il possibile per plasmare il Montenegro dall'interno, influenzando ciò che siamo come Paese", ha dichiarato a Euronews Jovana Marović, ex viceprima ministra montenegrina.

"Questi sforzi continueranno anche dopo l'ingresso del Montenegro nell'UE, ma raggiungere determinati obiettivi sarà molto più difficile".

Secondo Marović, Belgrado starebbe portando avanti diverse iniziative con l'obiettivo di ostacolare il percorso di adesione del Montenegro. Tra queste c'è il tentativo di rendere il serbo lingua ufficiale accanto al montenegrino, inserendolo nella Costituzione del Paese.

Le tensioni hanno riguardato anche un recente tentativo, poi bloccato dal Ministero della Cultura, di rinominare la Biblioteca nazionale di Podgorica. L'istituzione, oggi intitolata a Radosav Ljumović, noto antifascista, avrebbe dovuto prendere il nome di Marko Miljanov, leader militare e scrittore legato alla tradizione storico-culturale montenegrino-serba.

Pur senza mettere in discussione l'eredità storica di Miljanov, Marović ha evidenziato quello che considera un modello ricorrente: il patrimonio antifascista viene progressivamente messo in secondo piano a favore di politiche identitarie.

"La Serbia tenta sistematicamente di creare divisioni etniche", ha affermato Marović, citando anche iniziative promosse a livello municipale da forze politiche filo-serbe per "annullare" il riconoscimento del Kosovo da parte del Montenegro.

Finora, tuttavia, questi tentativi non sono riusciti a far deragliare il processo di adesione. L'élite politica montenegrina è rimasta compatta, come dimostra l'ampia maggioranza con cui, a luglio, è stato approvato l'avvio della procedura di riforma costituzionale: 74 deputati su 77 hanno votato a favore. Solo il partito filo-serbo più radicale si è opposto.

Il consenso si è confermato anche a fine agosto, quando gli emendamenti costituzionali sono stati approvati con una maggioranza dei due terzi, pari a 68 voti.

Tensioni storiche

Come spesso accade nei Balcani occidentali, Montenegro e Serbia condividono una storia lunga e tormentata. Il Montenegro fu riconosciuto come Stato sovrano al Congresso di Berlino del 1878, per poi perdere la propria indipendenza a favore della Serbia e riacquistarla soltanto nel 2006.

In occasione del ventesimo anniversario dell'indipendenza montenegrina, celebrato a maggio, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha liquidato l'evento come "una sfarzosa celebrazione della secessione dalla mia Serbia", affermando che parteciparvi sarebbe stato "uno sputo in faccia" per i serbi.

Il mese successivo, Vučić ha invece partecipato al vertice UE-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro. In quell'occasione ha raccontato che i servizi segreti serbi lo avevano avvertito di un elevato rischio per la sicurezza, legato a un possibile complotto per assassinarlo da parte di clan criminali montenegrini.

"Le relazioni tra Serbia e Montenegro si sono deteriorate negli ultimi mesi. La Serbia potrebbe voler svolgere il ruolo di sabotatore del processo di adesione del Montenegro", ha dichiarato a Euronews Florian Bieber, coordinatore del Balkans in Europe Policy Advisory Group.

"L'ingresso del Montenegro nell'UE pone alla Serbia domande scomode", ha aggiunto Bieber.

Secondo il Centro polacco di studi orientali, Belgrado potrebbe cercare di destabilizzare il Montenegro proprio per ostacolarne l'adesione all'UE. L'ingresso di Podgorica nell'Unione ridurrebbe infatti il ruolo di leadership regionale della Serbia e ne limiterebbe l'influenza sul vicino.

Circa un terzo dei cittadini montenegrini è di etnia serba e Belgrado continua a esercitare una notevole influenza sul Paese attraverso partiti politici alleati, mezzi di informazione e la Chiesa ortodossa serba.

"La Serbia non ha alcun interesse a interferire con il processo di adesione del Montenegro all'UE", ha assicurato a Euronews l'ambasciatore serbo presso l'Unione europea, Danijel Apostolović.

"Il nostro obiettivo è portare avanti il nostro processo di riforme e la crescita economica. Allo stesso tempo, deploro la mancanza di una decisione strategica da parte di alcuni Stati membri dell'UE riguardo alla Serbia. La Commissione europea ha raccomandato cinque volte l'apertura del Cluster 3, eppure non siamo ancora riusciti ad aprirlo", ha aggiunto.

Ostacoli all'allargamento dell'UE

Per Bruxelles, il deterioramento dei rapporti tra Serbia e Montenegro rappresenta una sfida particolarmente delicata. Podgorica è infatti il Paese candidato più vicino all'ingresso nell'Unione, mentreBelgrado è ampiamente considerata l'attore più importante dei Balcani occidentali.

L'ultimo tentativo della Commissione di rilanciare il processo di adesione della Serbia è stato sostenuto proprio dalle pressioni di quegli Stati membri che ritengono Belgrado troppo importante e influente nella regione per essere lasciata indietro.

Allo stesso modo, l'esigenza di mantenere un equilibrio geografico tra i Paesi candidati potrebbe spingere alcuni Stati membri a collegare la candidatura di adesione dell'Ucraina ai progressi del processo di allargamento che riguarda la Serbia.

Dal punto di vista di Belgrado, il processo di adesione non è basato esclusivamente sul merito, ma è in larga parte condizionato dalla geopolitica. La leadership serba cita, ad esempio, la presenza in Montenegro di alcuni dei clan criminali più potenti della regione come prova del fatto che lo Stato di diritto nel Paese non risponda ancora pienamente agli standard dell'UE.

Pur essendo i serbi la più grande minoranza etnica del Montenegro, secondo il censimento del 2023, Belgrado sottolinea inoltre che il Paese non riconosce il serbo come lingua ufficiale, mentre la Serbia garantisce il riconoscimento di diverse lingue minoritarie a livello regionale e locale.

Podgorica, dal canto suo, attribuisce i progressi compiuti nelle riforme necessarie per entrare nell'UE a un approccio inclusivo, che coinvolge tutti i gruppi etnici nel processo decisionale. Un elemento che, secondo le autorità montenegrine, distingue il Paese dal resto dei Balcani occidentali.

Alcuni partiti filo-serbi hanno partecipato al processo di riforma, ma altri si sono comportati come "agenti di un Paese straniero", ha dichiarato a Euronews un diplomatico che ha chiesto di restare anonimo, data la sensibilità dell'argomento.

"La Serbia può mettere a rischio il percorso di adesione all'UE", ha avvertito il diplomatico. "Il Montenegro si distingue dai suoi vicini per la stabilità politica e per il lavoro quotidiano svolto nel tentativo di conciliare tutti gli interessi. Le élite politiche degli altri Paesi hanno fatto scelte diverse".

Le divisioni etniche restano profondamente radicate nelle società dei Balcani occidentali e il loro riemergere potrebbe rendere molto più difficile l'ultimo tratto del percorso montenegrino verso l'Unione europea.

La vera sfida sarà capire se l'attuale unità politica riuscirà a resistere alle pressioni future. Da questo dipenderà la capacità di Podgorica di completare le riforme e arrivare all'adesione. Nel frattempo, Bruxelles sarà costretta a osservare e a muoversi da una posizione sempre più scomoda.

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