Secondo il piano franco-tedesco, Kaja Kallas avrebbe un ruolo più operativo all'interno della Commissione europea, con competenze più ampie. Ma l'ultima parola sulla politica estera resterebbe a Ursula von der Leyen
Germania e Francia hanno avanzato un piano congiunto per porre l'Alto rappresentante Kaja Kallas sotto la supervisione diretta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nell'ambito di una revisione della politica estera dell'Unione europea.
Il piano sarà discusso mercoledì durante una riunione informale dei ministri degli Esteri dell'UE a Wicklow, in Irlanda. Kallas presiederà la sessione.
Il progetto franco-tedesco punta a risolvere una delle debolezze più radicate dell'azione esterna dell'Unione: la cacofonia istituzionale.
Nel complesso assetto previsto dal Trattato di Lisbona, l'Alto rappresentante è alla guida del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e concepisce, coordina e attua la politica estera a nome dei 27 Stati membri.
Kallas svolge allo stesso tempo le funzioni di una delle vicepresidenti della Commissione europea.
Tuttavia, i portafogli pesanti che dettano il ritmo della politica internazionale, come commercio, energia, clima e migrazione, rientrano in larga parte nelle competenze della Commissione. Questo priva il SEAE di una leva concreta da far valere al tavolo. L'allargamento, un altro ambito con una forte dimensione geopolitica, è anch'esso saldamente nelle mani della Commissione.
Questa divisione di poteri ha consentito a Ursula von der Leyen di espandere in modo significativo il suo ruolo in politica estera, come ha dimostrato la risposta all'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia. La presidente ha inoltre viaggiato intensamente per firmare una serie di accordi di grande impatto mediatico.
L'influenza crescente di von der Leyen ha suscitato perplessità in varie capitali, dando luogo a occasionali rimproveri di "eccesso di potere" e "accaparramento di potere", anche se spesso sono stati gli stessi leader dell'UE a incoraggiarla ad assumere la guida nelle crisi globali.
Il piano franco-tedesco prevede di attribuire a Kallas un ruolo operativo diretto nel coordinamento delle aree con rilevanza esterna gestite dalle direzioni generali della Commissione (DG), come la cooperazione allo sviluppo (DG INTPA), gli aiuti umanitari (DG ECHO), l'industria della difesa (DG DEFIS) e le relazioni con i Paesi vicini, suddivise tra la DG ENEST (Europa orientale) e la DG MENA (Medio Oriente, Nord Africa e Golfo).
Anche il commercio, un portafoglio ad alto rischio politico, potrebbe rientrare nella revisione.
Per rafforzare la nuova struttura verrebbe creato un dipartimento dedicato alla politica estera. In passato la Commissione disponeva di una Direzione generale per le relazioni esterne (DG RELEX), che è stata assorbita dal SEAE nel 2010.
In pratica, Kallas avrebbe responsabilità operative più ampie all'interno della Commissione.
Alla fine, però, il rafforzamento gioverebbe soprattutto a von der Leyen, che resterebbe l'autorità massima in quanto presidente della Commissione, in un assetto gerarchico simile a quello tra un primo ministro e un ministro degli Esteri a livello nazionale.
Il SEAE, che Kallas dirige attualmente in modo autonomo rispetto a von der Leyen, verrebbe indebolito per ridurre il rischio di uno scontro istituzionale.
Allo stesso tempo, la proposta franco-tedesca mira a rafforzare la voce degli Stati membri nella definizione della politica estera.
La riforma richiederebbe una modifica della decisione del 2010 (fonte in inglese) che ha istituito il SEAE, e non del Trattato di Lisbona. Sarebbe necessario un accordo all'unanimità.
Il piano arriva in un momento di turbolenza globale che ha messo a nudo le vulnerabilità della politica estera del blocco. Sebbene gli Stati membri concordino sul fatto che serva una riforma complessiva, non hanno ancora trovato una strada comune.
In giugno, un documento francese ha proposto tre opzioni per ridisegnare il ruolo dell'Alto rappresentante: ampliarne i poteri, trasferirli alla Commissione oppure agli Stati membri. Le ultime due ipotesi svuoterebbero di fatto la carica.
Il documento ha spinto Kallas a inviare un messaggio di rassicurazione al personale del SEAE. Successivamente ha invitato le capitali a presentare idee su come migliorare l'azione esterna.