Loader
Seguiteci
Pubblicità

Con il nuovo premier Burnham ci si interroga su quali saranno i rapporti tra Londra e l'Ue

Il primo ministro britannico Andy Burnham, il 2 agosto 2026
Il primo ministro britannico Andy Burnham, il 2 agosto 2026 Diritti d'autore  Jack Taylor/Jack Taylor
Diritti d'autore Jack Taylor/Jack Taylor
Di Mared Gwyn Jones
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Dal commercio alla difesa, fino alla mobilità dei giovani: Londra e Bruxelles vogliono consolidare la distensione nei rapporti post-Brexit. Ma li attendono negoziati difficili

Il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham ha trascorso le sue prime settimane a Downing Street concentrandosi soprattutto sul fronte interno, presentando misure che vanno dall’eliminazione del fenomeno dei senzatetto alla limitazione dei negozi di sigarette elettroniche e delle sale scommesse nelle strade commerciali inglesi.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Finora si è espresso in misure nettamente minore sulla questione dei rapporti tra Regno Unito e Unione europea, lasciando i funzionari a Bruxelles a interrogarsi su quali saranno gli orientamenti di Londra.

In passato Burnham si era espresso a favore di un ritorno del Regno Unito nell'Ue

In passato Burnham aveva espresso la volontà di guidare un governo "orgogliosamente pro-europeo" e aveva espresso la speranza che il Regno Unito potesse rientrare nell'Ue. Ma la sua ascesa al potere è passata per una elezione suppletiva in un collegio di Manchester fortemente favorevole alla Brexit, il che lo ha costretto ad attenuare la sua retorica filo-Ue.

Come ha osservato Matthias Matthijs, senior fellow presso il Council on Foreign Relations: "Burnham è il primo ministro più pro-europeo dai tempi di Blair, ma probabilmente parlerà di Europa meno di quanto abbia fatto Keir Starmer". La maggior parte dei diplomatici europei si aspetta però che Burnham prosegua la missione del suo predecessore, ovvero di riportare il Regno Unito "al centro dell’Europa", ricucendo i legami commerciali, economici e politici danneggiati da anni di posizioni post-Brexit.

In sospeso accordi su barriere commerciali e mercato dell'energia elettrica tra Bruxelles e Londra

Bruxelles e Londra sono state a un passo da accordi importanti – tra i quali la rimozione delle barriere commerciali sui prodotti agroalimentari e il ritorno del Regno Unito nel mercato interno dell’elettricità dell'Ue – quando Starmer ha annunciato all’improvviso la sua intenzione di dimettersi, a giugno. Una decisione che ha vanificato i piani per finalizzare tali intese nel corso di un vertice a luglio, atteso ora nei prossimi mesi.

A Bruxelles la speranza è che il nuovo governo Burnham chiuda rapidamente questi accordi e continui ad approfondire i rapporti con Bruxelles e con le capitali europee. Un diplomatico dell'Ue ha affermato che per il nuovo premier inglese "ha senso" cercare una cooperazione commerciale ed economica più stretta "nel mondo di oggi" e ha espresso la speranza che prevalga il pragmatismo. La politica commerciale aggressiva del presidente statunitense Donald Trump e una relazione transatlantica sempre più instabile hanno, per molti, rafforzato la tesi a favore di legami più stretti tra Ue e Regno Unito.

Il ministro Hamish Falconer, scelto da Burnham come capo negoziatore con l'Ue, ha mantenuto finora un tono positivo, ipotizzando un rapporto con Bruxelles ancora più "profondo" e ambizioso rispetto a quello perseguito sotto Starmer.

Dopo un incontro lunedì tra Falconer e il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, un funzionario britannico ha dichiarato che entrambe le parti sono determinate a tenere un vertice prima della fine dell’anno, per consolidare gli accordi.

Il ministro britannico per i rapporti con l'Ue, Hamish Falconer, con il ministro irlandese degli Affari europei Thomas Byrne, a Londra, il 17 agosto 2026
Il ministro britannico per i rapporti con l'Ue, Hamish Falconer, con il ministro irlandese degli Affari europei Thomas Byrne, a Londra, il 17 agosto 2026 X

Il governo irlandese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue per il resto dell’anno e si prevede che possa sfruttare il suo notevole peso sull’agenda legislativa di Bruxelles per ottenere progressi tangibili con il Regno Unito prima del 2027. Ma, al di là dell’apparenza, i negoziati potrebbero comunque rivelarsi pieni di difficoltà.

Dopo la Brexit si stima che l'export britannico verso l'Ue sia sceso del 12-16%

Per Londra è fondamentale rimuovere gli ostacoli al commercio e alla cooperazione economica. Si stima che la Brexit abbia ridotto le esportazioni britanniche verso l’UE del 12%‑16%, deprimendo la produttività e frenando la crescita dei posti di lavoro. Alcune stime economiche quantificano il costo della Brexit per l’economia britannica attorno al 4%‑6% del Pil (anche se la cifra è spesso contestata dai sostenitori dell’uscita dall'Ue).

Le idee su come rilanciare l'economia britannica differiscono però rispetto al precedente esecutivo: "Mentre Starmer e la sua ministra delle Finanze Rachel Reeves consideravano la Brexit come il principale ostacolo alla crescita, il progetto di Burnham si basa sulla devoluzione dei poteri", ha spiegato a Euronews Joel Reland, analista del think tank Uk in a Changing Europe. "Si tratta più di rivedere i rapporti di forza all’interno del Regno Unito che di costruire ponti oltre i confini".

