La Commissione UE invita gli Stati membri ad aprire a luglio il Cluster 3 dei negoziati di adesione con la Serbia, citando i progressi compiuti in politica estera, stato di diritto e riforma della legge elettorale. L'iniziativa, tuttavia, è destinata a incontrare la resistenza di diversi Paesi
La Commissione europea rilancia la sua iniziativa per aprire i cluster negoziali di adesione della Serbia, sostenendo che Belgrado ha compiuto progressi sufficienti in una serie di riforme da giustificare un avanzamento della sua candidatura all’ingresso nell’UE.
In vista del dibattito tra gli ambasciatori dell’UE previsto mercoledì, la Commissione ha presentato ai Paesi membri una nota informativa in cui spiega perché ritiene che il Cluster 3 dovrebbe essere aperto, dopo che la Serbia ha annullato controverse riforme della giustizia e fatto, secondo Bruxelles, passi avanti sulla libertà dei media, le riforme elettorali e l’allineamento alla politica estera e di sicurezza dell’Unione.
L’apertura del Cluster 3 è bloccata dal 2021, quando la Commissione l’ha proposta per la prima volta, a causa delle preoccupazioni sullo stato di diritto, la libertà dei media, l’allineamento della politica estera serba e la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo.
"La Commissione ritiene che il Cluster 3 dovrebbe essere aperto a luglio 2026, alla luce degli sforzi compiuti dalla Serbia su questioni chiave, e che al momento è garantito l’equilibrio complessivo necessario per questo passo", si legge nella nota informativa, datata 3 luglio e visionata da Euronews.
Secondo il documento, la Serbia ha attuato gran parte degli impegni assunti per affrontare le preoccupazioni dei Paesi membri, abrogando controverse modifiche alle leggi sulla giustizia e registrando progressi sulla libertà dei media, sul quadro elettorale e sulla cooperazione con l’UE in materia di politica estera e di sicurezza.
La Serbia non si è ancora allineata alle sanzioni dell’UE contro la Russia per l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, ma la Commissione sottolinea che Belgrado ha collaborato con il blocco per contrastare l’elusione delle sanzioni, ha fornito un sostegno significativo all’Ucraina e ha intensificato i contatti politici al massimo livello con Kiev.
Il documento riconosce inoltre che il lavoro della Serbia è tutt’altro che concluso, affermando che "sono ancora necessari ulteriori interventi" sulla riforma della giustizia e sul sistema della procura.
La valutazione arriva dopo che il presidente serbo Aleksandar Vučić ha difeso i legami del suo Paese con Pechino durante una visita ufficiale in Cina a maggio.
Per quanto riguarda la giustizia, la Commissione afferma che la Serbia ha "posto rimedio agli arretramenti" individuati all’inizio dell’anno e ha adottato misure per rafforzare la Procura per la criminalità organizzata, pur riconoscendo che "sono ancora necessari ulteriori interventi" nel sistema giudiziario e della procura.
La nota cita anche la nomina di rappresentanti delle minoranze nel Consiglio dell’Autorità di regolamentazione per i media elettronici, oltre alle modifiche a quattro leggi in materia elettorale, come prova di ulteriori progressi.
La valutazione della Commissione difficilmente convincerà però tutti i Paesi membri, il cui sostegno unanime è necessario per aprire un nuovo cluster di adesione. Diverse capitali restano scettiche sul fatto che le ultime riforme della Serbia siano sufficienti a dissipare le più ampie preoccupazioni per l’arretramento democratico, l’indipendenza della magistratura e lo stato di diritto.
"La Commissione continuerà a impegnarsi in modo deciso per garantire che la Serbia porti a termine le riforme attese", conclude la nota.