La crisi di Ceuta sta mettendo a rischio il tanto atteso accordo di partenariato tra UE e Marocco e spinge Bruxelles ad aumentare i fondi per il controllo delle frontiere in vista di una firma entro fine anno
La crisi migratoria esplosa a fine luglio a Ceuta, enclave spagnola in territorio nordafricano, potrebbe avere conseguenze importanti sui rapporti tra Unione europea e Marocco. Bruxelles si prepara infatti a rafforzare il sostegno economico a Rabat per il controllo delle frontiere e la gestione dei flussi migratori, mentre prende forma un nuovo Partenariato Strategico e Globale atteso entro la fine dell'anno.
Secondo quanto riferito a Euronews da funzionari europei, l'accordo era in preparazione da anni, ma i negoziati avevano subito una lunga battuta d'arresto. A rilanciarli è stato un incontro tra UE e Marocco a Bruxelles nel gennaio 2026. Tra gli ostacoli principali c'è stato il contenzioso sul Sahara Occidentale, che rimane tuttora irrisolto.
A imprimere ulteriore peso alla questione migratoria è stata proprio la crisi di Ceuta. A fine luglio, circa 72.000 persone avrebbero tentato di attraversare irregolarmente la frontiera verso l'enclave spagnola, con un bilancio di circa 100 morti secondo le informazioni riportate da Euronews.
Più soldi per frontiere e migrazione
I funzionari europei negano che gli eventi di Ceuta abbiano accelerato formalmente i negoziati, sostenendo che l'intesa fosse comunque prevista entro la fine del 2026. La crisi, però, ha contribuito a orientare maggiormente il futuro accordo verso la sicurezza delle frontiere e la gestione della migrazione.
"Ogni volta che la situazione sfugge completamente di mano, è impossibile non pensare che dietro ci siano alcune tattiche o decisioni strategiche del Marocco", ha dichiarato a Euronews Juan Fernando López Aguilar, eurodeputato spagnolo del gruppo S&D ed ex ministro della Giustizia.
Il Marocco riceve già consistenti finanziamenti europei per la gestione dei flussi migratori. Secondo un portavoce della Commissione europea, tra il 2021 e il 2024 sono stati impegnati 222 milioni di euro, mentre altri 190 milioni dovrebbero essere destinati al Paese entro la fine dell'attuale ciclo di bilancio, nel 2027.
Il nuovo partenariato potrebbe quindi aggiungere ulteriori risorse. Il sostegno europeo comprende normalmente formazione delle forze di frontiera, sistemi di sorveglianza, equipaggiamenti per il pattugliamento e interventi per rafforzare le capacità di accoglienza.
Von der Leyen: più controlli e barriere fisiche
La crisi ha già provocato una reazione politica a Bruxelles. In una lettera inviata all'inizio di agosto al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito il Marocco un "importante partner strategico", soprattutto sul fronte migratorio.
Von der Leyen ha chiesto di rafforzare i controlli e di valutare anche barriere fisiche per evitare il ripetersi di episodi simili a quelli di Ceuta.
"Potremmo rafforzare la gestione delle frontiere e i sistemi di allerta precoce e migliorare il nostro sostegno tecnico e finanziario al Marocco", ha scritto la presidente della Commissione.
Il tema è stato inserito in un più ampio cambio di approccio dell'UE alla gestione delle frontiere esterne, sempre più concentrato su sicurezza, prevenzione delle partenze e cooperazione con i Paesi di origine e transito.
Il modello dell'accordo con l'Egitto
Il futuro partenariato con Rabat potrebbe seguire il modello già sperimentato dall'UE con altri Paesi mediterranei. Nel 2024 la Commissione europea ha concluso con l'Egitto un partenariato strategico che comprendeva un pacchetto di aiuti e investimenti da 7,4 miliardi di euro, con interventi destinati anche alla gestione della migrazione e alla stabilità regionale.
Negli ultimi anni Bruxelles ha sviluppato accordi analoghi con Paesi come Giordania, Mauritania e Tunisia. Il meccanismo prevede generalmente investimenti europei in settori come digitalizzazione, transizione verde, infrastrutture e sviluppo economico, accompagnati da una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi migratori.
Per il Marocco, dunque, il controllo delle frontiere potrebbe diventare uno dei pilastri del nuovo rapporto con l'UE.
Le accuse sulle partenze e il nodo Ceuta
La crisi di luglio ha però sollevato interrogativi anche sul comportamento delle autorità marocchine. Alcuni migranti intervistati dal New York Times hanno raccontato di essere stati incoraggiati dalle autorità marocchine a dirigersi verso la frontiera. Rabat ha respinto le accuse.
L'episodio ha comunque rafforzato la posizione negoziale del Marocco: per l'Unione europea, il Paese rappresenta infatti un interlocutore difficilmente sostituibile nella gestione della frontiera occidentale del Mediterraneo.
"Esiste una sola frontiera terrestre con l'Unione europea al di fuori dell'Europa, ed è quella tra Marocco e Spagna", ha sottolineato López Aguilar.
La Spagna, in particolare, è direttamente esposta alla pressione migratoria proveniente dal Marocco e dalle rotte che attraversano il Nord Africa.
Le critiche: "Non solo sicurezza"
La strategia europea non convince però le organizzazioni che si occupano di diritti dei migranti. Le ONG contestano da tempo l'esternalizzazione della gestione delle frontiere europee a Paesi terzi e denunciano il rischio di abusi nei confronti dei migranti.
" La vera lezione di Ceuta dovrebbe essere capire perché così tanti giovani sono disposti a rischiare la vita per attraversare la frontiera europea", ha dichiarato a Euronews Sara Prestianni, direttrice advocacy di Euromed Rights.
Secondo l'ONG, Bruxelles dovrebbe concentrarsi maggiormente sulle cause economiche e politiche delle migrazioni, invece di puntare soprattutto sul rafforzamento dei controlli.
Il dilemma per l'UE è quindi evidente: da una parte la necessità di impedire nuove crisi alle frontiere esterne, dall'altra il rischio che una politica sempre più orientata alla sicurezza non affronti le ragioni che spingono migliaia di persone a tentare comunque il viaggio verso l'Europa.
Il Marocco resta intanto un partner centrale per Bruxelles, non solo sul fronte migratorio ma anche per gli scambi commerciali e la cooperazione sulle politiche verdi. Il nuovo accordo potrebbe trasformare ulteriormente questo rapporto, mettendo frontiere e migrazione al centro della collaborazione tra Rabat e l'Unione europea.