Nonostante l'attenzione alle riforme interne, Burnham potrebbe scoprire che alcune idee alla base della sua agenda domestica – tra cui il rilancio delle "capacità sovrane" del Regno Unito – stanno guadagnando terreno anche nelle capitali europee, dove la sovranità economica e un maggiore controllo nazionale sono tornati di moda.

Tale convergenza di visioni economiche potrebbe aiutare il Regno Unito a ottenere l’inclusione nella strategia industriale "Made in Europe", che punta a obbligare le aziende a produrre all’interno dell'Ue i beni considerati critici. La Francia è stata in prima linea nello sforzo di garantire ai produttori britannici l’accesso al piano promosso da Macron.

"Burnham sembra anche più a suo agio rispetto alle linee rosse contenute nel manifesto laburista del 2024: non spingerà per rientrare nel Mercato unico", ha aggiunto Reland, riferendosi all’impegno del Labour a non riportare il Regno Unito nel Mercato unico europeo, nell’Unione doganale o nel sistema di libera circolazione.

Ciò potrebbe rassicurare i funzionari di Bruxelles che vogliono evitare che il Regno Unito scelga solo i benefici di accessi privilegiati senza accettare tutte le regole dell'Ue. Il tentativo del governo Starmer di rientrare nel Mercato unico solo per i beni, all’inizio di quest’anno, è stato rapidamente respinto da Bruxelles.

Lo stallo sulla questione della mobilità giovanile

I colloqui sui rapporti Regno Unito-Ue si sono concentrati anche sul tema della mobilità giovanile, che permetterebbe ai ragazzi europei di attraversare la Manica per lavorare, vivere e studiare. Londra in passato ha chiesto un tetto inferiore a 50mila per il numero di visti da concedere a giovani europei, mentre Bruxelles ha spinto per una cifra molto più alta: fino a 150mila.

Si è registrato anche disaccordo sulle tasse universitarie, con l'Ue che spinge affinché gli studenti europei nelle università britanniche paghino le stesse di quelli britannici. Ma con gli atenei locali alle prese con forti pressioni finanziarie, il governo Burnham dovrà muoversi con cautela nei negoziati per evitare di alienarsi Bruxelles proteggendo al tempo stesso le sue istituzioni accademiche più prestigiose.

Sebbene nel Labour si ritenga in generale che il regime di mobilità giovanile possa portare enormi benefici culturali ed economici, la prospettiva di allentare in qualsiasi modo le norme sui visti comporta un rischio politico, poiché la destra britannica la presenta come un ritorno alla migrazione "fuori controllo".

Un manifestante filo-Ue a Londra
Un manifestante filo-Ue a Londra Kirsty Wigglesworth/Copyright 2020 The AP. All rights reserved

Dopo l’impennata iniziale per il Labour in seguito alla nomina di Burnham, il partito è oggi appaiato in testa ai sondaggi rispetto a Reform UK, la formazione di estrema destra guidata da Nigel Farage, con l’immigrazione che resta uno dei temi politicamente più sensibili per il governo.

Secondo Reland, Burnham è probabilmente intenzionato ad applicare il "test di Makerfield" al suo approccio con l’UE, assicurandosi che ogni nuova politica porti benefici alle persone che vivono in luoghi come Makerfield, che a suo giudizio sono stati marginalizzati da Westminster. Ma poiché Bruxelles considera la mobilità giovanile una parte fondamentale del pacchetto in cambio di un maggiore accesso al proprio mercato, Burnham dovrà bilanciare con attenzione i propri interessi. "Se vuole chiudere un accordo, deve scendere a compromessi", ha spiegato Reland.

Rafforzare la cooperazione in materia di difesa

Difesa e sicurezza probabilmente plasmeranno anche gli sforzi di Burnham per rilanciare le relazioni con l’Europa. Il premier parlato di rafforzare il "pilastro europeo" della Nato, di rilanciare il formato E3 che riunisce Regno Unito, Francia e Germania, e di abbattere le barriere alla cooperazione industriale nel settore della difesa con i partner europei.

Come uno dei soli due Paesi europei dotati di armi nucleari, e con richieste sempre più insistenti per un ombrello atomico di protezione esteso all’intero continente, il Regno Unito potrebbe utilizzare le sue capacità militari per ottenere maggiore influenza nei negoziati con i partner europei.

Il primo ministro britannico Andy Burnham con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky
Il primo ministro britannico Andy Burnham con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky Simon Jones/Simon Jones-Commissioned by The Sun

Burnham ha inoltre posto in relazione la cooperazione in materia di sicurezza con la politica industriale. I colloqui sul possibile ingresso del Regno Unito nello strumento SAFE europeo da 150 miliardi di euro – che offre prestiti a tassi agevolati per gli acquisti militari congiunti – erano in passato naufragati a causa di divergenze sul contributo finanziario britannico al programma. Rilanciare quei negoziati potrebbe concedere al riavvicinamento con l'Ue un nuovo slancio, complementare all'agenda di re-industrializzazione.

Per quanto riguarda poi la sicurezza europea e la difesa dell’Ucraina, la linea è rimasta invariata, anche se Burnham deve ancora mostrare la stessa leadership che Starmer ha avuto, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, negli sforzi internazionali per mediare nei grandi conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente.

Con la fine del mandato di Macron prevista per il 2027 – e il Rassemblement National di estrema destra in testa ai sondaggi – il futuro della Coalition of the Willing for Ukraine (Coalizione dei volenterosi per l’Ucraina), guidata da Francia e Regno Unito, appare più incerto che mai.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Regno Unito, inflazione ai massimi da quattro mesi: 2,9% con le bollette in rialzo

"Siamo al 100% con l'Ucraina": Londra apre alla grande fabbrica di droni di Zelensky

Dieci anni dopo la Brexit, la confusione sulle regole di viaggio resta diffusa